MOLDAVIA: L’oligarca dietro le proteste, e la Russia paga i manifestanti

Non accennano a placarsi le proteste in Moldavia: il paese, sull’orlo del baratro, promette forte instabilità politica

Continuano le proteste a Chișinău. Per la sesta domenica consecutiva, l’opposizione è scesa in piazza contro la presidente europeista Maia Sandu. Quello che potrebbe sembrare un classico ciclo di proteste contro il carovita, raccoglie invece tutte le grandi sfide che il paese ha davanti.

Russia o UE?

Venti euro al giorno, ottanta euro a notte. È la cifra che un’organizzazione filorussa offrirebbe ai cittadini di tutta la Moldavia per recarsi nella capitale e protestare: le interviste di alcuni giornalisti moldavi riportano le dichiarazioni di decine di manifestanti che, spesso ubriachi, ammettono di esser stati pagati. Il dilemma esistenziale del piccolo paese si ripropone di nuovo: con la Russia o con l’Europa?

L’opposizione è convinta che il governo moldavo debba a tutti i costi rompere con NATO, UE e Stati Uniti e riallacciare i rapporti con Mosca. Nelle strade il rapporto con la Russia è evocato sia ideologicamente (tra i promotori della protesta ci sono anche i comunisti, ancora legati all’eredità sovietica) che pragmaticamente (la Moldavia è totalmente dipendente dal gas russo, i suoi serbatoi sono agli sgoccioli e Gazprom potrebbe in ogni momento interrompere le forniture).

Il magnate in fuga 

Spicca nella protesta la figura di Ilan Șor, la nuova stella della politica moldava. Salvo che Șor nelle strade della capitale non ha affatto messo piede: l’oligarca è fuggito dal paese nel 2019, poco prima della caduta del regime corrotto del socialista Vladimir Plahotniuc. È da Israele e tramite Skype che Șor chiama alla rivolta (l’uomo è nato a Tel Aviv da una famiglia ebraica della Moldavia, emigrata in Isarele verso la fine degli anni 70).

Șor è stato condannato a 7 anni e mezzo di prigione in Moldavia per frode bancaria. Il partito da lui fondato (dal nome originale “ȘOR”) abbraccia formalmente la destra sociale e populista: allineato al blocco di socialisti e comunisti in ambito economico, su società e cultura è fortemente conservatore (così come tutta la sinistra in Moldavia). Nella pratica altro non è che una formazione che coniuga oligarchia, corruzione e nazionalismo kitsch.

La Moldavia si inserisce così nella tradizione dei vicini rumeni e bulgari. Con qualche variazione, lo scacchiere politico dei tre paesi si assesta attorno ad alcuni modelli stabili: una sinistra post-comunista conservatrice e spesso corrotta (che per anni ha involontariamente bloccato l’avanzata dell’estrema destra, intercettando il voto nazionalista), una destra che oscilla tra atlantismo, liberalismo e mafia, un populismo nazionalista pacchiano.

Un futuro incerto

Gli Stati Uniti hanno di recente sanzionato Ilan Șor: secondo il Dipartimento di Stato US, l’uomo avrebbe collaborato con altri oligarchi e con organizzazioni russe per destabilizzare la Moldavia e compromettere il suo cammino verso l’UE. Le accuse politiche e giudiziare, però, non sembrano arrestare la carriera di Șor. Per ora la maggioranza politica raccolta attorno a Sandu è istituzionalmente stabile. Ma in un paese sull’orlo del baratro, l’inverno potrebbe portare con sé grandi sorprese.

Foto: dal profilo Facebook di Ilan Shor

Chi è Gianmarco Bucci

Nato nel 1997 a Pescara, vive a Firenze. Si è laureato in Relazioni Internazionali all'Università di Bologna con una tesi sul movimento socialdemocratico in Cecoslovacchia, Ungheria e Romania. Al momento è ricercatore alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Scrive su East Journal dal dicembre 2021, dove si occupa di Europa centrale e Balcani.

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