POLONIA: Niente più alcool di notte. Cracovia si prepara alla rivoluzione

La città di Cracovia si prepara alla chiusura notturna dei negozi che vendono alcool. Una misura che divide l’opinione pubblica e restringe gli spazi sociali anche dopo la fine della pandemia, che già aveva portato all’applicazione di misure simili. Il municipio di Cracovia non ha ancora deciso se un eventuale divieto per la vendita notturna di bevande alcoliche si applicherà all’intera città o solo a determinati distretti, e se scatterà a partire da mezzanotte o dalle 22. Si attende, dunque, la delibera del Consiglio comunale basata sul consulto con i cittadini. Sarà possibile esprimersi a partire dal 17 ottobre fino a metà dicembre.

“Abbiamo deciso che le consultazioni pubbliche tradizionali sono insufficienti, perché vi partecipano solo le persone interessate al caso specifico in un determinato momento”, dice il vicesindaco di Cracovia, Bogusław Kośmider. “Noi, invece, vogliamo un’opinione della maggior parte degli abitanti su una questione rilevante come la chiusura notturna dei negozi. Per questo abbiamo pianificato dei sondaggi che tutti potranno compilare, anche su internet, e selezionato una società che condurrà ricerche su questo argomento su un campione di diverse centinaia di persone”.

Prima della pandemia, le norme che limitavano la vendita di alcolici in Polonia erano state introdotte soltanto in 200 comuni (su 2.500 totali). Dopo la pandemia se ne sono aggiunti altri di grandezza rilevante, come Zakopane e Danzica, che nell’aprile di quest’anno hanno introdotto il divieto notturno di vendita nel centro cittadino; ma qui la delibera è già stata impugnata dagli imprenditori. Restrizioni simili erano in vigore anche a Rzeszów, ma non hanno resistito alla prova del tempo.

In proposito l’opinione pubblica di Cracovia è fatalmente spaccata in due fazioni. Da una parte ci sono i sostenitori della libertà (e della responsabilità) individuale, cui si aggiungono le associazioni dei commercianti. Questi ultimi fanno notare come i distributori di benzina, dove pure si vendono alcolici, non potranno restare chiusi e che col taxi si potrà comunque trasportare bevande “proibite” all’interno della città. Inoltre, il divieto di vendita degli alcolici significherà la chiusura di quei negozi che vendono anche altra merce e che sono aperti 24 ore su 24. Il caos provocato dalla folla che grida e parla fino alle prime luci dell’alba, poi, secondo loro non è causato dai negozi che vendono alcolici, ma dalla ressa intorno ai locali e ai pub. Attualmente a Cracovia ci sono 1.460 posti dove si possono acquistare alcolici da asporto; 300 di loro lavorano 24 ore su 24. Inoltre, ci sono 1.438 ristoranti, pub e caffè in cui consumarli direttamente.

Dall’altra parte della barricata si attesta chi, invece, non smette di denunciare le presunte conseguenze della vendita notturna di alcolici: risse, grida, schiamazzi e rifiuti ovunque. L’alta concentrazione di negozi in determinati quartieri, o anche in una singola via (solo su ulica Miodowa se ne contano ben otto!), mette a dura prova la sopportazione dei residenti locali. Sui vari social media pullulano le foto delle cosiddette małpki, ovvero delle bottiglie di alcolici che giacciono a terra dopo le serate di divertimento: un modo per sostenere la battaglia contro la prosecuzione della vendita notturna di alcool.

Chi è Alessandro Ajres

Alessandro Ajres (1974) si è laureato all’Università di Torino con una tesi su Gustaw Herling-Grudziński, specializzandosi nello studio della lingua e letteratura polacca. Nel 2004 ha conseguito il dottorato di ricerca in Slavistica con un lavoro sull’Avanguardia di Cracovia, da cui scaturirà poi il volume Avanguardie in movimento. Polonia 1917-1923 (Libria 2013). Attualmente è professore a contratto di Lingua Polacca all’Università di Torino.

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