Nuovo corridoio

NAGORNO-KARABAKH: Nuove tensioni malgrado la presenza russa

É stato un mese tutt’altro che tranquillo in Nagorno Karabakh, regione separatista dell’Azerbaijan a maggioranza armena: tra schermaglie, interruzioni di gas e l’apertura di un nuovo corridoio con l’Armenia, le braci della guerra si sono fatte di nuovo scottanti anche a causa della presenza russa. 

L’Artsakh e la sua indipendenza sofferta

Trentun anni di indipendenza e non sentirli: Stepanakert scende in strada ogni due settembre per celebrare l’anniversario dell’autoproclamata repubblica dell’Artsakh, enclave armena in territorio azero, territorio separatista al centro di un lungo conflitto che si è riacceso due anni fa. Malgrado i festeggiamenti, i villaggi del Nagorno-Karabakh si svuotano. Ora è toccato ai centri di Aghavno, Sus e Berdzor. Si tratta di quattrocento armeni che nulla hanno potuto contro quello che è stato deciso con l’accordo di pace del 10 novembre 2020, mediato dal presidente russo Vladimir Putin, che prevedeva la costruzione di una strada che collegasse l’Armenia con l’Artsakh lungo il corridoio di Lachin, presidiato dalle truppe russe. Contestualmente, i centri di Zabukh, Sus e la stessa Lachin dovevano tornare sotto il controllo azero. Così, con le dovute pressioni degli azeri, la costruzione della nuova strada è terminata in tempi relativamente brevi e i villaggi e le città che la costeggiano sono tornati in mano all’Azerbaijan. Questo spiega l’esodo della popolazione armena dai suddetti centri.

Il contingente russo, precedentemente dispiegato sul vecchio percorso, è stato posizionato sul nuovo raccordo, senza nessuna variazione rispetto ai compiti di sicurezza assegnatigli. Una sicurezza che sembra diminuire sempre di più e gli scontri ad inizio agosto lo confermano. Quattro giorni che, secondo le forze armate del Karabakh, hanno causato due morti e diciannove feriti. La situazione si è stabilizzata solo il 4 agosto, destando preoccupazioni in Europa e Stati Uniti.

Nuove strade, vecchie incertezze

Il nuovo tracciato, che manterrà lo status di corridoio, si collega temporaneamente all’autostrada Goris–Stepanakert, in attesa che anche l’Armenia completi la sua parte. Di fatto l’Azerbaijan ha lavorato, oltre ai suoi 22 chilometri, anche ai 4,5 in territorio armeno. Sei chilometri quelli che mancano e che, secondo le parole del ministro delle infrastrutture armano Gnel Sanosyan, saranno completati entro la primavera del prossimo anno.

Se gli interventi strutturali sembrano essere definiti dai due paesi, restano invece ignote le conseguenze di questa nuova strada. L’Artsakh rischia di non avere più il controllo su infrastrutture energetiche e internet. L’Armenia è preoccupata soprattutto per le forniture di gas, alla luce delle continue interruzioni nello scorso marzo in un territorio le cui temperature scendono facilmente sotto lo zero. L’unico gasdotto che dall’Armenia arriva a Stepanakert ora è sotto la revisione delle autorità azere e nessun accordo chiaro sinora è stato siglato.

Proseguono i lavori diplomatici nel cuore dell’Europa

Quarto incontro per il presidente azero Aliyev e l’omologo armeno Pashinyan a Bruxelles secondo il format che va avanti ormai dall’inizio del 2022. Invariati I punti all’ordine del giorno: accordo di pace, situazione umanitaria, confini e connettività, con l’invito da parte di Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, a lavorare per sbloccare i collegamenti tra i due paesi. La dichiarazione si conclude con l’esortazione di Michel a preparare entrambe le popolazioni ad una pace duratura e di ponderare ogni parola pronunciata pubblicamente. Il leader europeo sa quanto la propaganda nazionalistica adottata, seppur in misure diverse, da entrambe le fazioni possa mettere a repentaglio il suddetto processo.

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