SLOVENIA: Pot Spominov, la memoria viva di Lubiana

Maggio è un mese centrale per la memoria della Resistenza in tutta Europa. Lubiana commemora l’occupazione italiana.

Lubiana è circondata da un sentiero verde, come un vero e proprio anello che abbraccia il centro urbano della capitale slovena. Il luogo perfetto per una passeggiata lontano dal traffico, per sgranchire le gambe dopo il lavoro e prendere una boccata d’aria nella natura dietro casa. Ogni anno a maggio, specialmente nella prima settimana del mese, il percorso si affolla di persone raccolte in piccoli gruppi di tutte le fasce d’età, a partire dai bambini dell’asilo accompagnati dalle maestre nelle mattine infrasettimanali, fino ai cittadini adulti e ai rappresentanti delle istituzioni.

Un capitolo dimenticato (dagli italiani)

Non si tratta di un’occasione di sport all’aria aperta, o almeno non solo. Il percorso, infatti, non è una passeggiata qualsiasi: è Pot Spominov, il tracciato commemorativo che ricalca la recinzione di filo spinato in cui gli italiani costrinsero la città durante l’occupazione del 1941-1943, seguita all’invasione nazi-fascista della Slovenia e dei Balcani; la capitale slovena faceva parte della Provincia di Lubiana – una delle tre zone d’occupazione in cui fu divisa la Slovenia e che comprendeva un territorio di oltre 4.550 km² – annessa al Regno d’Italia che vi impose condizioni durissime.  L’occupazione fascista cercò inizialmente l’appoggio della popolazione, senza però rinunciare alle politiche di italianizzazione forzata, per arrivare ad aperta violenza e repressione, tanto più di fronte alla Resistenza.

Questa parentesi storica è poco trattata in Italia – anche perché non è mai edificante ricordare le proprie colpe, a maggior ragione se nei confronti della pericolosa, comunista Jugoslavia – ma molto sentita in Slovenia, ancora oggi. Il sentiero, infatti, lungo complessivamente più di 30 chilometri, è stato allestito come percorso memoriale nel 1974, per essere infine completato nel 1985, consacrato dal nome Pot Spominov (che sta per pot spominov in tovarištva, cioè sentiero della rimembranza e della solidarietà) e punteggiato da centodue tra lapidi ottagonali, monumenti e pannelli informativi.

Oggi

Il Pot Spominov oggi è un anello verde attorno a Lubiana, tra orti urbani, cargo bike e signori a passeggio col cane, d’inverno il paradiso degli sciatori di fondo, da cui vivere la capitale slovena da una prospettiva più ampia di quella del grazioso centro storico. La presenza di alberi di 49 specie diverse ha motivato il conferimento a questo angolo di biodiversità urbana dello status di monumento naturalistico nel 1988.

Tra il 5 e il 7 maggio scorsi lungo il percorso si sono tenute le consuete marce sportive e corse aperte a tutti, una tradizione arrivata al 64esimo anniversario e presentata dai media come un’occasione di tenere viva e allo stesso tempo volgere in positivo una memoria dolorosa. Naturalmente non sono mancate le polemiche e le discussioni sorte dopo l’ottenimento dell’indipendenza da parte della Slovenia nel 1991 e rinfocolate negli ultimi tempi, relative in particolare agli alberi recanti la stella rossa sul tronco, per alcuni inequivolcabile effige del regime comunista jugoslavo e del carico di dolore che ha comportato, per altri simbolo irrinunciabile della Liberazione. La riflessione sulla conservazione o l’abbattimento dei monumenti – azione che accompagna sempre le fasi di cambio di regime politico – è legata ai fisiologici mutamenti della memoria collettiva sulla base dei valori e delle mutate sensibilità, ma il rischio di revisionismo storico esiste e va scongiurato.

La marcia partigiana in memoria dell’occupazione di Lubiana – inaugurata nel 1957 – quindi si è sovrapposta negli anni alla più profana cura del corpo e del benessere, ma ha avuto il merito di coinvolgere i giovani in una pratica che è diventata intergenerazionale. Al di là delle discussioni, Lubiana ha senza dubbio rinverdito il memoriale del Pot Spominov evitandone l’oblio e rendendolo un luogo di cittadinanza attiva che viene tramandata e praticata coinvolgendo le scuole a partire dall’asilo, attraverso modalità alternative alle celebrazioni ufficiali; il percorso è oggi un luogo della memoria che fa parte della quotidianità dei lubianesi e tiene vivo il legame tra passato e presente.

Per approfondire:

Eric Gobetti, L’occupazione italiana in Jugoslavia (1941-1943): storiografia e memoria pubblica, in: “Passato e presente: rivista di storia contemporanea”, 87, 3, 2012, Franco Angeli, 2012

Lucka Savinec, Tek in spomin. Tek trojk in pohod ob žici kot zapuščini okupirane Ljubljane, Università di Lubiana

Marta Verginella, La Provincia di Lubiana nella storiografia slovena, in: “Italia Contemporanea”: 279, 3, 2015, Franco Ageli, 2015

Chi è Silvia Granziero

Nata tra le nebbie della Pianura Padana, ma con il cuore a est. Laureata in Giornalismo e cultura editoriale, vive a Trieste, dove lavora come autrice freelance e non smette mai di studiare. Volontaria al Trieste Film Festival, è in East Journal da gennaio 2022.

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