UCRAINA: Fosse comuni, facciamo il punto

Nella preparazione della guerra contro l’Ucraina, la Russia si era preparata con largo anticipo: come avevamo scritto in un articolo del 3 gennaio 2022, la protezione civile russa aveva redatto un regolamento per l’urgente sepoltura di cadaveri in tempo di guerra e di pace. Visto che la stampa mainstream pare accorgersi solo ora della cosa, ci sembra giusto ricordare i dettagli dell’operazione. Si tratta del Gost 42.7.01 – 2021 , uno standard nazionale della Federazione Russa in cui si regolamenta in dettaglio la procedura per smaltire “morti durante conflitti militari o in conseguenza di tali conflitti, nonché, se necessario, a seguito di emergenze in tempo di pace”.

La data di entrata in vigore del regolamento era, sinistramente, il primo febbraio 2022. Le norme, accompagnate da disegni che illustrano come seppellire i corpi, riguardano la realizzazione urgente di fosse comuni, qualora il numero ingente di cadaveri non consenta la normale inumazione.

Un regolamento del genere, mentre il paese accumulava centocinquantamila soldati in armi ai confini dell’Ucraina, ci era parso evidentemente molto sospetto. Nella felice convinzione che animava la maggior parte dei nostri organi di stampa, secondo cui quello della Russia era solo un bluff, la nostra segnalazione non aveva suscitato preoccupazioni. Il fatto di regolamentare la sepoltura urgente di un numero ingente di cadaveri, in un paese che già aveva affrontato senza traumi l’aumento di decessi causato dal Covid, senza necessità di norme straordinarie, e la menzione della guerra, avrebbero dovuto far suonare un campanello d’allarme.

L’ordinanza dell’Agenzia Federale che lo approvava risaliva al 13 settembre 2021. Dunque si dimostra quanto il processo di preparazione alla guerra con l’Ucraina fosse iniziato ben prima di quanto lo stolido Occidente avesse percepito.

Allo stato attuale il sindaco di Mariupol assediata ha dichiarato che l’esercito russo dispone di crematori mobili per far sparire i corpi dei caduti e degli assassinati, in modo da non consentire un computo delle vittime, e verificare eventuali crimini di guerra sui civili.

La situazione della città è tragica, e i suoi difensori, ormai circondati da ogni lato, sono asserragliati, con parte della popolazione rimasta senza luce, acqua, cibo e medicine, nella zona della foce del fiume Kalmius, nella parte del centro vicina al fiume, nella zona dell’acciaieria Azovstal e lungo un tratto cittadino di costa del Mar d’Azov verso ovest, sino al porto compreso. Sembra che un tentativo di far giungere elicotteri alla zona assediata sia fallito. Il problema sono i rifornimenti di cibo, armi e munizioni, mentre gli assedianti continuano a martellare le carcasse degli edifici rimasti.

Sicuramente i morti civili sono migliaia, è stato rinvenuto il corpo nudo di una ragazza morta con incisa a fuoco sulla schiena un rudimentale simbolo nazista. Giorni fa, di fronte alle fosse comuni di Bucha, un uomo, riprendendo i corpi estratti dal terreno ha tuonato: “Soloviov, tu sei responsabile di questi morti, tu che per anni hai suscitato l’odio dei russi verso l’Ucraina, guarda il frutto della tua opera”! Si riferiva al torvo anchorman russo Vladimir Soloviov, che da anni tuona nel suo programma sul primo canale russo contro l’Ucraina, definisce gli ucraini nazisti senza alcun elemento di prova, definisce giunta fascista i governi democraticamente eletti, e insulta regolarmente i poveri giornalisti ucraini che accettano di essere ospiti. Lo stesso Soloviov che ha acquistato una villa ed altri immobili sul lago di Como per milioni di euro, a dimostrazione del fatto che servire il tiranno sia molto redditizio.

Insieme a lui, un altro personaggio inquietante, riconoscibile dalla voce stridula e urtante e dai modi volgari è la giornalista Olga Skabeeva, che si accanisce spesso brutalmente contro gli attivisti Lgbt e che con ferocia addita ai telespettatori l’Ucraina come paese di nazisti. Come Goebbels insegna, anni di menzogne ripetute, anche le più volgari e irrealistiche, trasformano le menzogne in verità.

Il popolo russo, e in particolare le fasce di età più esposte alla televisione, è giunto a credere, dopo una tale continua pressione propagandistica, che la realtà corrisponda alle menzogne quotidiane. Se uniamo questo fatto all’inerzia morale accresciuta in anni di democratura, in cui il potere giudiziario è stato totalmente controllato dal potere politico, e al fatalismo sviluppato sotto i perenni regimi totalitari, si può comprendere bene la passività di larghe fasce della popolazione di fronte all’invasione dell’Ucraina.

Chi è Giovanni Catelli

Giovanni Catelli, cremonese, è scrittore e poeta, esperto di cultura e geopolitica dell’Europa orientale. Suoi racconti sono apparsi in numerose testate e riviste, tra cui il Corriere della Sera, la Nouvelle Revue Française, Nazione Indiana, L’Indice dei Libri. Ha pubblicato In fondo alla notte, Partenze, Geografie, Lontananze, Treni, Diorama dell'Est, Camus deve morire, Il vizio del vuoto, Parigi e un padre (candidato al Premio Strega 2021). Geografie e Camus deve morire (con prefazione di Paul Auster) sono stati tradotti in varie lingue. Collabora con Panorama e dirige Café Golem, la pagina di cultura di East Journal. Da più di vent'anni segue gli eventi letterari, storici e politici dell'Europa orientale, e viaggia come corrispondente nei paesi dell'antico blocco sovietico.

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