UCRAINA: Colpo di Stato, estrema destra e NATO, le false narrazioni sull’invasione russa

di Domenico Valenza

Domenico Valenza è ricercatore presso l’Università delle Nazioni Unite e l’Università di Gand, dove si occupa di relazioni UE-Russia nello spazio post-sovietico. Nel quadro della sua attività di ricerca, per East Journal analizza e decostruisce le narrazioni più diffuse nel dibattito pubblico italiano in relazione all’invasione russa in Ucraina.

Ci sono tre narrazioni diffuse nel dibattito pubblico italiano sull’invasione russa in Ucraina. La prima narrazione verte sul presunto ‘colpo di stato’ orchestrato dai paesi occidentali nel 2014. La seconda narrazione riguarda il ruolo delle forze di estrema destra e nazionaliste nel paese. La terza narrazione racconta l’invasione russa in Ucraina come uno scontro tra la Russia e la NATO. Cerchiamo di ricostruire il quadro storico e problematizzare i frame utilizzati.

“Il ‘colpo di Stato’ del 2014 è stato orchestrato dai paesi occidentali”

No, né la NATO né l’Unione Europea hanno orchestrato un ‘colpo di stato’ in Ucraina nel 2014.

L’espressione ‘colpo di stato’ – in riferimento alle manifestazioni del novembre 2013 e in particolare alla rivoluzione del febbraio 2014 in Ucraina – è frequentemente utilizzata per screditare la natura genuina e dal basso dei fenomeni di protesta. Evidenziando il loro carattere nazionalista (vedi prossimo punto), inoltre, tale espressione mira a fornire una giustificazione normativa al successivo intervento russo del 2014 in Crimea e nel Donbass.

Le proteste di Maidan – dal nome di Maidan Nezaležnosti, la Piazza Indipendenza di Kyiv dove prima centinaia e poi migliaia di manifestanti si sono radunati dal novembre del 2013 – traevano origine dal rifiuto del presidente Viktor Yanukovich di firmare l’accordo di associazione con l’UE. Contrariamente a un framing diffuso, le proteste non sono state di natura spiccatamente geopolitica – rafforzare le relazioni con l’UE e distanziarsi dalla Russia – ma principalmente di carattere interno e tese a denunciare la corruzione endemica del paese. Dopo un apice raggiunto nel febbraio 2014, con l’uccisione di oltre 100 manifestanti e il ferimento di più di 1000, il 21 febbraio un accordo è raggiunto tra Yanukovich e i leader dell’opposizione. Il giorno successivo, tuttavia, lo stesso Yanukovich fugge dal paese e ripara in Russia. Il parlamento vota per rimuoverlo dall’incarico in conformità con la costituzione.

L’utilizzo dell’espressione ‘colpo di stato’ è  dunque volta a delegittimare il carattere popolare della rivoluzione e le sue dimensioni, omettendo che  – diversamente dai veri e propri colpi di stato – a Maidan e durante la rivoluzione non erano presenti né attori esterni al conflitto – la Russia è stata de facto il primo e unico attore esterno a intervenire con l’annessione della Crimea e l’intervento militare in Donbass, entrambi in violazione del diritto internazionale – né gruppi militari o paramilitari saliti poi al potere – l’Ucraina era una democrazia prima di Maidan e tale è rimasta.

“I gruppi di estrema destra e nazionalisti decidono l’agenda politica”

I gruppi politici e paramilitari di estrema destra e nazionalisti hanno in realtà un ruolo limitato nella vita politica ucraina.

Quando si parla di ‘estrema destra’ in Ucraina il riferimento è a organizzazioni tutte molto diverse. Tra le più citate si ricordano:

1) Pravyi sektor (Settore Destro). Si tratta di un’organizzazione paramilitare, definita spesso come neofascista; alcuni dei suoi membri furono responsabili della strage di Odessa del 2 maggio 2014, in cui furono uccisi 48 manifestanti anti-maidan. Già poco presente nello spazio politico ucraino, nel 2015 le dimissioni del suo leader Dmytro Yarosh hanno condotto a un’ulteriore marginalizzazione dell’organizzazione. Il gruppo è raramente menzionato nei sondaggi e non ha nessun deputato alla Verchovna Rada, il parlamento ucraino.

2) Svoboda (Libertà). È un partito politico ucraino di estrema destra fondato nel 1991. Rimasto per lungo tempo ai margini dello scacchiere politico, ha avuto un’ascesa significativa nelle elezioni parlamentari del 2012, in cui ha ottenuto uno score del 10,45% e 38 seggi nella Verchovna Rada. Subito dopo Maidan, tuttavia, Svoboda ha smarrito il consenso precedentemente conquistato, attestandosi a poco più del 2% nelle elezioni del 2019 e ottenendo un solo parlamentare (su 450) in rappresentanza dell’oblast’ di Ivano-Frankivs’k.

3) Il Distaccamento autonomo operazioni speciali, o Reggimento Azov. Non è un partito politico ma un reparto militare ucraino dichiaratamente neonazista e che avrebbe al suo interno circa 3000 volontari. In proporzione al numero totale di soldati ucraini sul terreno, stimati oltre le 250.000 unità, e ferma restando la chiara matrice ideologica di Azov, si tratterebbe di poco più dell’1% del totale.

Si può certamente rimproverare alle forze politiche ucraine di non aver bandito del tutto tali formazioni. Dati alla mano, tuttavia, il loro impatto nello spazio pubblico risulta limitato se non marginale. Osservando inoltre la realtà dell’estrema destra in Ucraina e comparandola a quelle dei paesi occidentali, si potrebbe perfino affermare che a fare tendenza non sia la prima ma piuttosto le seconde. I partiti di estrema destra sono infatti saldamente ancorati negli scacchieri politici di numerosi paesi dell’UE. E da anni: dalla Lega italiana, oggi parte di un governo di grande coalizione, al belga Vlaams Belang, passando per Vox (Spagna), Alternativa per la Germania o il Partito per la libertà (Paesi Bassi). In Francia, i due candidati di estrema destra alle elezioni presidenziali, Marine Le Pen e Eric Zemmour, raccolgono insieme quasi il 30% dei voti secondo gli ultimi sondaggi.

“La guerra in Ucraina è il risultato di uno scontro che oppone la Russia alla NATO”

No, l’adesione dell’Ucraina alla NATO non era oggetto di discussione.

Il dibattito sull’allargamento della NATO richiede cautela e un lavoro di ricostruzione. Si può affermare, con relativa certezza, che sin dagli albori della sua storia post-sovietica la Russia ha visto con scetticismo, se non con preoccupazione, l’allargamento della NATO nell’Europa orientale. Già nel 1994, il Ministro degli Affari Esteri russo Andrei Kozyrev – oggi tra i fermi oppositori al regime di Putin – esprimeva riserve sul ruolo della NATO, asserendo che la creazione di nuove linee divisorie in Europa avrebbe avuto delle conseguenze importanti sul posizionamento della Russia nello scacchiere internazionale. Dal 1996 il discorso del successore di Kozyrev, Yevgeny Primakov, enfatizzò i rischi di sicurezza russi in relazione a un’espansione della NATO, di fatto iscrivendolo in una narrativa ancora oggi utilizzata dal Cremlino.

Nel tenere in conto l’allargamento della NATO come un fattore di contesto – che ci aiuta a comprendere la logica di competizione di lungo periodo tra Occidente e Russia – occorre però precisare come, nella fase precedente l’invasione russa in Ucraina, fossero del tutto assenti prospettive di integrazione nell’Alleanza atlantica per l’Ucraina. Alcuni osservatori richiamano in questi giorni la Dichiarazione del Summit NATO di Bucarest del 2008, che riconosce le aspirazioni euroatlantiche di Georgia e Ucraina in un’ottica di futura adesione alla NATO. Si tratta di un documento di 14 anni fa. La prospettiva di un’adesione ucraina alla NATO non era, insomma, all’ordine del giorno, come d’altronde lo stesso Cancelliere tedesco Scholz aveva osservato il 18 febbraio. In tal senso, le compromesse relazioni tra NATO e Russia non rappresentano un elemento sufficiente per comprendere appieno le dinamiche dell’invasione russa in Ucraina.

Si potrebbe affermare: se la NATO non si fosse allargata, oggi la Russia non avrebbe un dilemma di sicurezza. È possibile. Come però ha osservato Daniel Marwecki si tratta di un argomento controfattuale: “La gravità degli eventi – spiega – suggerisce anche la narrazione opposta, altrettanto controfattuale: se l’Ucraina fosse stata accettata nella NATO subito dopo la Guerra Fredda, la Russia non avrebbe rischiato una guerra [contro l’Alleanza] e oggi ci sarebbe la pace in Europa”. Un ragionamento, insomma, tanto difficile da confermare quanto difficile da smentire.

foto da spoilt.exile

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