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POLONIA: Per il governo la bocciatura della Corte di giustizia è una punizione dalla Ue

Per Polonia e Ungheria la bocciatura della Corte di giustizia europea è una vendetta che mette a rischio la propria sovranità

Il 16 febbraio scorso la Corte di giustizia dell’Unione europea, interrogata da Polonia e Ungheria riguardo alla legittimità del nuovo meccanismo di condizionalità, ha espresso il suo giudizio: ha respinto il ricorso dei due paesi contro il legame tra erogazione di fondi europei e rispetto dello stato di diritto. Varsavia e Budapest non hanno tardato ad esprimere il loro disappunto.

Solidarietà, stato di diritto, fiducia reciproca

Grazie alla decisione della Corte, che si è espressa a favore dell’uso del nuovo meccanismo di condizionalità, l’Unione europea ha dimostrato ai paesi membri quali sono i nuovi strumenti che verranno impiegati nel caso di violazione dello stato di diritto. Colpire il budget di un paese per far sì che rispetti i principi comunitari sarà quindi legittimo: d’altra parte, come ricordato da Sophie Pornshlegel, un’analista politico dell’Epc (European Policy Centre), finanziare economicamente uno stato membro che viola i diritti e le libertà dei cittadini è come appoggiare, anche se indirettamente, le sue politiche illiberali, e ciò a lungo andare potrebbe minare la reputazione dell’Ue in quanto esportatore di principi democratici.

Anche Annalena Bearbock, ministro degli Esteri tedesco, ha sottolineato l’importanza di tale decisione specificando come la credibilità e la coesione dell’Unione sarebbero state messe a dura prova in caso di vittoria della mozione polacca e ungherese. È stata quindi la salvaguardia della solidarietà comunitaria, dello stato di diritto e della fiducia reciproca tra paesi membri ad essere alla base della scelta presa dalla Corte, che permetterà alla Commissione di utilizzare un ulteriore strumento contro la violazione delle norme comunitarie.

La risposta di Morawiecki e Orbán

I primo ministri polacco e ungherese, Mateusz Morawiecki e Viktor Orbán, non hanno tardato ad esprimere il proprio malcontento. Secondo la Polonia che, in veste di primo recipiente dei fondi europei nel periodo 2014-2020 risentirà significativamente di un taglio netto degli aiuti comunitari, la decisione della Corte è ingiusta e riflette la volontà di Bruxelles di controllare la politica interna dei propri membri, mettendone a rischio la sovranità e il diritto di autodeterminazione.

Dal punto di vista polacco, l’Ue è un organismo sovranazionale che abusa del suo potere e lo usa per punire il paese per delle leggi in realtà giuste, che tutelano il cittadino, come quella per la protezione dei diritti dei bambini polacchi (legge Czarnek) che vieta di mostrare loro in ambito scolastico contenuti educativi riguardo l’omosessualità o il cambio di genere.

Anche in Ungheria il governo contesta la legittimità dello strumento e parla di “Jihad dello stato di diritto”: l’invito ai cittadini è quello di essere forti ed impassibili di fronte ad una tale ingiustizia. Purtroppo per il premier però, la popolazione ungherese, che sarà chiamata alle urne ad aprile, ripone molte speranze nell’Unione europea, e il tentativo di propaganda anti-Ue del presidente non sembra dare i frutti desiderati.

La decisione della Corte al momento giusto

Insomma, per Bruxelles la sentenza della Corte ha rappresentato non solo un ulteriore passo contro quei paesi che violano lo stato di diritto, ma anche la dimostrazione che l’Unione è viva e agisce congiuntamente di fronte alle minacce interne ed esterne. Gli stati membri hanno fatto fronte comune nella lotta per la democrazia e, così facendo, hanno evidenziato ulteriormente il divario con Polonia e Ungheria, due paesi che pur essendo al centro dell’interesse comunitario a causa delle loro politiche illiberali, sono sempre più isolati dalla comunità europea.

La speranza per il futuro è quella di convincere i leader dell’importanza di mantenere un buon rapporto con l’Unione, e quindi di rispettarne i principi prima ancora di pretendere aiuti economici che non farebbero altro che alimentare delle politiche illiberali. Nell’attesa che il meccanismo porti gli effetti desiderati, il pensiero va ai popoli polacco e ungherese che saranno coloro che maggiormente risentiranno del calo degli aiuti economici provenienti da Bruxelles.

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Foto: Morawiecki e Orbán durante un incontro a Varsavia nel dicembre scorso (immagine dal profilo Instagram orbanviktor)

Chi è Sofia Mariconti

Classe ’97, è una studentessa magistrale all’ultimo anno dell’università di Bologna dove frequenta il MIREES (Interdisciplinary Research and Studies on Eastern Europe). Appassionata di est-Europa e Russia, dopo aver trascorso un semestre in Lituania, sta svolgendo un tirocinio presso LAPAS.lv in Lettonia. Per East Journal, prima testata con cui collabora, scrive principalmente di attualità.

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