Sarajevo Barcellona

Barcellona e Sarajevo insieme per l’Olimpiade invernale 2030

 

Sarajevo e Barcellona potrebbero ospitare insieme i Giochi Olimpici Invernali del 2030. La notizia, filtrata nelle scorse settimane, è stata accolta con grande entusiasmo nella capitale bosniaca, già sede dell’Olimpiade invernale del 1984.

Secondo le prime indiscrezioni, a Sarajevo si dovrebbero svolgere le gare del salto con gli sci, dello skeleton e del bob, che vedrebbero tornare in scena la famosa pista per lo slittino costruita negli anni Ottanta diventata uno dei simboli dell’assedio della città tra il 1992 e il 1996.

Una lunga amicizia

Il legame tra Sarajevo e Barcellona ha una lunga storia, iniziata negli anni Novanta, quando le città stavano vivendo momenti molto diversi. Nel 1992, la città catalana si preparava a ospitare la sua prima Olimpiade, diventando il centro del mondo sportivo grazie ai giochi estivi di quell’anno. Sarajevo negli stessi mesi cadeva prigioniera del più lungo assedio militare della storia recente.

Il legame tra le due città nacque probabilmente il 17 maggio 1992 quando, nella Sarajevo assediata, il giovane reporter catalano Jordi Pujol Puente perse la vita mentre cercava di fotografare una manifestazione per la pace dei cittadini della capitale bosniaca. Secondo Eric Hauck, amico di Jordi, quel momento fece capire ai catalani che la guerra in Bosnia-Erzegovina era anche la loro guerra. Pochi mesi più tardi, durante il discorso di apertura dei giochi olimpici, l’allora sindaco di Barcellona Pasqual Maragall decise di sfruttare il palcoscenico concessogli per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale sulla necessità di un intervento in aiuto della Bosnia-Erzegovina e di Sarajevo. Come sottolineato dall’ex generale bosniaco Jovan Divjak, negli anni di guerra la prima mano tesa verso Sarajevo fu proprio quella di Barcellona.

Nei mesi e negli anni seguenti, il legame tra le due città si rafforzò ulteriormente. Sarajevo divenne l’undicesimo dei tradizionali dieci distretti della città di Barcellona. Non si trattava soltanto di un atto simbolico. Il distretto fu dotato di una struttura simile a tutti gli altri: fu eletto un gerente e furono costituiti un ufficio tecnico e uno amministrativo, impegnati al servizio delle due città. L’istituzione del distretto ha facilitato l’invio di aiuti materiali dalla Catalogna alla Bosnia-Erzegovina, permettendo di saltare un iter burocratico che avrebbe rallentato un processo fondamentale, da cui a Sarajevo dipendevano molte vite.

L’undicesimo distretto, diretto da Manel Vila, oggi cittadino onorario di Sarajevo, ha continuato a esistere per dieci anni, anche a guerra conclusa. La Catalogna ha finanziato la ricostruzione della cittadella olimpica e del quartiere di Mojmilo, dove sono state così restituite alla cittadinanza 1647 abitazioni. In segno di gratitudine, la piazza centrale di Mojmilo si chiama oggi “Piazza Barcellona” e vi si trova un monumento a ricordo della fratellanza tra le due città. In seguito, le attività del distretto sono state incanalate in nuovi progetti, che mantengono ancora oggi vivissimo il legame tra Sarajevo e Barcellona. Sono continui gli scambi giovanili, le visite istituzionali, i comuni progetti culturali e soprattutto è ancora vivo un forte legame tra le società civili delle due città.

Il progetto olimpico

Facendo seguito a questo solido legame, i contatti tra le istituzioni incaricate dalle due città per gestire la candidatura ai giochi olimpici sono iniziati già nel 2015. L’intera idea ha cominciato a prendere forma concretamente nel 2020 e ha ricevuto l’appoggio dei comitati olimpici europei nell’ottobre 2021, come confermato dalla sindaca di Sarajevo Benjamina Karić.

Barcellona ha poi pubblicato il progetto per il 2030, non indicando le sedi delle gare di salto con gli sci, skeleton e bob, destinate a Sarajevo, nell’attesa che siano completati gli iter burocratici per la collaborazione. Al termine degli stessi sarà ufficializzata la candidatura congiunta delle due città per ospitare i giochi olimpici.

L’annuncio della sede e dell’organizzatore dell’Olimpiade 2030 avverrà a Mumbai nel 2023. Per ottenerla, Barcellona e Sarajevo dovranno superare la concorrenza di Sapporo, Salt Lake City e Vancouver.

Un’occasione da non mancare

In caso di successo, Sarajevo potrebbe beneficiare della ricostruzione delle strutture per gli sport invernali, già realizzate per i giochi olimpici del 1984, distrutte durante la guerra degli anni Novanta e solo parzialmente ristrutturate fino a oggi.

In particolare, l’organizzazione congiunta dell’Olimpiade permetterebbe alla capitale bosniaca di tornare a organizzare un grande evento sportivo dopo un lungo periodo in cui Sarajevo e la Bosnia-Erzegovina non sono stati in grado di sostenere adeguatamente né i propri atleti né i collettivi sportivi, scomparendo dalla mappa calcistica e cestistica d’Europa e non conquistando nemmeno una medaglia olimpica dal momento dell’indipendenza dalla Jugoslavia.

Forse, però, l’aspetto più significativo di tutto questo progetto è il rinnovo del legame di amicizia e fratellanza che unisce Barcellona e Sarajevo. L’Olimpiade 2030 potrebbe dare una nuova manifestazione tangibile a questa importante unione, suggellata nei momenti più bui della capitale bosniaca, attraverso un aiuto fondamentale e disinteressato di una città e di un popolo che hanno scelto di non chiudere gli occhi di fronte alla sofferenza altrui.

In questo senso, a quasi trent’anni di distanza, sarebbe bello potere sentire nuovamente l’ovazione con cui il pubblico catalano ha accolto gli atleti bosniaci durante i giochi del 1992 partire dagli spalti delle montagne bosniache per sostenere gli sportivi iberici nel 2030.

Foto: Wikipedia

Chi è Dino Huseljić

Studente dell'Università di Pisa, cresciuto in Bosnia-Erzegovina e formato in Lombardia. Si interessa di Balcani e di tutto ciò che riguarda il calcio e la pallacanestro.

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Un commento

  1. “Evviva”, rivive l’ idea e la denominazione “Zetra” (!) del complesso sportivo Olimpiadi invernali 1984? In un paese ne nel cielo ne in terra, cosi’ com’e’, per dirla con il nostro “Ciardak ni na nebu ni na zemlji”.

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