isolamento diplomatico

Con la crisi migratoria, la Polonia esce dall’isolamento diplomatico

La Polonia sta cercando di rompere l’isolamento diplomatico approfittando della crisi migratoria con la Bielorussia, ci riuscirà?

Il valico di frontiera di Kuznica tra Polonia e Bielorussia è ora deserto, così come il campo di fortuna allestito nelle vicinanze. La crisi migratoria, che ha fatto fibrillare le cancellerie europee, sembra essersi risolta tutt’a un tratto mentre sui giornali nazionali si parla ormai solo di pandemia, nuovo allarme da prima pagina. A ben guardare, il governo polacco ha guadagnato parecchio da questa crisi umanitaria: da un lato ha mostrato agli elettori di saper affrontare una minaccia esterna, dall’altro può vantare di avere difeso i confini dell’Unione Europea. Ed è un fatto che l’isolamento internazionale in cui era caduta la Polonia a seguito delle controverse riforme giudiziarie, che hanno portato il governo allo scontro diretto con Bruxelles, sembra ormai acqua passata.

Varsavia sta cercando di trarre beneficio dal ruolo centrale che occupa ora nel gioco diplomatico regionale al fine di rompere l’isolamento e far dimenticare le altre questioni. Le visite di Morawiecki nei paesi baltici, in Ungheria, e da ultimo in Francia, sono parte di un’offensiva diplomatica atta a far uscire il paese dall’angolo: “Se una guerra dovesse aprirsi sul fronte orientale della Nato, varrà ancora la pena di dibattere sull’art.7 dei Trattati?” si è domandato, retoricamente, il premier polacco a margine del suo incontro con il presidente francese Emmanuel Macron, impegnato a sua volta nel gestire il problema di Calais e dei migranti affogati nella Manica.

L’art.7 del Trattato dell’Unione Europea citato da Morawiecki prevede un meccanismo di sospensione dei diritti di uno Stato membro dell’UE in caso di violazione dei valori dell’Unione. Tale meccanismo è stato avviato alla fine del 2017 contro la Polonia. Il governo vorrebbe approfittare della situazione per chiudere quella pratica: “L’Europa ha bisogno di noi per difendere il confine orientale dell’Unione – ha dichiarato il primo ministro Mateusz Morawiecki – e questo è molto più importante delle polemiche sullo stato di diritto”.

In un video dagli accenti patriottici e dai toni marziali, il governo polacco assicura che il paese farà di tutto per “contenere questo male che minaccia il continente” grazie al “sostegno del mondo libero” verso i paesi che “si trovano in prima linea“. Tra le immagini che mostrano le forze dell’ordine polacche mentre “difendono il confine” dalla “minaccia” dei migranti, appare il primo ministro che, in inglese, avverte: “non è una crisi migratoria, è una crisi politica finalizzata a destabilizzare l’Europa”.

Human Rights Watch (HRW), in un report dal titolo eloquente: “Die here or go to Poland” ha recentemente accusato i governi polacco e bielorusso di aver strumentalizzato la crisi umanitaria, violando ripetutamente i diritti dei migranti, derubandoli, picchiandoli e abusando di loro. Secondo quanto riportato, le guardie di frontiera polacche hanno deliberatamente diviso le famiglie, mandando le persone in campi diversi, e hanno impedito loro di avanzare richiesta di asilo politico.

Ecco allora che la tronfia esibizione di forza del governo polacco, con il suo appello “al mondo libero”, assume i contorni del grottesco in una vicenda che – malgrado i proclami – è ancora presto per dire chiusa.

 

 

Chi è Alessandro Ajres

Alessandro Ajres (1974) si è laureato all’Università di Torino con una tesi su Gustaw Herling-Grudziński, specializzandosi nello studio della lingua e letteratura polacca. Nel 2004 ha conseguito il dottorato di ricerca in Slavistica con un lavoro sull’Avanguardia di Cracovia, da cui scaturirà poi il volume Avanguardie in movimento. Polonia 1917-1923 (Libria 2013). Attualmente è professore a contratto di Lingua Polacca all’Università di Torino.

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