“Sostenere la Polonia” contro i migranti, si mobilitano Angela Merkel e Donald Tusk

La crisi dei migranti sul confine polacco-bielorusso è l’ultima puntata della competizione tra Russia e occidente per l’egemonia sull’Europa orientale. Intanto si mobilitano Donald Tusk e Angela Merkel, che chiama Putin…

Al confine tra Polonia e Bielorussia è in corso una crisi umanitaria senza precedenti. Dal mese di agosto, centinaia di persone provenienti da Afghanistan, Siria, Iraq e Yemen, nonché da altri paesi africani, hanno ripetutamente tentato di attraversare il confine per entrare in Polonia, riuscendo infine a sfondare il 10 novembre scorso. La loro presenza si deve alle autorità bielorusse che ne organizzano il trasporto fino al confine polacco, allo scopo di mettere in crisi la Polonia e l’Unione Europea. Una vendetta per per sanzioni decise contro il regime bielorusso.

La lettera di Tusk

Mentre la crisi dei migranti al confine bielorusso si intensifica, Donald Tusk – tornato a capo dell’opposizione polacca – ha inviato una lettera ai leader europei chiedendo il loro sostegno alla Polonia: “Indipendentemente dalle opinioni di ciascuno in materia di immigrazione, noi dobbiamo – lo sottolineo – dobbiamo usare tutti i mezzi di pressione possibili per fermare l’escalation sul confine orientale dell’Unione” ha scritto Tusk, che ha ribadito che “dev’essere chiaro a tutti che la crisi è stata cinicamente provocata dalla Bielorussia“.

Donald Tusk non è un politico qualsiasi, è stato primo ministro in Polonia dal 2007 al 2014, per poi ricoprire la carica di presidente del Consiglio europeo. Oggi è tornato a guidare il suo partito, Piattaforma Civica, con il quale sfiderà di Diritto e Giustizia (PiS), attualmente al governo alle prossime elezioni. Europeista e liberale, Tusk è agli antipodi rispetto al partito di governo, ma il suo appello invita a sostenere Varsavia, impegnata in una crisi umanitaria senza precedenti.

Certo, la sua è una scelta obbligata. L’opinione pubblica in Polonia è sconvolta, sobillata dai media governativi, inferocita per avere un manipolo di musulmani che minacciano i confini, per di più spediti da un dittatore post-sovietico. Mettersi a difendere i diritti dei migranti sarebbe, al momento, poco conveniente per Tusk.

Tuttavia il problema è serio poiché quello tra Polonia e Bielorussia è anche il confine orientale dell’Unione Europea. Un confine che – nella retorica europeista – va difeso da un’aggressione, e poco conta che sia un’armata di morti di fame, di profughi, usati dai potenti come pedine in un gioco più grande di loro. Un gioco a cui partecipano anche il presidente turco Erdoğan (sono in gran parte della Turkish Airlines gli aerei che portano i migranti in Bielorussia) e il presidente russo Vladiir Putin.

Il sostegno tedesco

Mateusz Morawiecki, primo ministro polacco, ha puntato il dito contro la Russia accusando Vladimir Putin di essere “il cervello dietro a questa operazione” condotta dal regime bielorusso. Una tesi che sembra trovare conferma nella telefonata intercorsa tra Angela Merkel e lo stesso Putin durante la quale la cancelliera ha invitato il suo omologo a usare “la sua influenza sul regime bielorusso” per porre fine alla crisi. Il sostegno tedesco non finisce qui. Nelle scorse settimane Horst Seehofer, ministro dell’Interno tedesco, ha ringraziato la Polonia per aver voluto “proteggere il confine orientale dell’Europa”, proponendo un controllo congiunto della frontiera.

Una partita più ampia

La crisi sul confine polacco-bielorusso è solo l’ultima puntata di una vicenda cominciata molti anni fa, con la competizione tra Unione Europea e Russia per l’egemonia sui paesi dell’Europa orientale: rivoluzioni colorate, allargamento della Nato, rivoluzione ucraina, occupazione della Crimea, guerra del Donbass e proteste in Bielorussia sono gli snodi principali di una contesa che, allargandosi nei quadranti libico e siriano, vedono la Russia e l’occidente impegnate in un confronto senza soluzione.

La gestione dei flussi migratori è per l’Unione Europea un problema. La questione, strumentalizzata da ogni parte, è un nervo scoperto e il regime bielorusso lo sa. In passato, per arginare l’arrivo di migranti dalla rotta balcanica, Bruxelles è scesa a patti con il presidente turco Erdoğan. Sarà costretta a fare lo stesso con Lukashenko?

Una cosa è certa, la questione dei migranti al confine polacco-bielorusso è ormai una questione internazionale.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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2 commenti

  1. bene; altrettanta attenzione non è stata riservata agli sbarchi in Italia, Grecia e Spagna. Come mai?

  2. Da ridere a denti stretti! Si ritrovano i camerata del 1941!

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