ASIA CENTRALE: Quali le strategie degli Stan nella crisi afghana?

Nel trentesimo anno della loro indipendenza, storditi dalla pandemia, gli stati dell’Asia Centrale si trovano ad affrontare una grande sfida, la cui posta in gioco è altissima: aumento del terrorismo regionale, estremismo religioso, tensioni etniche, potenziale crisi umanitaria, che in ultima istanza minacciano la sovranità stessa degli Stan.

Dalla presa di Kabul da parte dei talebani, gli stati dell’Asia Centrale hanno intensificato l’azione diplomatica e instaurato rapporti bilaterali nel tentativo di trovare un equilibrio tra la minaccia di un incremento del radicalismo regionale, il rischio di una crisi economica che causerebbe ondate di rifugiati e la perdita di sostanziosi investimenti. Tutte le ex repubbliche sovietiche hanno velocemente elargito generosi aiuti umanitari verso l’Afghanistan, ma le loro politiche estere hanno preso traiettorie diverse.

Uzbekistan e Turkmenistan: grandi infrastrutture, grandi interessi  (economici)

L’agenda economica traina lo slancio dell’Uzbekistan e del Turkmenistan nei confronti dei talebani. Entrambi i paesi sono ben consapevoli del potenziale economico rappresentato dalle rotte commerciali in Afghanistan e hanno adottato una politica improntata al pragmatismo, riconoscendo che i loro progetti richiedono stabilità e cooperazione con chiunque sia al comando.

La priorità di Ashgabat, da tempo in cerca di mercati per esportare il gas naturale turkmeno e risollevare l’economia, è quella di portare a termine la TAPI, il gasdotto che trasporterà gas naturale dal Turkmenistan in India, passando per l’Afghanistan e il Pakistan.

Allo stesso modo, l’Uzbekistan, che già si trova in una posizione chiave grazie alla sua sostanziosa rete di infrastrutture, ha in ballo diversi progetti che possono ulteriormente potenziare e capitalizzare sulla connetivitià regionale. Tra questi troviamo la ferrovia che collegherà la città afghana di Mazar-e Sharif, vicina al confine uzbeko, con Kabul e Peshawar in Pakistan, garantendo così all’Uzbekistan il lungo atteso accesso all’Oceano Indiano.

Non di meno importanza è l’elettrodotto che consentirà di aumentare del 70% le esportazioni di energia elettrica verso l’Afghanistan. Al momento, l’Uzbekistan fornisce la maggior parte dell’elettricità (57%), ma, data l’impossibilità di pagare i fornimenti, Tashkent ha consentito di posticipare i pagamenti e, al contempo, ha richiesto alle istituzioni finanziarie di sbloccare i beni finanziari capitali afghani, che ammonterebbero a più di 9 miliardi .

Tagikistan: grande cautela, ma critiche limitate

Il Tagikistan si mostra più ostile e adotta una linea più dura dei suoi vicini, ma limitando le critiche alla mancanza di inclusività nel governo talebano. Difatti, Rahmon, ponendosi a difesa dei tagiki, il gruppo etnico più numeroso dell’Afghanistan dopo i pashtun, fa leva sul crescente nazionalismo per mascherare le difficoltà economiche e la stanchezza dopo 27 anni al potere.

Altra fonte di preoccupazione è rappresentata dal coinvolgimento di combattenti militanti tagiki nel nord dell’Afghanistan, che sono stati recentemente equipaggiati dai talebani con nuovi veicoli, armi e attrezzature militari. Molti di questi fanno parte di gruppi come il Jamaat Ansarullo, che sono nati con l’obiettivo di rovesciare il governo del proprio paese d’origine.

D’altra parte, l’atteggiamento più defilato e la posizione di confine rendono il Tagikistan uno dei possibili punti di riferimento per l’Unione Europea in Asia Centrale. Ciò sembra essere confermato dal recente viaggio di Rahmon in Europa, dove ha incontrato Macron “per discutere di relazioni bilaterali e la situazione in Asia Centrale”, e alti funzionari, tra cui il Presidente del Consiglio Europeo Charles Michel e Josep Borrell, l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

Kirghizistan e Kazakistan: contatti cordiali e rimpatrio dei connazionali

Kirghizistan e Kazakistan ricoprono un ruolo di secondo piano in questa fase. La distanza geografica, la maggiore sicurezza economica e le risorse militari rendono il Kazakistan meno vulnerabile a potenziali ripercussioni causate dal caos interno, rispetto agli altri stati nella regione. Ciò gli permette di perseguire una politica più multivettoriale, che mantiene rapporti con l’Afghanistan, guarda alla Russia, ma anche alle Nazioni Unite e all’Europa.

Il Kirghizistan si mostra cordiale con i talebani, ma sempre senza allontanarsi troppo dal’ala protettrice di Mosca. Inoltre, sia Bishkek che Nursultan puntano al rimpatrio degli afghani con legami etnici ai loro paesi nell’ambito di due programmi specifici: ‘Kayrylman’ per il Kirghizistan e “Oralman” per il Kazakistan. A metà agosto, Sadyr Japarov, il presidente del Kirghzistan, è stato immortalato mentre spala del cemento inaugurando i lavori per la costruzione di un villaggio destinato ai kirghisi che abitano nella regione afghana del Pamir. A inizio settembre, 35 kazaki afghani sono stati accolti in Kazakistan, ma diverse centinaia non sono ancora riuscite a raggiungere il paese.

Foto: Flickr (Asian Development Bank)

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