BIELORUSSIA: Lukashenko e Putin sono davvero alleati?

I rapporti tra Bielorussia e Russia sembrano intensificarsi col tempo, facendo ipotizzare a molti una possibile unione tra i due paesi. Tra le teorie più diffuse sulla permanenza di Lukashenko al potere da quasi trent’anni c’è infatti l’appoggio di Putin, che avrebbe interessi a mantenere il controllo su Minsk come porta d’accesso all’Unione Europea. Ma quanto c’è di vero?

Lukashenko e Putin non sono così amici 

Si pensa, grazie soprattutto all’informazione sommaria che arriva in Occidente, che tra i due presidenti scorra buon sangue, ma la realtà è molto più complessa e non ha a che fare con questioni ideologiche o strategiche, ma piuttosto economiche. La Russia è un impero potente e sconfinato che si interfaccia con le maggiori potenze mondiali e che non teme le decisioni scomode, per questo è verosimile credere che la Bielorussia per Putin non rappresenti tanto una porta sull’Europa, quanto invece un paese in cui avere il monopolio dell’import: in questo senso andrebbero i recenti accordi che prevedono 28 programmi sindacali di integrazione per armonizzare le legislazioni dei due paesi su questioni economiche.

Alla Russia non interessa la Bielorussia 

Nei fatti, dal punto di vista strategico la Bielorussia rappresenta poco. Il paese è molto piccolo e le frontiere con l’Unione Europea limitate: perché Putin dovrebbe tentare un accesso all’UE attraverso la Bielorussia, che confina per appena 1.000km, quando già ha oltre 2.500km di accesso diretto ai paesi dell’Unione, compresa l’oblast’ di Kaliningrad che vi si trova incastonata sul Baltico? La questione militare, nonostante lo scambio tra i due paesi, le esercitazioni in comune e l’acquisto di armi, non sembra da prendere in considerazione come motivo di fusione.

Allo stesso modo, quando si parla di una possibile unione tra i due paesi non si tiene conto di un fattore importante: per i russi non fa alcuna differenza, ma ai bielorussi sì. Nessuno, nel paese, nemmeno Lukashenko, vuole rinunciare all’indipendenza per annettersi alla Russia, perciò anche se Putin avesse queste mire il gioco non varrebbe la candela: dieci milioni di bielorussi arrabbiati e nessun beneficio. Inoltre negli ultimi tempi a Mosca si stanno sviluppando delle “lobby anti-Lukashenko” che non fanno certo felice Putin.

La questione del gas per l’Europa 

Un altro dei cavalli di battaglia di chi sostiene l’interesse di Putin per la Bielorussia ha a che fare con la presenza del gasdotto Yamal attraverso il quale Gazprom distribuisce materia prima in Europa, in special modo in Germania. Ma Mosca sta inviando sempre meno gas verso ovest attraverso Yamal: a oggi il passaggio dalla Bielorussia è stato ridotto del 70%. Una strategia che punterebbe, secondo gli osservatori, a far approvare il Nord Stream 2.

La costruzione di Nord Stream 2 e la “chiusura del rubinetto” di Yamal prova il fatto che Putin non ha bisogno di alleati per perseguire i suoi obiettivi. La storia si ripete: la costruzione di Nord Stream 2 è stata voluta da Putin per non sottostare più alle regole ucraine, dove passa l’altro gasdotto che rifornisce l’Europa, a dimostrazione del fatto che il presidente russo non ha bisogno di sostenitori nei paesi vicini. Ancora, si tratta di pesare costi e benefici, e Lukashenko ne esce sempre perdente.

Lukashenko infastidisce Mosca 

La realtà è che Aleksandr Lukashenko ormai da tempo assume un comportamento instabile coi vicini. Per restare nell’ultimo periodo, poco prima delle elezioni del 9 agosto 2020, in campagna elettorale, aveva accusato la Russia di aver inviato uomini della compagnia Wagner per creare disordini nel paese, arrestandone ben 33. 

Solo pochi giorni fa, il KGB ha arrestato un giornalista della Komsomol’skaja Pravda che aveva pubblicato una notizia sulla morte di un “dissidente”, ucciso dopo che aveva sparato su un militare, riportando le testimonianze dei colleghi che lo definivano una persona tranquilla e pacata, molto diversa dal profilo stilato dal governo. In risposta all’arresto del giornalista, Komsomol’skaya Pravda ha deciso di chiudere la filiale di Minsk.

In una perenne dicotomia, il sempiterno presidente lancia micce contro i vicini, ribadisce l’indipendenza di Minsk da Mosca, ma poi torna al fianco di Putin per confermare l’amicizia tra i due popoli e l’importanza di una cooperazione sempre più stretta, consapevole del totale isolamento dal resto del mondo e della necessità di accordi economici. È quindi l’opposto: non è Putin a necessitare l’alleanza di Lukashenko, ma quest’ultimo che ha bisogno del russo per evitare il tracollo economico – probabilmente già avvenuto, se non ci fosse stata la Russia – e restare così al potere. 

Dal canto suo, Putin è cosciente che Lukashenko è un alleato facile da ammansire, e per questo comodo. Per esempio, dal primo gennaio in alcune scuole dell’oblast’ di Brjansk, al confine con la Bielorussia, sarà istituito il bielorusso come lingua per alcuni insegnamenti minori, con l’obiettivo di estenderlo poi a tutto il paese. Una mossa utile per la propaganda di Lukashenko, ma di nessuna rilevanza politica.

Con l’Unione Europea che ipotizza un tribunale per Lukashenko, l’unico salvagente per il leader bielorusso è la Russia. Almeno finché Putin non si sarà stancato dei giochetti del vicino o non avrà bisogno di mettere la Bielorussia sul piatto di qualche accordo con UE o USA, a oggi probabilmente l’unico motivo per cui non ha ancora abbandonato del tutto Lukashenko.

Immagine: © Mikhail Metzel/TASS

Chi è Anna Bardazzi

Nata nel 1982 a Prato, si è laureata in Scienze Politiche con una tesi sulla Bielorussia di Lukashenko. Dopo aver vissuto diversi anni all'estero è rientrata recentemente in Italia, dove si occupa di contenuti digitali e traduzioni. Il suo primo romanzo, La felicità non va interrotta, è uscito a marzo 2021, edito da Salani. Collabora con East Journal dal 2020.

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