RECENSIONE: “Camus deve morire”, un libro di Giovanni Catelli (che consigliamo)

 

Camus deve morire

di Giovanni Catelli

Nutrimenti edizioni

anno 2013

159 pagine

 

 

 

Sono indizi, sono segni sparsi nel tempo e nello spazio, quelli che Giovanni Catelli fa riemergere dall’oblio e che sapientemente ricuce, suturando una ferita lontana, quella della morte di Albert Camus. Sono indizi, scintille, che illuminano un’epoca da molti dimenticata, salvando dall’oblio memorie, speranze, coraggio e rivolte di chi seppe combattere contro il sopruso. Ed emergono nomi e fatti dalla trama degli indizi, emergono anche i nomi dei carnefici. Giovanni Catelli è un intellettuale, ed è con questa sua forza, con lo sguardo capace di fendere la superficie liscia dell’oblio, che egli indaga il passato, mettendo in connessione luoghi e memorie apparentemente lontane, collegando storie personali alla più grande storia universale. Camus deve morire è l’affresco di un’epoca e di un continente, un testo di grande respiro condensato – com’è proprio dell’autore – in capitoli compatti, immagini fulminee, sostenute da una scrittura letteraria, elegante, ma pronta a farsi cronaca, denuncia, tutta concentrata nello svolgersi dei fatti, serrata nell’indagine e angosciata da una domanda: com’è morto Albert Camus?

In questi mesi, abbiamo tutti riletto Camus cercando nel suo La peste una chiave per comprendere il nostro presente. Ma chi fosse davvero Albert Camus, quale la sua importanza e la sua influenza letteraria e politica, oggi largamente ci sfugge. La potenza della sua voce echeggia meno nitida a sessant’anni dalla morte. Una morte che ha messo a tacere una delle voci più scomode, più libere, più originali del suo tempo. Una morte che si vuole accidentale, quella assurda degli incidenti stradali. Una morte cui non ci si rassegna.

Una morte che non dà pace a chi resta, non consola, non sembra vera. Che lascia solo domande, dubbi, strani segni sull’asfalto. “La sorte non cospira casualmente contro un uomo: altri uomini possono farlo con maggiore facilità” scrive Catelli nelle prime pagine del suo libro. Non ci crede, Giovanni Catelli, che sia stato solo un crocevia di casualità a strappare la vita di Albert Camus da quel sedile in pelle, di automobile costosa e potente, lanciata a grande velocità lungo la strada per Parigi. Non ci crede anche perché, “dal fiume indistinto del tempo”, è emersa una traccia. Una traccia che Catelli ha seguito tenacemente, da Parigi a Praga, alla Mosca sovietica. Una traccia che lo conduce a incontri inattesi, ombre minacciose riemerse dai vecchi apparati del potere comunista, telefonate gravide di eloquenti silenzi, scambi di buste nei caffé, e che muove da un punto preciso, le parole che Jan Zabrana, traduttore e scrittore ceco, consegna al suo diario. Camus è stato fatto fuori dallo spionaggio sovietico.

Da queste parole Catelli muove la sua indagine, raccogliendo frantumi dal passato, schegge da cui il tempo si specchia in prospettive nuove. Sullo sfondo c’è il turbine del Novecento, la Rivoluzione ungherese e la Primavera di Praga, gli omicidi irrisolti e la guerra delle spie, il secolo breve con la sua scia di sangue e, sopra ogni cosa, il cinismo del potere. Emerge allora potente la figura di Albert Camus di cui Catelli sa restituire l’importanza, le parole, le idee, collocandolo nel suo tempo e proiettandolo oltre al suo tempo. Un libertario pacifico, un socialista eterodosso, un critico lucido e sottile, capace di mettere a nudo le contraddizioni della società. Un uomo libero cui Catelli dedica un libro che è insieme inchiesta e racconto, giallo e resoconto storico. Ma soprattutto, quella di Catelli è una ricerca della verità. Una verità che l’autore non afferma mai di possedere, ma che lascia intravedere lungo le crepe del tempo e della storia nella speranza che “affiori, dalla distanza e dal segreto di quegli eventi, una prova, una testimonianza, una voce”.

Tradotto in francese, inglese e spagnolo, Camus deve morire è un libro agile ma profondissimo, scritto in una prosa limpida e potente, capace di unire i più diversi generi in un testo che ogni nostro lettore, appassionato dai vicoli, dalle ombre e dalle storie dell’est, dovrebbe leggere.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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