Zvijezda Gradačac, il calcio nella periferia bosniaca

La prima volta che ho messo piede sul terreno dello stadio Banja Ilidža, a Gradačac, nel Nord della Bosnia-Erzegovina, avevo sette anni. Ci allenavamo in un campo immerso nel verde, sovrastato da una diga che creava un lago artificiale. L’allenatore era Amir Durgutović, un ex calciatore del Borac Banja Luka che aveva fatto in tempo a vincere una coppa di Jugoslavia nel 1988; i colori erano il rosso e il bianco; il simbolo sulla maglia l’antica fortezza ottomana della città e il nome era Zvijezda, la “stella”, si sottintende rossa, seppur eliminata dallo stemma già dieci anni prima.

La Gradina distrutta e gli anni di Fadil Novalić

Era il 2002 e io vivevo a pochi passi da quella fortezza disegnata sulle maglie della Zvijezda, la Gradina. La vedevo sovrastare il parco circostante ogni volta che andavo al campo di allenamento, ma nella realtà era diversa: uno scheletro giallo, ferito prima dalle granate e distrutto poi dai bombardamenti della guerra.

Gradačac era stata attaccata pochi anni prima dalle vicine città a maggioranza serba: un treno pieno di armi e militari doveva rompere la debole resistenza della città già nel 1992, ma fu fermato. Ancora oggi nessuno sa come, ma da quel giorno la linea del fronte non si è mossa e Gradačac è rimasta la stessa.

La guerra è finita nel 1995. Il calcio, come altrove, non si era mai completamente fermato, ma da quel momento le attività sono riprese con un vago sentore di sicurezza. La stella rossa era stata tolta dallo stemma, non dal nome, e i tempi erano cambiati: la Zvijezda era ora una squadra della Bosnia-Erzegovina e dalle divisioni minori jugoslave è passata a quelle della neonata nazione.

I primi dieci anni dopo la guerra sono stati anonimi. La Zvijezda navigava tra la terza e la quarta divisione: nulla di insolito per la squadra di una cittadina di 40.000 abitanti. Poi, un giovane imprenditore con forti ambizioni è diventato presidente del club: Fadil Novalić aveva già ottenuto ampi successi in città e aveva risvegliato l’industria automobilistica di Gradačac. La Zvijezda sarebbe stata il suo trampolino di lancio per sfondare sulla scena politica nazionale.

L’attuale primo ministro della Federazione di Bosnia-Erzegovina in quegli anni ha rimesso in sesto il club, riunendo gli imprenditori della città, portando nuovi sponsor e aumentando gli investimenti. La Zvijezda ha così cominciato a vincere e nel 2008 è arrivata la storica promozione nella Premijer Liga BiH, la massima serie del calcio bosniaco.

E anche qui i biancorossi non hanno sfigurato. Giocare sotto la diga del Banja Ilidža, che nel frattempo era diventato uno degli stadi più attrezzati del paese, era difficile per tutti. A Gradačac il pubblico non mancava mai: le due tribune dello stadio sempre piene e non solo.

Sui lati corti del terreno di gioco ancora oggi non ci sono gli spalti, così il bosco che si apre dietro una delle porte continua a riempirsi di spettatori: la visibilità è buona, il biglietto non si paga e un signore arrostisce la carne ogni domenica offrendola a questo particolare parterre di tifosi. In tutti questi anni, la società non ha mai fatto nulla per ostacolare questa insolita curva.

Così, gli anni passavano e la Zvijezda resisteva in Premijer Liga, tra la metà e la parte bassa della classifica. Nel 2014, invece, iniziava l’ascesa politica di Novalić, che lasciava Gradačac per andare a Sarajevo. L’anno successivo la squadra retrocedeva in seconda divisione. Poteva essere l’inizio della fine, ma la società ha retto l’urto, ridimensionando i propri piani e puntando sullo sviluppo di giovani calciatori.

Hasan Kikić e la partita della vita

Sono ormai sei gli anni di seconda divisione per la Zvijezda, che l’anno prossimo festeggierà il suo centenario. La sua storia è iniziata nel 1922, quando lo studente Branko Popović e il poeta e poi partigiano Hasan Kikić fondarono il Vardar, che dopo la Seconda Guerra Mondiale avrebbe cambiato il nome in Zvijezda.

Negli anni Trenta, il calcio era diventato molto popolare in città. Fu fondata anche una seconda squadra, lo Zmaj, ossia “il drago”, in riferimento all’eroe nazionale bosniaco Husein Gradaščević, noto come “Drago di Bosnia” e originario di Gradačac.

Lo scontro tra le due squadre era inevitabile e nel 1933 fu concordata una partita: gli sconfitti avrebbero dovuto cessare di esistere, cedendo agli avversari la propria palla e le maglie. La Zvijezda vinse quella partita per 3-0, guadagnandosi per sempre il titolo di unica squadra della città, che mantiene ancora oggi.

Ciononostante, dal 1945 fino al 1992, la Zvijezda è stata una squadra anonima, che rappresentava una cittadina piccola in un paese enorme. Giocava le proprie partite in un campo in pieno centro, scavato sotto il Viale delle Castagne, dal quale si potevano comodamente guardare le partite passeggiando.

L’anonimato ha seguito la squadra lungo gran parte della sua storia, ma ciò non ha impedito la costituzione di un forte legame tra il club e la gente di Gradačac. Se andate a mangiare i ćevapi dalla signora Mevlida, lo farete circondati dalle foto di generazioni di calciatori in maglia biancorossa. Se andate a tagliarvi i capelli da Zajko, sapete già che per un’ora intera vi parlerà solo e soltanto della Zvijezda. E se chiedete a me, portare la maglia biancorossa all’ombra di una fortezza ottomana distrutta dalle granate è senza dubbio uno dei ricordi d’infanzia più belli che ho.

Foto: Davide Profumo

Chi è Dino Huseljić

Studente dell'Università di Pisa, cresciuto in Bosnia-Erzegovina e formato in Lombardia. Si interessa di Balcani e di tutto ciò che riguarda il calcio e la pallacanestro. Dal 2019 scrive su "Gli Stati Generali".

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