POLONIA: La morte di un giovane getta ombre sulla polizia

A Wrocław, un ragazzo di 25 anni è morto mentre era in stato di fermo per ubriachezza. La procura locale ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo, mentre quattro agenti hanno ricevuto una sospensione e altri due sono stati destituiti. Dopo i recenti decessi di due uomini in circostanze simili, la morte del giovane ha riacceso il dibattito sulle violenze e sulla brutalità della polizia polacca.

L’arresto di Dmytro Nikiforenko

Dmytro Nikiforenko era arrivato dall’Ucraina in Polonia lo scorso anno, e avrebbe dovuto sposarsi in autunno. La sera del 30 luglio stava tornando a casa dopo una serata con alcuni amici. L’autista del bus su cui viaggiava ha allertato i soccorsi per segnalare il comportamento anomalo di un passeggero. Secondo alcune testimonianze, il ragazzo stava semplicemente dormendo e non era aggressivo.

I paramedici intervenuti hanno riscontrato un tasso alcolemico molto elevato e hanno chiamato la polizia. Secondo gli agenti, la condotta del ragazzo sarebbe stata molto aggressiva. Questo comportamento li avrebbe costretti a utilizzare i manganelli, le manette e persino del gas lacrimogeno. Ma le testimonianze e i filmati ottenuti da Gazeta Wyborcza smentirebbero questa versione: gli agenti avrebbero infatti agito con violenza, infierendo su Nikiforenko.

Gli abusi e la morte del giovane

Non è stato possibile verificare immediatamente l’identità degli agenti. Le bodycam installate sulle divise di servizio erano infatti spente. Una volta portato in cella, al 25enne sono state rimosse le manette. Dmytro ha cercato di alzarsi, ma due agenti e due impiegati lo hanno spinto a terra e si sono seduti su di lui. I quattro gli hanno premuto la testa e il torace con le ginocchia, prima di ammanettarlo. Sono stati poi raggiunti da altri due agenti, per un totale di sei persone che erano sedute sull’uomo.

A quel punto, le forze dell’ordine si sono accorte che Nikiforenko non rispondeva più e hanno iniziato il massaggio cardiaco, nonché contattato un’ambulanza. I paramedici intervenuti hanno tentato di rianimare il ragazzo, ma ormai era troppo tardi. Secondo i primi resoconti, la morte è avvenuta per “violento soffocamento”, riporta Radio Zet.

“Per anni, la Fondazione Helsinki per i Diritti Umani ha detto che gli agenti di polizia dovrebbero avere il maggior numero possibile di telecamere sulle loro uniformi e registrare i loro interventi. È un modo per avere le prove di ciò che realmente accade. Per non parlare del fatto che la consapevolezza di essere registrato ti fa agire più delicatamente”. Così ha commentato i fatti Piotr Kładoczny della Fondazione Helsinki per i diritti umani.

Le reazioni politiche e le accuse

Grazie al recupero dei video e ad alcune testimonianze, la polizia ha sospeso quattro agenti per non aver acceso le bodycam. La polizia ha inoltre avviato una procedura di licenziamento nei confronti di due agenti per “uso illegale di misure coercitive, della forza fisica e di manganelli”, come ha dichiarato il portavoce della polizia di Wrocław Kamil Rynkiewicz. La procura distrettuale ha aperto un’indagine per omicidio colposo.

Le reazioni della politica non si sono lasciate attendere. Il partito Lewica (Sinistra) ha chiesto che i vertici nazionali delle forze dell’ordine conducano “un urgente verifica” su quanto successo alla stazione di polizia di Wrocław. “Abbiamo il sospetto che la morte possa essere stata causata da un uso inappropriato della violenza da parte della polizia. Un’indagine approfondita dovrebbe essere condotta per chiarire questo”, ha aggiunto Kładoczny.

Anche Przemysław Kazimirski, direttore del centro nazionale di prevenzione della tortura presso l’ufficio dell’Ombudsman, ha parlato di quanto accaduto. “Ancora una volta, il caso viene alla luce grazie all’attività del quarto potere, cioè i media, che hanno trovato la registrazione e l’hanno analizzata scrupolosamente, per poi trasmetterla al pubblico”

“Non vogliamo un’altra situazione come quella dell’uccisione di Igor Stachowiak“, ha dichiarato la deputata Agnieszka Dziemianowicz (Lewica). “Non vogliamo che solo i media indipendenti seguano questa storia”.

Un caso isolato?

Igor Stachowiak è morto a Wrocław nel 2016. L’uomo è deceduto nel bagno di una stazione di polizia della città e solo grazie ai filmati ottenuti da TVN si è giunti alla verità. Gli agenti coinvolti sono stati condannati “per aver usato misure coercitive contro Stachowiak, sproporzionate rispetto al comportamento del detenuto, sotto forma di colpi più volte con taser”. Nel 2014, a Zamość, un uomo di 32 anni con un disturbo mentale è morto in quanto gli agenti non avrebbero prestato soccorso. I casi simili sono almeno 16.

Le morti di Stachowiak e di Nikiforenko hanno aperto il vaso di Pandora e scosso l’opinione pubblica. Tra luglio e agosto, oltre a Dmytro, altri due ragazzi sono morti dopo l’intervento della polizia. Bartosz Sokołowski, un 34enne di Lubin, è deceduto dopo che gli agenti di polizia si sarebbero inginocchiati sulla schiena e sul collo dell’uomo. Ci sono state violente proteste nei pressi del commissariato e circa 60 arresti.

Alcuni poliziotti intervistati da Gazeta Wyborcza hanno dichiarato che “il caso di Igor Stachowiak non ci ha insegnato nulla. Le reclute fanno un breve addestramento ma non sanno come trattare i detenuti. Nessuno li esamina psicologicamente. Nessuno insegna loro che è inaccettabile, per esempio, strangolare, premere la testa con un ginocchio o applicare qualsiasi pressione sul petto. Ecco perché si verificano queste tragedie”.

La polizia ha usato la forza anche nei confronti della stampa. Durante la marcia dell’indipendenza dell’11 novembre scorso, il fotoreporter Tomasz Gutry è rimasto ferito da un proiettile di gomma sparato dalla polizia. Agata Grzybowska, un’altra premiata fotoreporter, è stata caricata su un furgone della polizia nel corso delle proteste pro-aborto. La giornalista aveva mostrato per diversi minuti il suo tesserino.

La condanna dell’UE e l’opinione dei polacchi

II 2 settembre 2021 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha emesso una sentenza sul pestaggio nel corso di una perquisizione. La Corte ha constatato che la violazione del divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti (articolo 3 della CEDU). Nel 2015, alcuni agenti erano entrati con la forza nell’appartamento di due sospettati, picchiandoli.

I vertici delle forze dell’ordine hanno definito queste e le azioni durante le manifestazioni come risposta necessaria agli “atti di teppisti e ai violenti”. La polizia ha incassato molte critiche da parte dell’opposizione, ma anche il sostegno del presidente della Polonia. Andrzej Duda, lo scorso inverno, ne ha infatti evidenziato il comportamento “estremamente professionale”.

I dati, ad ogni modo, mostrano una situazione ben diversa. Un sondaggio pubblicato lo scorso anno da Kantar per TVN24 ha rilevato che il 59% dei polacchi ritiene che la risposta della polizia alle proteste contro l’aborto sia stata “non appropriata“. Solo il 24% pensa che lo sia stato.

Un altro sondaggio, condotto da IBRiS per Interia, ha rilevato che solo il 44% dei polacchi si fida della polizia, ovvero il 20% in meno rispetto a un sondaggio simile condotto dalla stessa azienda tre anni fa. Segno che, nonostante le rassicurazioni istituzionali e le promesse, i dubbi sull’operato delle forze dell’ordine restano forti. E, allo stesso tempo, che ormai si possa apertamente parlare di una diffusa sfiducia nei confronti della polizia.

Foto: Pixabay.com

Chi è Tommaso Di Felice

Nato a Roma nel 1987, si è laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Appassionato di storia e politica, dopo un Erasmus a Varsavia è rimasto in Polonia per diversi anni. Ora è tornato a Roma, ma lo sguardo rimane sempre rivolto a Est.

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