BIELORUSSIA: È guerra fredda dopo le nuove sanzioni contro Lukashenko

Il 21 giugno 2021 è entrato in vigore un nuovo pacchetto di sanzioni conseguente al dirottamento del volo Ryanair da parte della Bielorussia, imposto da UE, Stati Uniti, Canada e Gran Bretagna. Il provvedimento ha fatto seguito a diverse giornate in cui si è discusso del “problema Lukashenko”: il 13 giugno al vertice del G7, il giorno dopo a quello della NATO e, infine, ne hanno parlato, seppure superficialmente, anche Joe Biden e Vladimir Putin a Ginevra.

Le nuove sanzioni riguardano altri 78 cittadini bielorussi, oltre a quelli già inseriti tra le “persone non gradite”, ma anche numerose aziende di stato. 

Il nuovo pacchetto era già nell’aria da tempo, visto il reiterarsi delle violazioni dei diritti umani nel paese, per questo Lukashenko non si è fatto trovare impreparato. 

Oltre mille clandestini detenuti in Lituania 

La prima importante reazione riguarda un insolito traffico di migranti che, dalla Bielorussia, sta cercando di entrare in Lituania, paese che ha accolto Svetlana Tichanovskaja dandole lo status di diplomatica. Non c’è nessuna prova che si tratti di una rappresaglia politica, ma tutto lo fa pensare: a partire dai primi di maggio, la Bielorussia ha aperto dei voli ricorrenti che collegano Minsk a Baghdad. Da inizio 2021, oltre mille migranti sono detenuti nei centri di accoglienza lituani (contro appena 81 nel 2020 e 46 nel 2019). 

Il 2 luglio il governo lituano ha dichiarato lo stato di emergenza, aggiungendo che l’afflusso di migranti clandestini dal confine bielorusso crea problemi economici notevoli al paese. Lukashenko ha replicato che la Bielorussia non ha “né i soldi né l’energia per questo a causa delle sanzioni”. 

Ma il governo di Minsk non si è fermato qui: dopo aver richiamato il suo ambasciatore in Unione Europea, ha confermato la volontà di uscire dall’accordo del Partenariato Orientale. Il ministro degli Esteri ha dichiarato che la Bielorussia “non può adempiere ai suoi obblighi ai sensi di questo accordo nel contesto delle sanzioni e delle restrizioni imposte dall’UE”, esprimendo poi rammarico perché “la sospensione forzata dell’accordo avrà un effetto negativo sulla nostra cooperazione con l’UE nella lotta all’immigrazione illegale e alla criminalità organizzata”, come cita AGI. 

Europa sempre più lontana, e Mosca? 

Charles Michel ha dichiarato che l’uscita della Bielorussia dal Partenariato Orientale rappresenta un ulteriore allontanamento del paese all’Europa, ma è sbagliato pensare che questo porterà l’avvicinamneto di Minsk a Mosca. Putin non ha commentato ciò che è stato detto durante l’incontro con Biden, ma diversi indicatori dimostrano che il presidente russo non ha nessun interesse nel proteggere il vicino. 

Secondo il direttore del Centro per gli studi strategici e di politica estera di Minsk, Arsenij Sivitsky, intervistato da Naviny.by, Putin ha da tempo i suoi piani per la Bielorussia e vorrebbe trovare un accordo con l’UE. Adesso, sostiene, c’è da aspettarsi un “ancor maggior coordinamento” delle azioni della Russia e dell’Occidente riguardo alla questione.

In autunno l’economia bielorussa potrebbe crollare 

Va forse in questa direzione la decisione di Mosca di deviare gran parte del trasporto di gas lontano dal gasdotto bielorusso, che fino a oggi ha permesso di portare verso ovest 32,9 miliardi di metri cubi di gas russo all’anno. Il motivo di tale riduzione potrebbe essere la prossima apertura di un nuovo gasdotto, Nord Stream 2, che passerà sul fondo del mar Baltico ed eviterà così di attraversare altri paesi. Apertura che fino a oggi è stata rimandata a causa dell’ingerenza degli Stati Uniti: che sia merce di scambio nelle trattative tra Biden e Putin? Quale che sia il motivo, la Bielorussia potrebbe perdere, secondo gli esperti, 350 milioni di dollari l’anno. 

Oltre a questa ipotetica perdita, ormai il paese deve fare i conti con le conseguenze delle sanzioni. Le sanzioni limitano la vendita di prodotti petroliferi, fertilizzanti di potassio e beni utilizzati per la produzione di tabacco. Anche l’accesso ai mercati dell’UE è limitato, mentre la Banca Europea non potrà più finanziare progetti nel settore statale e gli Stati membri dovranno limitare la partecipazione delle proprie banche nei progetti multilaterali di cui sono membri con la Bielorussia. 

Per molti esperti, un eventuale crollo dell’economia resta l’unica strada per far cadere il regime di Lukashenko, strettamente legato al consenso delle forze dell’ordine che finanzia. 

Il paradosso dei diritti umani: Lukashenko accusa l’Occidente 

Le forze dell’ordine sono la chiave per il mantenimento dello status quo, capaci di stanare qualsiasi dissidente, anche soltanto presunto, e consegnarlo alle prigioni, dove molti scontano pene per aver anche solo indossato i colori bianco e rosso. 

Ma nonostante la continua violazione dei diritti umani di cui Lukashenko si fa promotore, il ministero degli Esteri bielorusso ha preparato un rapporto su “eclatanti violazioni dei diritti umani” in UE, USA, Gran Bretagna e Canada. Una mossa utile per la propaganda, che continua a sostenere la comunicazione di Lukashenko soprattutto grazie al monopolio dei media (soprattutto con il blocco di molti siti e i tanti giornalisti in carcere o in esilio). Nella nota del Ministero che accompagna il rapporto si legge che “la Bielorussia non insegna né condanna nessuno, a differenza di alcuni dei nostri partner sicuri di sé”.

Per lo stesso motivo sono stati concessi gli arresti domiciliari a Roman Protasevich e alla compagna Sofia Sapega. Un’azione che punta ad ammorbidire la propria immagine sia rispetto all’Occidente che ai propri cittadini. 

E sempre per ragioni di propaganda in Bielorussia ci si sta dando un bel da fare per screditare i simboli usati dall’opposizione, associandone molti al fascismo e all’occupazione nazista. Per esempio, si fa notare come l’Unione della gioventù bielorussa sotto la bandiera bianco-rosso-bianca ricordi quella della Gioventù Hitleriana, e i due slogan, Zhyve Belarus (Viva la Bielorussia) e Heil Hitler vengono assimilati.

L’isolamento della Bielorussia rispetto al resto del mondo è sempre più evidente. A prescindere dal movimento di protesta, l’esito di questa guerra fredda dovrà per forza portarci a una soluzione nel medio-breve termine.

Per saperne di più: Cosa succede in Bielorussia, tutti gli articoli. E in ordine

Immagine: Andrew Keymaster/Unsplash

Chi è Anna Bardazzi

Nata nel 1982 a Prato, si è laureata in Scienze Politiche con una tesi sulla Bielorussia di Lukashenko. Dopo aver vissuto diversi anni all'estero è rientrata recentemente in Italia, dove si occupa di contenuti digitali e traduzioni. Il suo primo romanzo, La felicità non va interrotta, è uscito a marzo 2021, edito da Salani. Collabora con East Journal dal 2020.

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