ARMENIA: Cosa cambia se il Cognac diventa Brandy?

Il 10 giugno, il governo dell’Armenia ha dato il via libera ad un accordo finanziario con l’Unione europea per rinominare i suoi pluripremiati liquori a base di uva, tradizionalmente conosciuti come “cognac”. In cambio, Bruxelles stanzierà 3 milioni di euro per aiutare i produttori armeni di distillati a rimanere competitivi sui mercati esteri.

La risoluzione in questione rientra nel “partenariato globale e rafforzato con l’Armenia”; un accordo di associazione volto a creare un regime di libero scambio globale e approfondito (DCFTA) tra le due parti. Bruxelles e Erevan avrebbero dovuto firmare il documento nel 2013, ma, a causa delle pressioni russe, l’Armenia ha fatto retromarcia, preferendo aderire all’Unione economica euroasiatica guidata dal Cremlino. Ciononostante, l’UE e l’Armenia hanno proseguito i negoziati con l’obiettivo di raggiungere un nuovo accordo di partenariato globale e rafforzato (CEPA) firmato il 14 novembre 2017.

Secondo le disposizioni negoziate in quell’anno, Erevan ha tempo fino al 2032 per eliminare gradualmente la parola “cognac” dalle etichette dei propri distillati d’uva. Al termine di questo periodo, il nome della bevanda dovrà essere cambiato una volta per tutte. In occasione di un vertice bilaterale tenutosi a marzo, i funzionari armeni hanno comunicato a Bruxelles di non aver ancora deciso quale parola usare, sebbene la bevanda venga già commercializzata all’estero con l’etichetta di “brandy armeno”. Approvando la relativa disposizione il 10 giugno, il parlamento dell’Armenia ha reso possibile lo svincolo dei fondi. Su come poi verranno investiti i 3 milioni provenienti dalle casse europee, Erevan non ha ancora fatto chiarezza.

L’Unione europea e il cognac armeno

Una risoluzione emanata dalla Corte di giustizia dell’Unione europea nel 2011 afferma che solo il brandy del dipartimento francese della Charente, dove si trova la città di Cognac, può essere chiamato in tal modo. L’accordo tra Armenia e Unione Europea si applica poi anche all’etichetta dello “Champagne”. Secondo la legislazione europea, gli spumanti non della regione francese dello Champagne e non prodotti dai suoi vitigni, non possono essere chiamati con questa denominazione. Stanziando i 3 milioni di euro per i produttori di brandy, Bruxelles spera di tutelare i suoi produttori di alcolici senza rovinare i passi in avanti fatti nelle relazioni con Erevan.

L’importanza del cognac per l’Armenia

Il Brandy/cognac ha rappresentato il 7,7% di tutte le esportazioni dell’Armenia lo scorso anno. Qualora questa mossa arrechi un danno all’immagine dei produttori locali di alcolici, sarà l’intera economia del paese a trarne le conseguenze. Quest’anno il consumo di vino e superalcolici è diminuito sia sul mercato interno che su quello estero. Secondo un articolo del portale Jam News, le aziende armene di vino e brandy stanno attualmente operando a metà della loro capacità.

Tra i grandi produttori di questa bevanda spicca la Yerevan Brandy Factory. Quest’azienda è stata fondata nel 1887 sotto l’Impero russo, per poi venire acquistata dal gigante francese dell’alcol Pernod-Ricard negli anni ’90. Pare che Winston Churchill, dopo la conferenza di Yalta del 1945, fosse diventato un grande estimatore del brandy prodotto in Armenia, che però utilizza un processo di preparazione del distillato importato direttamente dalla regione del Cognac. All’estero, il prodotto più esportato dalla Yerevan Brandy Factory è l’Ararat. Al momento della stesura dell’accordo, il sito web inglese della società utilizzava ancora la parola cognac. Un’altra azienda che verrà colpita è la Champagne Wine Factory di Erevan, che dagli anni ’50 produce spumante che prende il nome dall’iconico prodotto francese. Oltre ai loro vini spumanti, anche il nome dell’azienda dovrà essere rinominati in base all’accordo UE.

Se non altro, il cambio di nome non danneggerà il commercio con la Russia. Le limitazioni dell’Unione europea consentono al “cognac” di rimanere sulle etichette in lettere non latine. Mosca, con la quale l’Armenia ha un regime economico di libero scambio sotto l’ala dell’Unione economica eurasiatica, nel 2019 ha importato l’84% delle esportazioni armene di superalcolici, contro il 3,5% arrivato in Europa. In Russia il distillato armeno viene presentato come prodotto di fascia alta, ma, al tempo stesso, più economico del cognac francese. Nei negozi di Mosca, la maggior parte dei brandy armeni ben invecchiati costano almeno il 90% in meno dei loro equivalenti francesi.

La già precaria situazione economica armena verrebbe penalizzata da un drastico calo nelle esportazioni di superalcolici. È ancora troppo presto per capire se questo cambio di nome arrecherà danni all’immagine del pluripremiato distillato armeno. Sta a Erevan, che firmando l’accordo ha ricevuto i 3 milioni dall’Unione Europea, riscontrare quale sia la migliore strategia per salvaguardare i produttori locali di cognac/brandy.

Immagine: La sede dell’azienda “Yerevan Brandy Factory” nella capitale armena (Veni Markovski, Wikimedia)

Chi è Leonardo Zanatta

Nato e cresciuto a Bologna, ha vissuto per diverso tempo in Azerbaigian e Russia. Laureatosi in Scienze internazionali e diplomatiche, frequenta il secondo anno di magistrale MIREES (Interdisciplinary studies on Eastern Europe). I suoi ambiti di ricerca coprono prevalentemente sicurezza energetica, conflitti regionali e cooperazione economica nel Caucaso e in Asia Centrale. Scrive per East Journal da inizio 2020 e ha collaborato con il Caspian Center for Energy and Environment di Baku, il Caucasus Asia Center, l'Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI) e Geopolitica.info.

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