Disegnare il calcio: intervista con l’artista serba Marija Marković

La rete è piena di narrazione calcistica. Siti specializzati raccontano ogni gesto del passato e del presente, provando a immaginare quelli futuri. Ma il 90% di questo racconto sul calcio avviene con articoli, video o foto. L’idea di trasformare il gesto o il personaggio sportivo in un’opera d’arte grafica non è ancora così diffuso, tuttavia qualcosa si sta muovendo e sono sempre di più gli artisti che raccontano il calcio disegnandolo. Una delle artiste che sta riscuotendo maggiore successo, con collaborazioni a livello internazionale a importanti riviste del settore e non – quali Le Monde Diplomatique Magazine, Zwölf, Box to Box, Humba, NPLH Football Magazine – è Marija Marković.

Un’artista diversa dal solito

Marković vive e lavora a Belgrado ed è una grande tifosa della Stella Rossa, una delle due squadre della sua città. Il suo stile chiaramente riconoscibile è diverso da quello a cui siamo abituati in Italia, più geometrico, più razionale. E non è un caso se le atmosfere dei suoi lavori sono permeate da un immaginario che viene dalla ex Jugoslavia e dall’Europa dell’Est: Marković è molto brava a riportare un certo tipo di tradizione estetica, contaminandola con elementi pop occidentali. Operazione molto difficile in un momento di globalizzazione estetica che spesso non permette di riconoscere la provenienza dell’artista.

Oggi i social, accorciando le distanze, hanno uniformato certi tipi di linguaggi e quindi anche i diversi stili spesso si fondono allineandosi in una rappresentazione molto ordinata, ma priva di pathos. E’ come trovarsi in una delle tante sale di aeroporti internazionali: sono stupende ma non ti fanno capire in che paese ti trovi.

Uno stile inconfondibile

Marković ha creato, invece, un suo linguaggio che parla della sua storia e di come questa si affaccia al resto del mondo. Spesso accosta scritte in alfabeto cirillico a frasi o espressioni nella lingua del giocatore che sta rappresentando, o utilizza simbologie che ne richiamano la provenienza. Fa viaggiare l’osservatore, senza spostarsi, rimanendo coerente con se stessa, sempre. Proprio per il suo ruolo di primo piano e per la qualità delle sue opere abbiamo provato ad intervistarla, facendoci raccontare come è nato il suo lavoro e come si sta sviluppando la sua attività.

Chi è l’artista Marija Marković?

Un’appassionata di calcio e arte, che vive a Belgrado.

Perché hai scelto il calcio per comunicare la tua arte?

Per me questo è il miglior modo per coniugare insieme due cose che amo. Ho iniziato solo per divertimento a giocare con il calcio e il design e non molto dopo questo è diventato il mio lavoro. E adesso, qualche anno dopo, posso dire che focalizzarmi su calcio e design è stata probabilmente la miglior decisione che io abbia preso, riguardo alla mia professione di disegnatrice.

Come nasce il tuo stile?

Deriva da una serie di elementi differenti. La fotografia come base, forme geometriche, elementi tipografici, neri intensi e colori pastello e un pizzico di momenti retrò presi in prestito dai programme del vecchio calcio inglese. Ecco ci siamo.

Da dove prendi la tua ispirazione e quali sono i maestri a cui ti ispiri?

In primis dal calcio, ovviamente. Per me, il calcio è la principale fonte di ispirazione, ogni giocatore o momento del gioco su cui lavoro è particolare. Ognuno di loro ha qualcosa di riconoscibile che è sufficiente per mettermi facilmente in condizione di essere creativa. Ma se parliamo di ispirazione in generale, la trovo in tante cose differenti, come il collage e la pittura dei maestri che amo, come Mucha, Botticelli, Basquiat, Matisse, ma anche nei libri e nella gente.

Qual è il lavoro di Marija Marković che la stessa artista preferisce?

Non è facile rispondere a questa domanda e sceglierne solo uno. Ma il calciatore che più mi ha ispirato maggiormente è Maradona. Sicuro. C’è proprio un livello di creatività differente quando lavoro su Maradona. Anche Roberto Baggio, a dire il vero. Ma, a essere onesti, ho amato tutti i lavori calcistici che ho fatto.

E qual è l’opera che ancora non hai fatto ma che vorresti assolutamente fare?

Ci sono alcuni giocatori che mi piacciono ma che non ho ancora “messo su carta”, come ad esempio Shearer (eccetto una volta per il calendario di Box To Box), Lineker, Recoba, Lukaku, Kante, solo per fare qualche nome.

Nel mondo degli “artisti del calcio” ci sono tanti tuoi colleghi. Quali sono i tuoi preferiti?

Bella domanda. Ci sono un sacco di graphic designer e disegnatori estremamente talentuosi, i cui lavori seguo con piacere. In Italia ho i miei preferiti in assoluto: Sarita e Osvaldo Casanova, che sono due illustratori di calcio pazzeschi. Poi mi piacciono Pini Santoro dall’Argentina, Zooligan, Neil Jamieson, Hands Of God, 16Bit Goal e molti altri.

Immagine: Marija Marković (diritti riservati)

Chi è Gianni Galleri

Autore di "Curva Est. Un viaggio calcistico nei Balcani" e "Questo è il mio posto. Le nuove avventure di Curva Est fra calcio e Balcani". Coordina la redazione sportiva di East Journal.

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