Caucaso del Nord: crocevia di civiltà e ambizioni geopolitiche


Geopolitica del Caucaso russo

di Giuliano Bifolchi

Sandro Teti Editore (10 dicembre 2020)

175 pagine

 

 

 

 

Per secoli la regione del Caucaso ha rappresentato un punto di incontro fra mondi diversi, tra Occidente e Oriente, allo stesso tempo centro e periferia all’interno del sistema di relazioni internazionali in Eurasia. All’interno della stessa regione tuttora coesistono popoli, religioni e stati che delineano il suo estremo grado di multiculturalità. L’area che si estende dal versante settentrionale, a sua volta, è una sintesi perfetta di questa realtà: interamente rientrante nei confine della Federazione Russa, il Caucaso settentrionale è un crogiolo di diversi popoli (caucasici, slavi, iranici, turchi), in cui islam e cristianesimo rappresentano le principali religioni professate.

In quest’opera edita da Sandro Teti Editore, intitolata Geopolitica del Caucaso russo, l’autore Giuliano Bifolchi focalizza la sua analisi sul ruolo strategico che il Caucaso del Nord rappresenta nel quadro del nuovo sistema geopolitico formatosi dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica e all’alba del XXI secolo. Ponte naturale fra il mar Nero e il mar Caspio e allo stesso tempo fra Europa, Asia e Medio Oriente, con la caduta del sistema dei due blocchi contrapposti e l’avvento di un sistema multipolare sempre più integrato, questa regione è entrata nelle strategie geopolitiche di molteplici attori: dagli Stati Uniti e l’Unione Europea, alla Turchia, Cina, Iran e Arabia Saudita.

Instabilità e opportunità strategiche

Il Caucaso del Nord gioca un ruolo di primaria importanza nelle dinamiche geopolitiche euroasiatiche per la sua collocazione geografica e per la sua peculiarità storica, sociale, religiosa, economica e politica.

Quattro fattori hanno caratterizato l’area nordcaucasica nell’era post-sovietica: l’instabilità regionale, generata da conflitti armati e aspirazioni secessionistiche; il radicalismo islamico, che specialmente nella Cecenia degli anni Novanta e successivamente nell’intera area con la nascita dell’Emirato del Caucaso ha rappresentato una delle sfide principali alla stabilità della Russia post-comunista; la debolezza del sistema politico-economico, che rende la regione estremamente vulnerabile in termini di stabilità sociale; e la presenza di risorse energetiche, in particolare nel mar Caspio, che fa del Caucaso del Nord un terreno sia di opportunità strategiche che di scontro fra le diverse potenze mondiali interessate a stabilire corridoi economici internazionali.

Inoltre, la diffusione dell’islam conferisce a questa regione un duplice ruolo di “ponte e barriera tra la Federazione Russa e il mondo arabo-musulmano“: l’affermazione di Ramzan Kadyrov a capo dell'”Umma russa” e il suo ruolo di mediatore tra il Cremlino e le monarchie del Golfo rendono il Caucaso del Nord un avamposto cruciale per la politica estera russa in Medio Oriente, mentre è ugualmente rilevante il suo ruolo come zona di contenimento delle dinamiche di instabilità scaturite dai conflitti del Caucaso meridionale e dell’area mediorientale.

Il controllo russo sul Caucaso del Nord

Ad oggi, il controllo del Cremlino sulla regione del Caucaso settentrionale è parte centrale di una strategia eurasiatica volta a mantenere il controllo di quello che Mackinder ha definito l’Heartland, che permette a Mosca non solo di influenzare lo spazio post-sovietico, ma allo stesso tempo di giocare un ruolo da protagonista nel cosiddetto New Great Game che contrappone la Russia all’Occidente e alla Cina, così come ad altri attori regionali emergenti come l’Iran, la Turchia, l’India e il Pakistan.

Foto: Sandro Teti Editore

Chi è Marco Alvi

Laureatosi in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali al L'Orientale di Napoli, continua i suoi studi magistrali al corso di Interdisciplinary Research and Studies on Eastern Europe (MIREES) dell'Università di Bologna. Si interessa da lungo tempo di Caucaso e conflitti etnici, a cui si aggiungono diverse esperienze pratiche nella regione caucasica. Dopo aver vissuto in Russia e in Azerbaigian, inizia a scrivere per East Journal occupandosi di sicurezza energetica, conflict resolution e cooperazione tra Caucaso, Mar Nero e Mediterraneo orientale.

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