AZERBAIGIAN: La marcia femminista dell’otto marzo repressa dalla polizia

Nel corso della giornata di lunedì 8 marzo, una marcia femminista organizzata a Baku è stata repressa dalle forze dell’ordine. Per il terzo anno consecutivo, le femministe azere si erano date appuntamento nel centro di Baku, sulla via Nizami, in occasione della Giornata internazionale dei diritti delle donne. Come già avvenuto durante gli scorsi anni, la marcia è però stata bloccata in maniera violenta dalle forze di polizia, che hanno arrestato almeno 25 persone tra cui Gulnara Mehdiyeva – una delle organizzatrici.

Ancora prima che la marcia iniziasse, intorno alle 14.30 ora locale, i poliziotti hanno fatto irruzione in un bar del centro di Baku, luogo di ritrovo per numerosi attivisti, arrestando altre due organizzatrici della manifestazione – Vafa Naghi e Sevgi Ismailova.

Già nelle scorse settimane le autorità del ministero dell’Interno azero avevano promesso che nessuna manifestazione sarebbe stata tollerata senza l’approvazione delle autorità cittadine, citando anche il regime di quarantena e le restrizioni dovute alla pandemia come ragioni per l’eventuale dispiegamento di forze di polizia. Con lo scopo di “limitare la diffusione del covid-19”, le autorità azere avevano anche annunciato la sospensione dei trasporti pubblici per la giornata dell’8 marzo (decisione che non era stata presa per nessun altro giorno festivo da inizio pandemia). Delle collette sono state organizzate per permettere ad alcune attiviste di recarsi in taxi nel centro di Baku per partecipare alla marcia.

Sebbene l’autorizzazione per l’evento fosse stata rifiutata dalle autorità di Baku, le organizzatrici della marcia avevano comunque ritenuto opportuno rivendicare il proprio diritto a manifestare – giustificando così la loro decisione: “Noi manifestanti siamo indignate dai numerosi femminicidi, dai suicidi di donne, dalla discriminazione e dalla violenza di genere in Azerbaigian durante tutto l’anno, e dall’assenza di qualsiasi meccanismo per proteggere i gruppi più vulnerabili durante la pandemia. Lo stato promuove valori patriarcali e non prende provvedimenti seri per garantire la sicurezza dei cittadini e delle cittadine. […] Nessuna forza può fermare la nostra libertà di espressione e di associazione! Continueremo la nostra lotta fino a quando il patriarcato non sarà distrutto!”

Dopo il rilascio delle attiviste arrestate, alcune azioni di protesta si sono svolte in maniera spontanea in diverse zone di Baku. Da tre anni a questa parte, le femministe azere vogliono ripoliticizzare la giornata dell’8 marzo, ormai svuotata del suo significato rivoluzionario e ridotta ad un evento commerciale e di facciata – in cui i poliziotti da un lato distribuiscono fiori (come pubblicizzato dal ministero dell’Interno azero sui social), ma dall’altro picchiano e reprimono le donne che manifestano per i propri diritti.

Tra le principali rivendicazioni del movimento femminista azero c’è l’adozione della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica. Questo è un fenomeno ampiamente diffuso in Azerbaigian, e che viene ancora considerato una questione privata, per cui le denunce sono molto rare. Secondo un rapporto dell’ONU del 2014, la violenza domestica colpisce il 43% delle donne in Azerbaigian, nel 29% dei casi per mano del proprio partner. Per un paese di 10 milioni di abitanti, esistono solo 3 case-rifugio per le vittime di violenze e abusi.

A fine febbraio il suicidio della ventenne Sevil Atakishiyeva, che aveva subito maltrattamenti in famiglia e minacce di morte dal padre, aveva riacceso i riflettori sulla violenza domestica nel paese. Parte dell’opinione pubblica azera e alcuni gruppi conservatori avevano lanciato una serie di attacchi contro il movimento femminista e l’attivista Gulnara Mehdiyeva (alla quale Sevil si era rivolta in passato in cerca di aiuto), accusandola di aver “istigato” la giovane a compiere il gesto.

Il giovane movimento femminista si è consolidato negli ultimi anni in Azerbaigian, malgrado la repressione operata dallo stato nei confronti della società civile e le restrizioni legali sulla libertà di associazione (la cui soppressione è un’altra rivendicazione del movimento). Le femministe si organizzano attraverso una serie di network decentralizzati, che operano in maniera principalmente informale e sui social media. In vista dell’8 marzo, le attiviste azere hanno organizzato il primo concerto femminista nella storia del paese, che è possibile rivedere sul loro canale YouTube.

Foto: la via Nizami a Baku (Wikimedia Commons)

Chi è Laura Luciani

Nata a Civitanova Marche il giorno in cui tre presidenti riuniti in una dacia firmavano un accordo sulla dissoluzione dell'URSS. Attualmente è dottoranda in scienze politiche presso la Ghent University (Belgio), con una ricerca sulle politiche dell'Unione europea per la promozione dei diritti umani e il sostegno alla società civile nel Caucaso meridionale. Oltre a questi temi, si interessa di spazio post-sovietico in generale, di femminismo e questioni di genere, e a volte di politiche linguistiche. E' co-autrice del programma "Kiosk" di Radio Beckwith.

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