TURCHIA: Biden e le indagini contro la banca turca Halkbank

Nuovi dettagli sulla gestione delle accuse contro Halkbank, da parte del Dipartimento di giustizia americano, rivelano una condotta sistematica di aggiramento delle sanzioni contro l’Iran da parte della banca turca, che coinvolgerebbe anche ampi settori dell’apparato statale. Secondo recenti rivelazioni del New York Times, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan sarebbe riuscito a esercitare una certa pressione sull’ex presidente americano Donald Trump, spingendo per la sospensione di indagini che minacciavano non solo la banca ma, potenzialmente, anche membri della famiglia e del partito politico del presidente turco. Con il cambio al vertice della presidenza americana sono molti a chiedersi se il procedimento proseguirà con maggiore celerità.

Le indagini

La banca turca di proprietà statale Halkbank è accusata di aver utilizzato, direttamente e indirettamente, finanziarie e società di copertura in Iran, Turchia, Emirati Arabi Uniti e altri paesi al fine di eludere i divieti relativi all’accesso dell’Iran al sistema finanziario degli Stati Uniti. Si sarebbe, inoltre, resa colpevole di violazioni sistematiche delle restrizioni sull’uso dei proventi delle vendite di petrolio e gas iraniani e di quelle relative alla fornitura di oro al governo dell’Iran.

Secondo l’atto di accusa redatto dal procuratore degli Stati Uniti Geoffrey Berman, funzionari governativi di alto rango, in Iran e Turchia, avrebbero partecipato a questo schema fraudolento, ricevendo anche tangenti del valore di decine di milioni di dollari per proteggere le persone coinvolte e aiutare a tenere nascosto il sistema agli osservatori statunitensi.

Durante gli ultimi mesi di presidenza Trump la procura generale degli Stati Uniti ha tentato, senza successo, di far accettare a Berman che la banca evitasse un’accusa formale pagando una multa e riconoscendo alcune irregolarità. Sempre secondo il New York Times, inoltre, il Dipartimento di Giustizia avrebbe fatto pressione per il raggiungimento di un accordo, volto a porre fine alle indagini nelle quali erano coinvolti anche funzionari turchi alleati di Erdoğan, ma l’avvocatura del distretto meridionale di New York non avrebbe ceduto.

Erdoğan ha un grande interesse politico nei confronti di queste indagini anche perché il caso è diventato, in patria, una fonte di grande imbarazzo. Perciò la campagna di lobbying della Turchia era iniziata già prima che Trump entrasse in carica. Era stato proprio Joe Biden, allora vice presidente dell’amministrazione Obama, a ricevere pressioni a riguardo durante una visita nel paese nell’agosto del 2016.

In quell’occasione, parlando ai giornalisti prima di lasciare la Turchia, Biden chiarì che c’erano dei limiti a ciò che gli Stati Uniti potevano fare per rispondere alle richieste di Erdoğan. Adesso che Biden è presidente, sarà interessante notare se la linea degli Stati Uniti tornerà a essere quella espressa nel 2016, senza nuovi tentativi di intralcio delle indagini.

Le accuse

Il sistema per aggirare le sanzioni americane contro l’Iran, sviluppato nel 2012 dal faccendiere di nazionalità turco-iraniana Reza Zarrab, con il supporto dell’allora vice direttore generale di Halkbank, Mehmet Hakan Attila e dell’allora ministro dell’economia Mehmet Zafer Caglayan è stato portato avanti fino all’arresto di Zerrab e Attila nel dicembre del 2013, quando i due furono arrestati in Turchia, a seguito di un’inchiesta sulla pubblica corruzione.

Le autorità statunitensi sospettano però che lo schema sia proseguito anche dopo il rilascio di Zerrab, avvenuto nella metà del 2014. Reza Zarrab è stato infine arrestato dall’FBI a Miami nel marzo 2016 e, collaborando con la giustizia americana, ha probabilmente contribuito a svelare il meccanismo utilizzato per frodare il dipartimento del tesoro americano.

Il sistema fraudolento

I proventi iraniani venivano trasformati in oro che, dopo essere stato esportato dalla Turchia, veniva riconvertito in contanti tramite società di copertura e reimmesso in Iran o utilizzato per effettuare trasferimenti finanziari internazionali per conto di persone o entità iraniane.

Sebbene queste operazioni venissero effettuate per conto del governo iraniano – compreso il NIOC (Nationial Iranian Oil Company), la Banca Centrale dell’Iran, e banche possedute o controllate dal governo iraniano – i vertici di Halkbank hanno sempre dichiarato ai funzionari del Tesoro americani di effettuare soltanto transazioni consentite.

Veniva inoltre prodotta falsa documentazione per far sembrare che l’oro acquistato in Turchia, con i proventi delle vendite del petrolio iraniano, fosse esportato in Iran, mentre in realtà veniva portato a Dubai e venduto lì, al fine di ottenere dollari, euro e altre valute. Anche il governo della Turchia traeva vantaggio da queste operazioni perché, convertendo i proventi petroliferi iraniani in oro che veniva esportato, gonfiava artificialmente le sue statistiche sulle esportazioni, facendo apparire la sua economia più forte di quanto non fosse in realtà

Durante la collaborazione di Reza Zarrab con le autorità statunitensi è più volte emerso il nome di Erdoğan cosa che ha suscitato il sentito risentimento del presidente turco, tanto che l’accesso agli articoli sulle interviste che il suo corriere, Adem Karahan, ha concesso al Courthouse News Service è stato vietato in Turchia il 23 settembre 2020 da un tribunale di Istanbul.

Foto: Wikipedia commons

Chi è Dario Nincheri

Dario Nincheri, archeologo, ha vissuto a Betlemme e in Galizia. Studente magistrale di archeologia orientale e appassionato di Medio Oriente, per East Journal si occupa soprattutto di Turchia.

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