“Volevamo salvarci”. Quotidianità e intimità nella poesia di Petr Hruška

 

Volevamo salvarci

di Petr Hruška

traduzione e cura di Elisa Bin

Miraggi Edizioni, 2021

Euro 17,00

 

 

 

Lo scorso febbraio è stato pubblicato da Miraggi Edizioni un nuovo libro che va ad arricchire una proposta di per sé già molto interessante e particolare all’interno della collana janus|giano, in cui è già presente, ad esempio, Poesie dal campo di concentramento di Josef Čapek (2019). L’opera in questione è la raccolta eterogenea di testi di Petr Hruška, curata da Elisa Bin. All’interno è presente una scelta di poesie e alcune prose brevi che nell’insieme abbracciano, in senso ampio, gran parte della produzione di Hruška. Inoltre, l’edizione si apre con una preziosa introduzione volta a illustrare meglio la vita e l’opera del poeta.

Petr Hruška e la tradizione letteraria ceca

Questa raccolta di Petr Hruška non è la prima consacrazione dell’autore all’interno dell’editoria italiana: le sue opere sono già infatti comparse in altri contesti, sia in rivista che in volume. Questa precisa scelta di testi ha però la peculiarità di invitare il lettore italiano a rendersi conto della vastità, nonché della peculiarità, dell’opera di Hruška.

Autore nato negli anni Sessanta, il suo destino è stato quelli di molti degli intellettuali che si sono visti privati della possibilità di pubblicare a causa delle rigide maglie della censura durante gli anni della Normalizzazione. La possibilità di pubblicare arriverà per il poeta solo dopo gli eventi del 1989.

Il rapporto con la tradizione letteraria si mostra, come sottolinea la curatrice, soprattutto in relazione all’esaltazione della poetica delle piccole cose, in cui si intersecano anche altri temi come quello del quotidiano o della dimensione urbana, sebbene la città prediletta dall’autore non sia la capitale, bensì un’Ostrava folle e immersa in una nebbia di contraddizioni.

Volevamo salvarci o la dimensione intima del “noi”

Proprio all’interno del titolo è presente un’identità plurale che vuol rimandare non solo all’intima relazione di coppia, ma anche a una sorta di intimità “universale”, dove universalità è sinonimo di multiformità. La ricerca di una vicinanza è, in questo senso, uno dei problemi centrali della contemporaneità. L’io lirico, sebbene silenzioso sulla carta, si palesa nel bisogno di un contatto per tutti i sensi, minacciato dall’avvento dell’era digitale, si è rivelato ancora più impellente a seguito degli eventi dell’ultimo anno. La poesia di Hruška è una vera e propria dichiarazione di necessità di una vicinanza in entrambe queste dimensioni del “noi”. In questo aspetto si rivela l’estrema attualità dell’opera del così soprannominato “poeta della cucina”.

Ambientazioni e scetticismo

Le ambientazioni della poesia di Hruška sono molteplici, riguardano sia spazi interni che aperti. La peculiarità di queste risiede nel fatto che non sono mai vuote, bensì costellate di elementi scelti e incasellati con estrema attenzione, la stessa che il poeta rivolge alla struttura stessa delle sue poesie. All’interno di questi panorami domestici e contemporanei il poeta non si erge al di sopra degli oggetti della sua poesia, ma si immerge in essi, divenendone così un acuto e quanto mai sensibile osservatore. A livello profondo, però, questo alimentarsi poetico della e nella realtà mostra il neo di una rottura che chiede di essere continuamente risanata. In questo modo lo scetticismo si trasforma, grazie all’impiego di versi profondamente metaforici e di una lingua che la curatrice definisce “plastica”, in una riflessione dai caratteri esistenziali sulla condizione umana e sui valori che la animano. Ed è proprio in questo partecipare a una contemporaneità che sembra possibile vedere il crollo dei dettami dell’etica tradizionale, in cui risiede il messaggio della voce poetica di Hruška.

L’invito sembra essere quello di giungere, grazie alla ricerca di una vicinanza tangibile con l’altro, a un nuovo contatto con la realtà, che ristabilisca in qualche modo gli equilibri spezzati dalla frenesia del mondo contemporaneo. Un invito, quello di Petr Hruška,  che risuona come una risposta etica volta a risanare quella rottura che è al centro delle sue poesie.

 

Immagine: Wikipedia

Chi è Martina Mecco

Studentessa magistrale di lingue e letterature straniere all'Università di Padova con uno spiccato interesse per la produzione memorialistica del Novecento. La sua passione per le lingue e le letterature slave l'hanno portata alla scelta di vivere quest'ultimo anno a Praga, dove oltre completare gli studi coltiva i suoi interessi per la cultura ceca in ogni sua forma. Oltre alla sua collaborazione con East Jorunal è anche fondatrice e direttrice della rivista studentesca "Andergraund".

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