TURCHIA: Arresti all’università e movimento LGBT sotto attacco

Dopo un mese di proteste pacifiche di studenti e accademici contro la nomina governativa di un rettore fiduciario, la sera di lunedì 1 febbraio la polizia ha fatto irruzione nell’Università Boğaziçi a Istanbul, arrestando almeno 159 studenti. Fonti riferiscono di scontri e feriti, mentre molti abitanti del quartiere hanno sbattuto pentole dalle finestre in sostegno degli studenti che si rifiutavano di lasciare il campus.

La tensione è iniziata a salire nel pomeriggio della domenica quando alcuni studenti hanno tentato di manifestare dopo che un gruppo di loro era stato arrestato a causa di un’immagine esposta davanti al campus: l’immagine faceva parte di una simbolica esposizione d’arte, la Resistance Exhibition, curata dagli studenti dell’Università Boğaziçi nel contesto più ampio delle proteste contro la nomina di Melih Bulu, il rettore fiduciario nominato dal governo, ed era già stata presa di mira dagli islamisti del campus e dai media filo-governativi.

Arcobaleni sulla Mecca

L’oggetto del contendere è un’immagine del santuario della Mecca circondato da bandiere del movimento LGBT e con l’iconografia tradizionale modificata in modo da risultare una sottile satira contro l’autorità patriarcale in Turchia.

La procura ha aperto un’inchiesta contro gli studenti che sono stati fermati e portati al quartier generale della polizia di Vatan, per essere poi trasferiti al tribunale di Çağlayan. Sul loro arresto si è espresso, senza giri di parole, anche il ministro dell’Interno Süleyman Soylu che ha così annunciato le detenzioni sui propri social media: “quattro pervertiti LGBT hanno mancato di rispetto alla Magnifica Kaaba e sono stati arrestati”. I tweet del ministro dell’Interno sono stati bloccati due volte dalla piattaforma per condotta che incide all’odio; ciononostante, l’attacco verso la comunità LGBT è continuato su più fronti. Anche la direzione per gli affari religiosi turca ha espresso il proprio disappunto nei confronti dell’esibizione definendola “un assalto ai valori islamici“.

Subito dopo l’arresto degli studenti davanti all’ingresso del campus, le piattaforme di solidarietà universitaria hanno iniziato a dichiarare sostegno all’Università Boğaziçi sui social media; la protesta è così salita di tono.

Per impedire agli studenti di manifestare, la polizia ha installato quindi una barricata davanti a una delle entrate del campus e ha intensificato le misure di sicurezza intorno a Rumelihisarüstü, dove si trovano i plessi universitari, chiudendo tutte le strade nelle vicinanze. Secondo Serpil Kemalbay, deputato del Partito Democratico Popolare (HDP), accorsa davanti all’università per sostenere le proteste, diversi studenti sono stati arrestati di fronte all’ingresso nord dell’università.

Manifestazioni si sono susseguite nel corso della giornata anche fuori da Istanbul e si riscontrano arresti e feriti anche a Smirne dove, più di 20 studenti dell’Università Eylül, sono stati arrestati mentre cercavano di marciare, ad Alsancak, in segno di solidarietà. Secondo le dichiarazioni della piattaforma di solidarietà studentesca locale, “la polizia ha effettuato un vero e proprio assalto contro la manifestazione indetta in risposta agli attacchi a Boğaziçi”.

La polizia dentro al campus

Nella notte l’epilogo che molti si aspettavano: intorno alle 22.30 un massiccio contingente ha fatto irruzione nel plesso universitario di Boğaziçi, in quella che gli studenti non esitano a definire una vera e propria invasione, arrestando almeno 159 persone.

Secondo una dichiarazione diffusa nelle prime ore della mattina del 2 febbraio, dall’ufficio del governatore di Istanbul, 98 studenti sono stati liberati dopo aver rilasciato le loro dichiarazioni al dipartimento di polizia. Quella stessa mattina gli studenti dell’università hanno diffuso un comunicato dove affermavano: “L’Università di Boğaziçi ha 158 anni di storia e oggi 159 studenti sono stati arrestati”.

A seguito del brutale intervento della polizia anche alcuni studenti che si definiscono studenti musulmani di Boğaziçi hanno rilasciato una nota alla stampa: “Noi, come studenti musulmani dell’Università Boğaziçi, abbiamo seguito con preoccupazione i gravi incidenti verificatisi nella nostra scuola negli ultimi giorni. Anche se il lavoro [artistico] è offensivo, la tensione che ne è derivata deve essere risolta all’interno della cornice di rispetto, tolleranza e libertà tipica della nostra università e che anche noi sosteniamo. Pertanto è inaccettabile che metodi di violenza, minaccia e linciaggio siano usati per risolvere questo tipo di controversie”.

Foto: dokuz8haber.net

Chi è Dario Nincheri

Dario Nincheri, archeologo, ha vissuto a Betlemme e in Galizia. Studente magistrale di archeologia orientale e appassionato di Medio Oriente, per East Journal si occupa soprattutto di Turchia.

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