ABCASIA: Incendi e pandemia, il costo dell’indipendenza

In Abcasia, l’inizio del nuovo anno non è stato tra i più promettenti. Nella prima settimana di gennaio, una serie di incendi è divampata nel territorio della repubblica de facto. Una nuova emergenza che si aggiunge alla già difficile situazione sociale legata alla pandemia di COVID-19, che negli ultimi tempi ha portato alla luce i limiti del governo di Sukhumi nel far fronte in maniera autonoma ai problemi della repubblica separatista.

Gli incendi 

Il 3 gennaio si sono registrati i primi incendi nelle foreste vicino a Gagra e Nuovo Athos. Viste le difficoltà dei vigili del fuoco di raggiungere tali aree, gli incendi si sono allargati verso i distretti orientali di Gudauta e Gali dove, pur senza registrare vittime, ha portato alla distruzione di tre abitazioni e quasi metà delle foreste di nocciole nell’area. Sebbene il ministero delle Emergenze abbia dichiarato il 7 gennaio che tutti gli incendi nella regione erano stati estinti, il giorno seguente le fiamme hanno continuato a divampare a 150 metri dall’area residenziale della città di Gagra, culminando il giorno 9 con un blackout di emergenza durato metà giornata a causa del propagarsi degli incendi presso la centrale elettrica “Psou 220”, la quale fornisce energia alle regioni occidentali della repubblica separatista e alla sua capitale, Sukhumi.

Il governo georgiano, a cui de iure spetta la sovranità sull’Abcasia, ha offerto la propria assistenza fin dai primi giorni dell’emergenza, rifiutate dalle autorità separatiste. A questo proposito, il segretario del consiglio di sicurezza abcaso, Sergej Shamba, ha affermato che “Sukhumi non ha bisogno dell’aiuto di Tbilisi per estinguere gli incendi nelle foreste” e che la situazione fosse sotto controllo dei vigili del fuoco locali.

Una pandemia ormai ingestibile

Dall’inizio della pandemia, molte sono state le criticità che hanno dovuto affrontare le autorità abcase, a partire da un calo dell’afflusso di turisti russi nella stagione estiva sulle coste del Mar Nero. Alla crisi economica nel paese si aggiunge una crescente crisi sociale. A seguito delle nuove restrizioni introdotte ad autunno, il ministro dell’Istruzione abcaso, Inal Gablia, si è dimostrato incapace di garantire l’insegnamento a distanza per il nuovo anno accademico. Già durante la prima ondata, gli ultimi tre mesi dell’anno accademico sono stati a loro volta cancellati e non tenuti online, redendo lo stato dell’educazione scolastica nella regione critica per ampie fasce della popolazione. Nonostante gli sforzi vani di ottenere finanziamenti esterni dalla diaspora abcasa e altri donatori privati, ad oggi molti studenti in Abcasia non hanno accesso all’istruzione scolastica pubblica.

Nel frattempo, la pandemia continua a diffondersi anche tra i palazzi del potere di Sukhumi. Dopo il presidente Aslan Bžania e il primo ministro Alexander Ankvab (attualmente in condizioni critiche in un ospedale di Mosca), è recentemente risultato positivo al Covid-19 anche lo speaker del parlamento abcaso Valery Kvarchia. Dall’inizio della pandemia, i casi registrati nella regione separatista sono circa 9,323, di cui 7,187 guariti e 131 persone decedute.

La crisi e il braccio di ferro fra Mosca e Sukhumi

I recenti incendi non hanno fatto che accentuare un dissenso sociale e una sfiducia nell’azione di governo delle autorità di Sukhumi, le quali anche dopo l’elezione del nuovo presidente Bžania nel marzo scorso fanno fatica ad affrontare i problemi nella regione separatista.

Il primo incontro bilaterale fra il neo-eletto presidente e il corrispettivo russo, Vladimir Putin, tenutosi a Soči  lo scorso 12 novembre aveva come scopo la richiesta di assistenza finanziaria da parte del Cremlino in questa fase difficile per repubblica de facto. Putin però sembra non aver fretta di dare il proprio supporto, che questa volta sembra essere tutt’altro che gratuito. Tra le condizioni poste dal Cremlino ci sono: la rimozione del divieto sulla vendita delle proprietà immobiliare ai cittadini russi in territorio abcaso, la possibilità di questi di ricevere la doppia cittadinanza abcasa e il trasferimento del monastero ortodosso di Nuova Athos sotto l’egida della Chiesa ortodossa russa. Temi questi da sempre impopolari nella società abcasa ed evitati dalle precedenti amministrazioni separatiste.

La crescente instabilità in Abcasia va di pari passo alle maggiori pressioni da parte del suo patrocinante russo, che cerca di accrescere il proprio controllo sulla regione a discapito dei tentativi del governo di Sukhumi di concretizzare la propria indipendenza.

Immagine: Temur Kove

Chi è Marco Alvi

Laureatosi in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali al L'Orientale di Napoli, continua i suoi studi magistrali al corso di Interdisciplinary Research and Studies on Eastern Europe (MIREES) dell'Università di Bologna. Si interessa da lungo tempo di Caucaso e conflitti etnici, a cui si aggiungono diverse esperienze pratiche nella regione caucasica. Dopo aver vissuto in Russia e in Azerbaigian, inizia a scrivere per East Journal occupandosi di sicurezza energetica, conflict resolution e cooperazione tra Caucaso, Mar Nero e Mediterraneo orientale.

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