UCRAINA: Yanukovich rimandato a febbraio, slitta l'accordo con l'Unione Europea

di Davide Denti

Rimandato agli esami di riparazione, come uno scolaretto discolo. Il vertice tra l’Unione Europea e l’Ucraina dello scorso 19 dicembre si è concluso senza la firma attesa all’accordo di associazione – nonostante Barroso e Van Rompuy, da Kiev, ne abbiano annunciato la conclusione del negoziato. Sulla scelta di Bruxelles ha pesato fortemente, oltre al fatto tecnico che il testo non era ancora formalmente pronto, il caso Tymoshenko, con l’ex premier ancora in prigione, e anzi da poco trasferita al carcere di Kharkiv, nell’est del paese.

Nelle parole di van Rompuy, “la messa in atto dell’accordo dipenderà dal fatto che l’Ucraina onori lo stato di diritto e gli altri valori fondamentali”: per verificare ciò, l’ultima opportunità lasciata a Yanukovich sono le elezioni parlamentari del 1° febbraio. Solo se sarà soddisfatta della loro conduzione l’Unione siglerà l’accordo, che contiene anche le norme relative all’istituzione di una zona di libero scambio approfondito (Deep and Comprehensive Free Trade Agreement, DCFTA). Una data provvisoria è stata individuata per il 15 febbraio, e solo la versione inglese dell’accordo dovrebbe fare fede.

E, anziché la tanto attesa liberalizzazione dei visti, che Yanukovich aveva promesso entro fine 2011 (ma un termine più plausibile potrebbe essere il 2015), i leader europei hanno offerto un emendamento all’accordo di facilitazione del 2007 (Visa Facilitation Agreement), con l’introduzione di una procedura semplificata per studenti, membri di Ong e detentori di passaporti ufficiali.

Anche la questione di una, seppur lontana, prospettiva di adesione per l’Ucraina resta aperta: il comunicato congiunto afferma “che l’Ucraina è un paese europeo, con una identità europea, che condivide una storia e valori comuni con i paesi dell’Unione Europea”, e l’Unione “riconosce le aspirazioni europee dell’Ucraina e dà il benvenuto alla sua scelta europea”. L’Ucraina sarebbe così (come è d’altronde ovvio) riconosciuta “paese europeo” ai sensi dell’art.49 del Trattato UE, ma restano tutte da verificare le altre condizioni di adesione, relative a mercato e democrazia così come riportato dall’art.2 e dai criteri di Copenhagen.

Così, come per Belgrado, di cui il riconoscimento dello status di candidato all’adesione è stato rimandato a marzo dal Consiglio Europeo per via della questione del Kosovo, anche l’associazione con Kiev è rimandata di qualche mese. Sperando che il (breve) lasso di tempo riporti Yanukovich ed i suoi a più miti consigli.

Chi è Davide Denti

Dottore di ricerca in Studi Internazionali presso l’Università di Trento, si occupa di integrazione europea dei Balcani occidentali, specialmente Bosnia-Erzegovina.

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