BULGARIA: La bella addormentata nel Covid verso le elezioni

Il presidente della repubblica bulgara, Rumen Radev, ha annunciato la preparazione di un protocollo sanitario per poter tenere le elezioni parlamentari, previste per il prossimo 28 marzo 2021, nonostante la pandemia da Covid-19. È una notizia. In tempi di poteri straordinari, con i leader europei sempre più tentati da derive autoritarie e sanitarie, tali da aggirare e scavalcare parlamenti ed elettori, il fatto che un paese come la Bulgaria, che pure non gode di grande salute democratica, decida di confermare le elezioni, virus o non virus, è certo cosa positiva.

Merito del presidente Radaev che, ansioso di far fuori l’arcinemico Bojko Borisov, non ha esitato a confermare la data del voto: “In qualità di presidente è estremamente importante per me garantire sia il diritto costituzionale dei bulgari di votare alle imminenti elezioni parlamentari sia la loro salute”, ha affermato il capo dello Stato secondo quanto riferito dall’emittente Radio Bulgaria e riportato da Agenzia Nova.

Già, l’arcinemico Bojko Borisov, sempre lui, padrone (ma certo non padre) del paese da quando, nel 2009, venne nominato primo ministro dopo aver portato alla vittoria il suo partito, GERB, di ispirazione conservatrice ma più che altro ricettacolo di torbidi che vanno dalla criminalità organizzata, al riciclaggio di denaro sporco, ai legami con oligarchi dalla dubbia moralità. Borisov, obiettivo delle molte proteste che dal 2013, a più riprese, cercano di cavare il paese dalle sabbie mobili della corruzione e del malgoverno. Borisov, che ogni volta rispunta vincitore grazie a un sistema di potere, di clientele, di interessi, che lo rendono per molti insostituibile. E anche per le prossime elezioni, Borisov, è in vantaggio e il suo partito è accreditato dai sondaggi intorno al 29% dei consensi, in calo di tre punti rispetto alle precedenti elezioni del 2017, ma comunque in testa.

A suo favore ha giocato la pandemia che, causa sicurezza sanitaria (sempre quella), vieta manifestazioni e assembramenti. Così la protesta che da cinque mesi andava avanti imperterrita si è vista stroncata non dal reparto celere del ministero degli Interni ma dai richiami alla responsabilità di quello della Salute. E quando ti chiamano alla responsabilità, devi rispondere sempre “presente”, pena diventare nemico pubblico, untore pestifero da crocifiggere in sala mensa. A novembre, gli organizzatori delle proteste hanno dovuto fare un bel proclama in cui, responsabilmente, civilmente, clinicamente, dichiaravano sospese quelle manifestazioni che tanto spiacevano al governo. Ma piacevano al presidente della Repubblica il quale, senza ascoltare le interessate cassandre pandemiche, ha confermato la data delle elezioni.

Elezioni che forse non cambieranno granché nel quadro politico bulgaro. E che, virus o non virus, dimostrano una volta di più come protestare non serva a un fico secco. Passando un momento di palo in frasca, e collocando la frasca in Bielorussia, si vede che manifestare pacificamente, indomitamente, per mesi, non porta a grandi risultati. Il potere ha pazienza. Verranno il freddo, la fame, la pandemia. Qualcosa verrà, e andranno tutti a casa.

L’economia bulgara, intanto, è allo strozzo. I governi che si sono succeduti, e quello di Borisov in particolare, sono stati campioni di austerità. Quella che chiede l’Europa. La quale Europa è ben contenta di avere uno come Borisov e poco gliene cale se è un mezzo mafioso, l’importante è che faccia quel che deve fare. Certo, anche i socialisti – negli intervalli del potere di Borisov – hanno portato avanti le misure di austerità ma i socialisti, non solo in Bulgaria, sono in prima fila quando si tratta di smantellare i diritti dei lavoratori e lo stato sociale (che poi, in Bulgaria, nemmeno è questo granché).

Proteste, crisi economica, oligarchi al potere, nepotismo ed emergenza sanitaria. Un cocktail potenzialmente esplosivo che cova sotto la cenere. Ma le forze politiche di opposizione non sembrano in grado di incarnare il cambiamento mentre il vecchio Bojko è in testa nei sondaggi. Il paese, addormentato dal virus, si risveglierà ancora una volta baciato da un rospo? 

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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