REP. CECA: David Černý o l’arte di dipingere di rosa un carro armato sovietico

di Martina Mecco

“L’esagerazione grottesca e la mistificazione appartengono ai segni della cultura ceca e la realizzazione di identità contraffatte è una delle strategie dell’arte contemporanea.”

Nel corso della storia, la cultura ceca ha sempre prodotto opere di grande valore artistico e non sono mancati autori di risonanza internazionale, come il noto Alfons Mucha. Nemmeno nella contemporaneità questo processo ha visto una battuta d’arresto e uno dei più importanti rappresentanti dell’arte ceca degli ultimi anni è David Černý. Passeggiando per Praga, si possono infatti ammirare moltissime opere dello scultore, che accendono con il loro carattere originale la curiosità dei passanti.

Una controversia targata David Černý

Eccentrico, controverso e provocatorio sono gli aggettivi che più si prestano a definire David Černý. La sua prima opera importante, Quo vadis, realizzata nel 1989 ed esposta nella Piazza della Città Vecchia l’anno successivo, simboleggia ironicamente l’esodo di massa da Berlino Est a Berlino Ovest avvenuto con la caduta del Muro. Tra le sue opere, occorre citare i famosi Miminka (Babies), i neonati deformi che scalano la torre della televisione di Žižkov e che gattonano a Kampa.

Se da un lato, sono stati apprezzati dall’architetto della torre Václav Aulický, dall’altro sono invece stati definiti in termini di una vergogna artistica in grado di far venire le vertigini. Un’altra opera di Černý, meta immancabile per i turisti, è la testa cinetica di Franz Kafka, un’enorme statua rotante che rappresenta il busto dello scrittore praghese. La fama dell’artista non si limita, però, ai confini dell’odierna Repubblica Ceca, difatti le opere di Černý sono collocate in tutto il mondo e godono di un riconoscimento universale.

La critica di Černý a Damien Hirst

Sin dagli albori della sua carriera artistica, Černý assegnò alla sua produzione una funzione precisa, ovvero quella di guardare alla realtà contemporanea con un atteggiamento critico e dissacrante, talvolta con prese di posizione talmente estreme da procurargli non pochi problemi. Numerosi furono infatti  gli scontri sia con la critica cosiddetta ufficiale, come nel caso dello scandalo di Bruxelles suscitato dall’opera di Entropa, sia con i quadri della burocrazia statale.

Černý si è confrontato, oltre che con la realtà a lui circostante, anche con artisti appartenenti a contesti esterni a quello europeo. Un episodio particolarmente interessante è quello che ha riguardato un altro controverso artista contemporaneo, Damien Hirst. Il suo squalo da 12 milioni di dollari, il cui titolo originale è The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living, è stato oggetto di pesante critica da parte dell’artista ceco, che nel 2005 ha realizzato l’opera Shark, costruita secondo gli stessi principi di quella di Hirst, collocando, però, al posto dello squalo una statua di Saddam Hussein.

Il carro armato sovietico rosa

Il gesto artistico che portò David Černý alla notorietà si colloca nel 1991, quando dipinse di rosa un carro armato sovietico risalente alla Seconda Guerra Mondiale. Per capire il valore dissacrante del gesto di Černý è necessario fare qualche passo indietro. Nel luglio del 1945, dopo la liberazione della Cecoslovacchia dal giogo nazista, il “Carro armato sovietico n. 23” venne posto sopra a un piedistallo nel quartiere di Smíchov ed eletto a memoriale in ricordo dell’atto di liberazione, avvenuto per mano dell’Armata Rossa. Dopo la Primavera di Praga, il monumento assunse un significato differente nella coscienza comune, venne infatti interpretato come un simbolo dell’oppressione sovietica

Růžový tank
Růžový tank

 

Nella notte tra il 27 e il 28 aprile del 1991 Černý decise di compiere un atto che provocò lo smuoversi delle autorità governative, realizzando l’opera Růžový tank (“Il carro armato rosa”). L’artista venne infatti pubblicamente accusato e arrestato, mentre il monumento venne immediatamente riportato al suo colore originario. All’arresto, ritenendolo ingiusto, reagirono numerosi deputati del governo, allora guidato dal presidente Václav Havel, che decisero di imbrattare nuovamente il memoriale in segno di protesta. L’artista venne rilasciato e il carro armato, persa la sua funzione simbolica, venne rimosso dal piedistallo. I numerosi tentativi da parte del neonato KSČM (Partito Comunista di Boemia e Moravia, fondato nel 1989) di ripristinare il monumento non sortirono alcun successo. Dopo questa avventura legale il Růžový tank venne trasferito nel museo militare di Lešany. Nel giugno del 2001, in memoria dell’abbandono del paese da parte delle truppe sovietiche, venne installato temporaneamente a Praga. Černý lo ridipinse nuovamente e venne posto su una piattaforma nel mezzo della Vltava, dove rimase fino agli inizi di luglio.

Nonostante le critiche e le controversie, Černý è sicuramente un artista fondamentale all’interno della cultura ceca contemporanea e le sue opere, che costellano le vie e gli edifici della capitale, meritano di certo una sosta.

Immagine di copertina: Růžový tank/Wikipedia

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