UCRAINA: Un progetto mediatico dedicato all’Holodomor. Intervista a Bogdan Logvynenko

Da KIEV – In Ucraina il mese di novembre è dedicato alla commemorazione delle vittime dell’Holodomor, la grande carestia del 1932-1933 che ha causato la morte per fame di milioni di persone e di cui abbiamo già scritto in un precedente articolo. Ufficialmente, la commemorazione nazionale si tiene ogni anno il quarto sabato di novembre: gli ucraini rendono onore alle vittime con un momento di silenzio o di preghiera, accendendo delle candele nelle piazze centrali delle città e, in particolare, nella sala commemorativa del Museo Nazionale dell’Holodomor di Kiev.

Quest’anno, nonostante le misure restrittive del governo dovute alla pandemia, Kiev ha ricordato questo tragico evento con una mostra fotografica: “Marija” di Lesja Maruščak, un’artista cresciuta nella comunità ucraina del Canada. Si tratta di una raccolta di immagini che perpetua la memoria delle vittime del genocidio attraverso la storia di una ragazzina sopravvissuta all’Holodomor. Inoltre, in collaborazione con il progetto Ukraїner, il museo propone anche una serie di materiali multimediali che spiegano e raccontano i tragici eventi dell’Holodomor.

Ukraїner è un progetto mediatico online fondato nel giugno 2016 dal blogger ucraino Bogdan Logvynenko, volto a far scoprire territori e luoghi poco conosciuti del paese sia agli stessi ucraini che al pubblico internazionale. Insieme alla sua squadra di volontari, Logvynenko viaggia per il paese, raccoglie testimonianze e racconta storie per mezzo di testi, foto e video. Una raccolta fotografica di questi viaggi è presente in “Ukraïner. Ukrainian Insider“, uno dei libri più venduti in Ucraina nel 2019, mentre alcune storie sono state raccontate sul grande schermo nell’omonimo film.

Homepage di Ukrainer.net

Nel corso degli anni il sito web si è evoluto e ha ampliato le sue sezioni e i suoi contenuti, disponibili gratuitamente in una decina di lingue. I materiali testuali – principalmente articoli di approfondimento – trattano i temi più diversi: si spazia dalla cucina alle tradizioni locali, dalla scienza allo sport, dalle arti alla storia del paese. Uno degli argomenti di cui la squadra di Ukraïner si è occupata recentemente è la storia della “grande fame” in Ucraina del 1932-1933: nel sito si trova un’intera sezione in lingua inglese che ne ripercorre gli eventi e riporta le tragiche testimonianze di alcuni sopravvissuti. Ne abbiamo parlato direttamente con il fondatore del progetto, Bogdan Logvynenko.

Perché Ukraïner si interessa oggi alla storia dell’Holodomor e quali sono le fonti e le testimonianze che avete raccolto relative alla “grande fame” in Ucraina?

Ci siamo resi conto di come questa fosse l’ultima occasione per poter raccogliere in primis le testimonianze di chi l’Holodomor l’ha vissuto sulla propria pelle, per documentare e raccontare le storie dei sopravvissuti. Abbiamo così collaborato con il Museo Nazionale dell’Holodomor e in pochi mesi siamo riusciti a raccogliere 120 testimonianze provenienti da diverse regioni dell’Ucraina. Oltre alle storie dei testimoni, abbiamo ritenuto fondamentale anche realizzare una serie di video esplicativi che spiegassero cos’è l’Holodomor agli ucraini e al mondo.

“Come influisce nell’Ucraina di oggi l’Holodomor?”: è questo il titolo di un articolo della vostra rubrica dedicata alla “grande fame”. Che tipo di memoria si conserva oggi di questo momento storico in Ucraina? La vicenda viene strumentalizzata da determinate forze politiche o socio-economiche?

Io e l’autrice di questo articolo, Yaroslava Bukhta, abbiamo lavorato, in particolare, sulle ripercussioni sociali di questo fatto storico. Si tratta di conseguenze tangibili, sebbene spesso difficili da rintracciare e benché sia difficile stabilire con certezza che alcune di queste manifestazioni siano precisamente una conseguenza dell’Holodomor. Si parla, in particolare, di una serie di traumi di natura storica e sociale che si manifestano ancora oggi. La memoria storica dell’Holodomor è complessa ed è stata a lungo taciuta; non solo è stata inflitta la morte alle vittime, ma ai sopravvissuti sono stati pure negati l’espressione e il ricordo di quelle esperienze per mezzo secolo. E nel silenzio le ferite storiche non si rimarginano.

holodomor
“Senza il carbone, il ferro, i minerali e il pane ucraini, senza il Mar Nero, la Russia non
potrebbe campare: soffocherebbe, e con lei anche il governo sovietico e tutti noi.” – L. Trotskij

C’è divisione nel paese o a livello internazionale (nello spazio post-sovietico, in primo luogo) in merito all’interpretazione memoriale e storica dell’Holodomor? Questa divisione ha basi linguistico-culturali?

All’interno dello spazio post-sovietico si contano anche altri popoli, oltre a quello ucraino, vittime del regime sovietico. L’Holodomor è generalmente noto come fatto storico, anche se Mosca tuttora non lo riconosce ufficialmente come genocidio e, così come un tempo, si rivela una prigione delle nazioni che non intende ammettere i propri crimini. È il caso di aggiungere che proprio in Russia alcuni dei nostri video sull’Holodomor sono stati vietati e bloccati.

Negli ultimi anni ci sono state diverse iniziative culturali che cercano di portare il pubblico internazionale a conoscenza di questi eventi storici, tra queste anche progetti cinematografici quali il recente film “Mr. Jones” e il documentario “The living”. Cosa pensi delle trasposizioni del materiale storico?

Credo che qualsiasi iniziativa volta a diffondere la verità e a combattere una certa retorica propagandistica sia estremamente importante, in qualsiasi forma venga espressa. Dobbiamo rimanere uniti e completarci a vicenda.

 

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Immagine di copertina: Opera grafica “Holod – 33” di Mykola Hnatčenko (Charkiv). L’autore è membro dell’Unione Nazionale degli Artisti dell’Ucraina.

Questo articolo è frutto di una collaborazione con OBCT

Chi è Claudia Bettiol

Nata lo stesso giorno di Gorbačëv nell'anno della catastrofe di Chernobyl, per East Journal si occupa dell'area russofona. Linguista e grande appassionnata di architettura sovietica, dopo un anno di studio alla pari ad Astrakhan, un Erasmus a Tartu e un volontariato a Sumy, ha lasciato definitivamente l'Italia per l'Ucraina, dove attualmente abita e lavora.

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