CALCIO: La Macedonia del Nord all’Europeo, una vittoria per tutti

Giovedì 12 novembre, l’attaccante Goran Pandev ha segnato il gol più importante della storia del calcio macedone, al 56′ della partita contro la Georgia, decisiva per l’accesso all’Europeo di calcio della prossima estate. La Macedonia del Nord è riuscita così a coronare un sogno lungo 27 anni, qualificandosi alla prima grande competizione internazionale di calcio dalla propria indipendenza, grazie al successo di una squadra composta da calciatori appartenenti alle diverse etnie che vivono nel paese.

Divisioni, guerra e un nuovo presente

La Macedonia del Nord è uno dei tanti paesi dei Balcani dove etnie, religioni e lingue diverse si incontrano e si scontrano da secoli, alla ricerca di un difficile equilibrio per la convivenza comune. Anche tra gli appassionati dei Balcani, la Macedonia del Nord, la sua storia, le sue bellezze e il suo carattere multietnico, passano spesso sottotraccia, forse anche perché non è stata teatro delle tragedie che hanno insanguinato i Balcani negli anni Novanta, ricevendo meno attenzione mediatica

Tuttavia, anche la Macedonia del Nord ha avuto la sua guerra civile: dal gennaio al novembre 2001, dopo alcuni anni di forti tensioni, è divampato lo scontro armato tra una frangia dell’Esercito di Liberazione Nazionale (UÇK), composto da combattenti separatisti albanesi, e le forze dell’esercito regolare di Skopje, agli ordini del governo macedone. Il conflitto si è concluso con l’accordo di Ohrid, grazie al quale il governo centrale ha accettato di aumentare la presenza albanese nelle proprie istituzioni, riconoscendo anche la lingua albanese come co-ufficiale, mentre la controparte ha rinunciato alle pretese separatiste, inaugurando una nuova fase di condivisione del potere fra le due etnie. Una condivisione che, tra alti e bassi, continua ancora oggi, chiave per tenere insieme una realtà complessa.

Una squadra, diverse comunità

La squadra di calcio della Macedonia del Nord rappresenta questa complessità. Intorno al giocatore più noto, quel Goran Pandev che da anni milita con successo in Serie A, vi è un insieme di giocatori appartenenti a diverse comunità. Due dei tre difensori titolari della squadra macedone qualificatasi all’Europeo, Visar Musliu e Egzon Bejtulai, sono albanesi. Entrambi sono cresciuti nello Shkëndijail più importante club di calcio della comunità albanese in Macedonia del Nord, considerato un simbolo del nazionalismo albanese. Non a caso, lo Shkëndija è la squadra di Tetovë/Tetovo, il più importante centro della comunità albanese, situato alle pendici del Monte Šar, vicino al confine con il Kosovo, teatro degli scontri più duri durante la guerra del 2001.

È albanese anche il centrocampista offensivo del Levante Enis Bardhi, il giocatore con più qualità nella Macedonia del Nord. Nato nel 1995 a Skopje, Bardhi è cresciuto nella squadra della comunità albanese della capitale, lo Shkupi, giocando poi in Ungheria e Spagna. Prima di vestire la maglia della Macedonia del Nord, Bardhi era stato accostato all’Albania. Lo stesso giocatore aveva dichiarato di voler giocare per la nazionale rossonera: “Non credo ci sia alcun albanese nato a Skopje che non vorrebbe giocare per l’Albania”. La chiamata da Tirana però non è mai arrivata e alla fine Bardhi ha scelto la nazionale macedone.

Il giocatore più interessante in prospettiva futura è Eljif Elmas, centrocampista del Napoli, cresciuto fra Rabotnički e Stella Rossa. Nato a Skopje da una famiglia di etnia turca, cui appartiene poco meno del 3% della popolazione macedone, nel 2017, Elmas ha rifiutato l’invito a giocare per la nazionale della Turchia dell’allora commissario tecnico Fatih Terim, preferendo rappresentare la Macedonia del Nord. Una scelta che mostra forse come l’essere cresciuto a Skopje, a contatto con tutte le comunità della città, possa avere avuto un peso maggiore rispetto all’appartenenza etnica a una di esse e alla logica di separazione fra le diverse etnie.

Elmas e Bardhi sono due degli elementi della squadra passati attraverso l’Under 21 di Blagoja Milevski, al cui lavoro di selezione dei giovani calciatori va una parte del merito del successo macedone e di cui ha scritto Alex Alija Čizmić sulle pagine di Avvenire. Il nuovo gruppo di giovani si è andato ad aggiungere ad alcuni ottimi giocatori, con una discreta carriera già alle spalle, come gli attaccanti Pandev e Ilija Nestorovski, che hanno confezionato il gol decisivo contro la Georgia.

Una vittoria per l’unità?

I due attaccanti, entrambi da anni in Italia, rappresentano le principali soluzioni offensive della squadra, con Nestorovski che agisce da prima punta più classica e Pandev, invece, più libero di muoversi. Un attacco i cui nomi riportano all’etnia maggiormente presente nel Paese, quella macedone, di matrice slava, la cui identità è spesso messa in discussione dagli ambienti più nazionalisti delle vicine Grecia e Bulgaria. Questo fatto ha spinto in passato gli stessi macedoni ad affermare la propria identità in modi discutibili, come il progetto “Skopje 2014“, che ha riempito la capitale di innumerevoli statue che avrebbero dovuto rinvigorire l’immagine dell’identità macedone.

Questa situazione è emersa anche al fischio finale della partita di Tbilisi, quando i telecronisti della tv nazionale hanno dedicato la vittoria ai nemici del loro Paese, ma anche a tutti i “cristiani ortodossi, macedoni, albanesi e turchi che giocano per questa squadra” e che “devono proteggere il nostro Paese”. Al di là di qualche simile uscita infelice, progetti come “Skopje 2014” appartengono ormai a un passato abbandonato e l’immagine della nuova Macedonia del Nord del primo ministro Zoran Zaev sembra sempre più legata all’unione delle varie comunità nel nome di un nuovo presente, più fruttuoso per tutti. In questo senso va anche il recente cambio del nome in Macedonia del Nord, mal digerito dai nazionalisti macedoni, che ha risolto lo storico contenzioso con la Grecia e aperto per Skopje le porte all’integrazione euro-atlantica.

In un ambiente in cui è presente a tutti gli effetti un sistema di governo condiviso fra le maggiori etnie, un successo del genere può avere grande importanza per la soluzione dei nodi ancora irrisolti nei rapporti fra le diverse comunità etniche, come ha sottolineato anche il premier Zaev in occasione dei festeggiamenti post-partita. Per la Macedonia del Nord questa è una bella occasione per ritrovarsi uniti a tifare una squadra che rappresenta tutti e che ha alcuni mesi di felice attesa e preparazione prima dello storico esordio all’Europeo dell’estate prossima.

Foto: Profilo Facebook di Zoran Zaev

Chi è Dino Huseljić

Studente dell'Università di Pisa, cresciuto in Bosnia-Erzegovina e formato in Lombardia. Si interessa di Balcani e di tutto ciò che riguarda il calcio. Dal 2019 scrive su "Gli Stati Generali".

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