GEORGIA: Aperta inchiesta sui confini presso David Gareia, luogo simbolo per georgiani e azeri

Il complesso religioso di David Gareia, situato al confine tra Georgia e Azerbaigian e considerato un’eredità culturale da entrambi i paesi, è tornato recentemente sotto i riflettori. Dopo la limitazione dell’accesso sul fronte azero avvenuta la scorsa primavera, la questione mai risolta dei confini tra i due paesi è tornata alla ribalta grazie alla procura generale georgiana, che ha aperto un fascicolo per indagare sulla commissione per la delimitazione dei confini, istituita dall’ex presidente Mikheil Saakashvili nel 2006.

L’inizio delle indagini

L’inchiesta, resa pubblica a fine settembre, ha avuto inizio il 17 agosto. Secondo l’accusa, è stato violato l’articolo 308 del Codice Penale georgiano, che prevede una pena dai 10 ai 15 anni per chiunque compia “azioni contro la Georgia volte a trasferire in uno stato straniero l’intero territorio della Georgia o sua parte, o separarne una parte dal territorio della Georgia”. Sul registro degli indagati sono stati iscritti i dieci membri della commissione istituita nel 2006 da Saakashvili con il preciso obiettivo di raggiungere un accordo con l’Azerbaigian.

In seguito alle trattative tra i due stati, che si sono concluse nel 2007, l’intero complesso è rimasto in territorio georgiano, con l’eccezione di una piccola sezione, in possesso del vicino Azerbaigian. Alla base delle indagini vi è l’ipotesi che il gruppo di esperti abbia utilizzato delle mappe contenenti un’errata demarcazione dei confini: anziché basarsi sull’edizione del 1937, l’accusa è di aver usato delle cartine risalenti agli anni ’70, con una scala diversa e circa 35 chilometri quadrati di territorio georgiano assegnato a Baku.

Il monastero, considerato sia un luogo di culto dai georgiani ortodossi che un monumento simbolo dal popolo azero, è stato costruito tra il settimo e il decimo secolo dopo Cristo e si trova nella regione di Kakheti, al confine tra Azerbaigian e Georgia. Il confine, tracciato in epoca sovietica, rimane dagli anni ’90 una questione spinosa nei rapporti tra i due stati, e periodicamente gruppi nazionalisti di entrambe le nazionalità manifestano per rivendicarne l’appartenenza.

L’arresto di Iveri Melashvili e Natalia Ichilova

Nelle indagini ha segnato un punto di svolta la visita del ministro degli Esteri azero Jeyhun Bayramov. Nel corso di un colloquio con il suo collega georgiano David Zalkaliani, come dichiarato da quest’ultimo, sono emersi nuovi indizi ed elementi cartografici che potrebbero rimettere in discussione il tracciamento del confine. L’attenzione degli inquirenti è caduta in particolare su due membri della Commissione: Iveri Melashvili, coordinatore del gruppo di esperti e Natalia Ichilova, cartografa.

L’1 ottobre è stato effettuato un sopralluogo nella casa delle due indagate al fine di rinvenire ulteriori prove della loro colpevolezza. La tesi difensiva di Melashvili sostiene che nel 2006 le due commissioni si accordarono su due terzi del confine, escludendo David Gareia. Tuttavia, il procuratore capo ha ordinato l’arresto di entrambi gli indagati il 7 ottobre, con l’accusa di aver utilizzato materiale inaffidabile per siglare gli accordi e cedendo all’Azerbaigian una parte di territorio appartenente alla Georgia.

I due arrestati coprono tutt’ora incarichi di rilievo all’interno degli organi governativi: Merashvili è a capo dello State Border Delimitation, Demarcation, and Border Relations Service del ministero degli Esteri, mentre Ichilova è ispettore capo presso la polizia di confine. Saakashvili, sempre attivo nella vita politica georgiana, ha accusato la procura di “giocare col fuoco” e pubblicato un video in cui accusa il partito al potere, Sogno Georgiano, di aver deteriorato i rapporti con Baku.

I risvolti politici delle indagini

Il complesso religioso di David Gareia rappresenta un importante monumento nazionale in Georgia. La Chiesa Ortodossa Georgiana, che esercita una grande influenza nel paese, ha accolto con gioia la notizia delle indagini, mentre in passato aveva criticato l’accordo stipulato tra Baku e Tbilisi. Sebbene dal governo azero non siano ancora arrivate comunicazioni ufficiali sulla vicenda, probabilmente a causa del coinvolgimento nel conflitto in Nagorno-Karabakh, in Georgia la notizia ha avuto una forte risonanza, infiammando una campagna elettorale ormai prossima alla conclusione. Il tempismo degli eventi e l’attacco diretto all’operato di Saakashvili, il cui Movimento Nazionale Unito rappresenta il principale oppositore di Sogno Georgiano, lasciano presumere che il risultato di queste indagini possa influire sulle prossime elezioni parlamentari, indette per il 31 ottobre.

Foto: itinari.com

Chi è Carlo Alberto Franco

Nato a Torino nel 1994, inizia a interessarsi di Russia e affini grazie a una Laurea Triennale in mediazione linguistica. In seguito frequenta il MIREES di Bologna e trascorre vari periodi in Russia e Kazakistan. Nel tempo libero si dedica alla musica e alla letteratura.

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