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POLONIA: Il re dei rom e la terra promessa in Abissinia

Oggi una nazione quasi interamente monoetnica, la Polonia, prima della seconda guerra mondiale, era la casa di vari popoli: dai numerosi ucraini, bielorussi e lituani, alla piccola comunità tatara, dall’enorme popolazione israelita fino ai numerosi gruppi rom. Divisi in vari sottogruppi, i rom arrivarono in Polonia da più direzioni, cercando rifugio da persecuzioni o seguendo i commerci. I Bergitka vennero dai Carpazi e dalla pianura ungherese, i Polska vennero dalla Germania, i Lovari dalla Valacchia e i Kalderash dalla Romania.

Sebbene nessuno di questi gruppi fosse governato da un re, alcuni, come i Polska, avevano una figura vagamente assimilabile, lo Szero Rom, il cui compito era di assicurare che i membri del gruppo osservassero il romanipen, l’insieme delle leggi non scritte che tengono insieme la comunità e che caratterizzano un rom degno di onore e di partecipare alla vita sociale.

Il titolo di “re degli zingari”, all’inizio, non aveva un alone particolarmente romantico. Entrato in uso dalla metà del diciassettesimo secolo, era conferito dalle autorità statali della Confederazione polacco-lituana ad alcuni rom fidati che si dovevano occupare di riscuotere le tasse presso le proprie comunità.

Il movimento rom

L’idea di nominare un re degli zingari tornò in voga sull’onda del movimento rom mondiale che prese forma tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. In un’atmosfera di rivendicazioni nazionali in tutta Europa, i rom, popolo sparso e senza terra, guardarono con crescente interesse al sionismo come modello.

Vennero organizzati vari incontri internazionali e fondate associazioni. Il primo raduno di rilievo si tenne a Kisfalu, all’epoca Ungheria, nel 1879, nel quale convennero migliaia di rom da tutta Europa. A Sofia si tenne un incontro nel 1905, in seguito al quale i rom mandarono al governo bulgaro una petizione per ottenere i diritti civili. Anche in America dei rom serbi, gli Adamović, fondarono la National Gipsy Association of America. Associazioni fiorirono anche nell’Unione sovietica e in Romania: liberi dalla schiavitù da poche decadi, i rom di questo paese avevano creato una serie di organizzazioni, fra cui l’Unione generale dei roma del controverso Gheorghe Lăzurică, di simpatie filo-fasciste.

Le varie associazioni risposero in modo diverso alla questione nazionale: se tutte cercavano più diritti e migliori condizioni di vita per i rom, alcune predicavano più integrazione nella comunità nazionale del proprio territorio, mentre altre vedevano nella creazione di una “Israele degli zingari” la soluzione migliore ai problemi del proprio popolo.

La “dinastia” Kwiek

In Polonia, a partire dai tardi anni ‘20 l’azione politica venne dominata dall’inusuale dinastia Kwiek. Di origine Kalderash, gli Kwiek non erano una famiglia in senso stretto: quando il prestigio del gruppo aumentò, molti rom con ambizioni politiche assunsero il cognome della famiglia per ottenere autorità, pur non avendo alcun legame di sangue. I Kalderash erano arrivati di recente dalla Romania, verso le metà dell’Ottocento, poco dopo la liberazione dei rom dalla servitù. Avendo mantenuto forti contatti con le comunità balcaniche, vennero esposti agli sviluppi europei della questione nazionale rom e i vari Kwiek usarono quest’esperienza per stabilire contatti con le autorità statali polacche.

Lo stato, infatti, era preoccupato dalla presenza di molte minoranze nel paese e voleva creare una forma di stabilità, cercando di evitare – non sempre con successo – esplosioni di violenza da parte dei polacchi etnici, allo stesso tempo impedendo alle minoranze di ottenere troppo potere. Nel caso dei rom, questo si tradusse nella volontà da parte di Varsavia di creare delle istituzioni centralizzate e controllate per gestire la minoranza rom.

In questo periodo lo stato polacco organizzò dei programmi di sedentarizzazione più o meno forzata delle popolazioni rom nel paese, trovando in Matejasz Kwiek un valido alleato. Residente a Varsavia, il “barone” Matejasz Kwiek si era autonominato “capo degli zingari”, evitando la retorica monarchica. Matejasz era molto vicino al governo di Varsavia e contribuì nello sforzo di sedentarizzazione dei rom. La sua autorità, tuttavia, era lontana dall’essere riconosciuta universalmente nel mondo rom. Il lattaio e presidente del Consiglio degli zingari Józef Kwiek venne eletto re a Katowice nel 1934, mentre nel 1936 Basil Kwiek fu eletto da un congresso internazionale nella cittadina di Rivne “leader mondiale”. Matejasz Kwiek si rifiutò di riconoscere Basil, ma la sua morte nel 1937 creò un vuoto di potere.

L’ascesa di Janusz Kwiek

Le autorità di Varsavia decisero di organizzare un congresso dei leader rom nella capitale polacca, scegliendo il 4 luglio 1937 come data. Durante l’evento si sarebbe dovuta tenere una votazione da parte dei capi dei vari gruppi, ma già da prima si sapeva che Janusz Kwiek, un membro fino ad allora relativamente oscuro della dinastia, avrebbe vinto sui contendenti, tutti a loro volta membri della dinastia Kwiek.

L’incoronazione, che si tenne nello stadio dell’esercito polacco, divenne un’improbabile attrazione e vennero venduti biglietti come se si trattasse di una partita di calcio. Il programma dell’evento prevedeva l’elezione del re da parte di trenta “senatori Romanì” – un titolo onorifico, mirato a renderli più accettabili per l’opinione pubblica gagiò, non zingara – l’incoronazione da parte del clero ortodosso, essendo gli Kwiek ortodossi per via delle loro origini romene, ringraziamenti alle autorità polacche e performance di cori e artisti rom. L’evento venne ripreso dall’agenzia di stampa statale polacca.

Avendo uno dei suoi rivali, Basil Kwiek, proposto di creare una colonia rom nel Sudafrica britannico, Janusz Kwiek alzò la posta e sostenne che avrebbe chiesto a Benito Mussolini di concedere delle terre in Abissinia per creare uno stato zingaro. Janusz pensava in grande: aveva piani anche per istituire una rappresentanza permanente dei rom presso la Società delle nazioni.

Janusz, tuttavia, non godette di grande autorità. L’opinione pubblica polacca percepì la sua incoronazione come una bizzarra e comica stravaganza. Peggio ancora fra i rom: gli altri Kwiek gli fecero la guerra, sia mediatica che legale, e venne deposto da un consiglio di anziani nel 1938. Avendo ancora una vaga autorità presso alcuni suoi fedeli, gli occupanti nazisti gli ordinarono di aiutare nell’organizzazione di squadroni della morte: rifiutatosi, venne giustiziato.

I semi degli Kwiek

Dopo la devastazione della seconda guerra mondiale un altro membro degli Kwiek, Rudolf, provò a nominarsi re degli zingari. In un regime comunista, tuttavia, non c’era più spazio per un’istituzione monarchica, foss’anche simbolica, e Rudolf si autonominò presidente del Consiglio mondiale dei Rom, un’organizzazione esistente solo sulla carta. Rudolf morì novantenne nel 1964 senza molta attenzione pubblica alla sua attività.

Gli Kwiek, tuttavia, erano destinati ad avere più influenza in Francia. Membri della famiglia lasciarono la Polonia per stabilirsi oltralpe dopo la seconda guerra mondiale, dove contribuirono agli sforzi del rumeno Ionel Rotaru. Con l’aiuto degli Kwiek, Rotaru, autonominatosi “capo supremo del popolo romanì”, fondò la Communauté mondiale des gitanes, una delle organizzazioni più di successo del movimento rom internazionale. Rotaru stampò dei passaporti romanì, progettò uno stato rom in Somalia, la creazione di un distretto rom autonomo in Francia e chiese danni di guerra alla Germania. I suoi piani stravaganti portarono De Gaulle a bandire la Communauté, ponendo fine all’attività diretta degli Kwiek in politica.

Foto: Janusz Kwiek / Fonte: ninateka.pl

Chi è Massimo Gordini

Studente all'Università di Bologna, ho vissuto a Cracovia, Mosca, San Pietroburgo e Stati Uniti per vari scambi. Curioso di tutto ciò che riguarda l'Europa centrale e orientale, per East Journal mi occupo soprattutto di Polonia.

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