“Cara Svetlana, la libertà e la dignità hanno un volto di donna”. La risposta dello scrittore Rubinštejn al premio Nobel Aleksievič

In risposta all’appello della giornalista premio Nobel per la letteratura Svetlana Aleksievič che ieri invocava i colleghi russi a “non tacere” e a supportare apertamente la popolazione bielorussa in rivolta, oggi sono state molte le voci di intellettuali russi che sono ribalzate sui social network, raccogliendo calorosamente l’invito. Tra loro, Lev Rubinštejn (classe 1947), tra i più importanti scrittori russi viventi, volto noto dell’underground tardo-sovietico, in particolare del Concettualismo moscovita, e ancora oggi attore culturale russo molto attivo. Riportiamo qui la traduzione della sua risposta ad Aleksievič:

Cara Svetlana,

Anche io, come molti altri, ci tengo a rispondere all’appello allarmato e amaro che lei ha indirizzato a quell'”intelligencija” russa che tace timidamente.

Ho posto tra virgolette il termine perché sta perdendo sempre più sostanza e significato. Viene utilizzato in maniera troppo estesa, troppo contraddittoria, viene applaudito selvaggiamente dai più diversi delinquenti e mascalzoni che si arrogano il diritto esclusivo di parlare e agire in nome non soltanto dell'”intelligencija russa”, ma addirittura del “popolo russo”.

Questo termine a queste latitudini non vale oggi tanto più di “patriottismo”, parola del tutto svilita.

A proposito di patriottismo.

In questi giorni per le vie e nelle piazze del suo paese osserviamo uno spettacolo grandioso, tragico, incredibilmente affascinante. Vediamo un popolo, e non quella popolazione che vediamo, purtroppo, attorno a noi.

Vediamo un popolo fatto da una libera associazione di uomini e di donne di età, livello di istruzione, orientamenti culturali e sogni diversi, uniti dalla comune aspirazione alla verità, alla giustizia, alla modernità. Questa forza unificante è divenuta improvvisamente più forte di ogni differenza e contraddizione.

E ciò che sorprende in tutto ciò è in primo luogo l’unione tra coraggio, perseveranza e una fondamentale, intrinseca attitudine non violenta.

Non vediamo persone che “aspirano alla libertà”, ma persone GIÀ LIBERE, che riscattano con il loro esemplare comportamento sociale ed estetico – così almeno appare ai miei occhi – la parola “patriottismo”.

Se oggi è possibile in linea di principio un patriottismo positivo, allora è proprio questo.

Cara Svetlana.

So che negli ultimi giorni ha ricevuto e continua a ricevere molti messaggi simili al mio. E mi piace pensare che si tratti di contributi privati e personali, e non di “appelli di gruppi di cittadini”.

Anche gli appelli collettivi sono necessari e utili. E ci sono stati; io stesso ne ho sottoscritti più di un paio.

Eppure, ripeto, non esiste alcuna “intelligencija e nessun “popolo”; esistono singoli capaci di solidarietà in varie forme e di empatia, individui che parlano la lingua dell’autentica comunicazione tra loro.

Di tanto in tanto mi piace citare un passo dalle lettere di Čechov su cui mi trovo profondamente d’accordo. Eccolo:

Io credo nei singoli individui, vedo la salvezza nelle personalità singole sparpagliate per la Russia qui e lì, che siano intellettuali o contadini; è in loro la forza, benché non siano tanti”. Proprio così! Ed è vero, non sono tanti!

Uno dei suoi libri si intitola “La guerra non ha un volto di donna”.

Oggi lei stessa con la sua suprema posizione etica, i leader (le leader?) della protesta bielorussa comparsi in maniera spontanea, compresa la sua omonima [Svetlana Tichanovskaja] che sulla base dei risultati sottratti delle ultime elezioni è divenuta presidente (presidentessa?) del paese, quella meravigliosa donna audace che è Maša (Marija) Kolesnikova, e ancora quelle centinaia e migliaia di volti di donne e ragazze – volti straordinari, incredibilmente belli, liberi e, a prescindere da tutto, privi di cattiveria, volti che si potrebbe stare a guardare senza fine – voi tutte testimoniate che seppur la guerra, forse, non ha un volto di donna, la libertà, la dignità, lo slancio costruttivo e la sensibilità tenace hanno un volto, in generale, proprio femminile.

Il primo o secondo giorno delle affollate proteste a Minsk e in altre città bielorusse scrissi con fresca partecipazione sulla mia pagina Facebook:

Bielorussia: una rivoluzione femminile orizzontale. Che gli riesca!”

Vi riuscirà, ne sono certo. Vincerete, rallegrandovi l’un l’altro e vincendo voi stessi. Forse non sarà oggi e nemmeno domani, ma accadrà senz’altro.

Cara Svetlana! Se il mio messaggio le arriverà, accolga ancora una volta le mie parole di solidarietà e ammirazione nei suoi confronti e in quelli del suo incredibile popolo infinitamente stimolante.

A lei auguro salute, pazienza e sicurezza. Abbia cura di sé.

Le scrivo, lo ripeto, non a nome dell'”intelligencija“, ma a titolo personale e mi pare che questo sia profondamente più importante.

Suo Lev Rubinštejn

Immagine: poetryfoundation.org

Chi è Martina Napolitano

Dottore di ricerca in Slavistica presso l'Università di Udine, è direttrice editoriale di East Journal e scrive principalmente di Russia. È caporedattrice della sezione Europa Orientale.

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