Gli affari dei fratelli Karić, tra Serbia e Bielorussia

Durante il weekend tutto il centro di Minsk è stato guardato a vista dalle forze speciali, gli OMON, mentre gli edifici amministrativi erano protetti con il filo spinato dalle manifestazioni per la democrazia. “È così simbolico”, afferma l’analista Franak Viačorka: “l’esercito protegge i palazzi costruiti dai fratelli Karić, gli amici di Lukashenko e sodali del dittatore jugoslavo Milošević“. Ma chi sono i fratelli Karić?

L’ascesa dei fratelli Karić. Un impero imprenditoriale tra Milošević e Gorbačev

Provenienti da una famiglia di serbi del Kosovo che gestivano una piccola officina a Pejë/Peć, a partire dagli anni ’60 i fratelli Karić si sono espansi in Jugoslavia e poi all’estero, creando un impero miliardario, BK Group, oggi noto come Astra Group (BK), attivo in edilizia, ingegneria, telecomunicazioni, media, finanza, commercio. Con l’avvio della perestrojka, nel 1987, Bogoljub Karić fonda a Mosca la prima società edilizia privata dell’Unione sovietica. Oggi riunite nella Dana Holdings, le attività immobiliari dei Karić si estendono in tutto il territorio post-sovietico, dalla Bielorussia al Kirghizistan.

Negli anni ’90, i fratelli Sreten, Dragomir, Bogoljub e Zoran Karić erano tra i più potenti uomini d’affari in Serbia durante il regime di Slobodan Milošević. I Karić possedevano una banca, la TV commerciale più influente della Jugoslavia, BK Telekom, una stazione radio e l’unico operatore di telefonia mobile a quel tempo, Mobtel. Hanno persino fondato un’università (oggi Alfa BK University) e una fondazione di beneficienza. Secondo dati non ufficiali, il fatturato annuo della holding Karić raggiungeva i 5 miliardi di dollari. Nel 1998-1999 Bogoljub Karić è stato anche ministro serbo per le privatizzazioni.

La fortuna economica dà ai Karić un peso anche politico e diplomatico. Durante i bombardamenti NATO sulla Serbia del 1999, Dragomir Karić partecipa ai colloqui di Vienna tra i legislatori russi e americani, esempio di diplomazia parallela. I partecipanti Curt Weldon e Bernie Sanders ne ricordano l’importante ruolo di mediazione con Milošević, culminato con la liberazione di tre prigionieri di guerra americani. A fine conflitto, Karić si accorda con le autorità russe per favorire la ricostruzione delle infrastrutture serbe distrutte nei bombardamenti, come i ponti di Belgrado e Novi Sad.

I processi, la politica (all’ombra di Vučić), la fuga e il nuovo eldorado bielorusso

La fortuna economica dei fratelli Karić, legata a doppio filo al regime di Milošević, termina con la transizione democratica nel 2000. I Karić mantengono comunque la loro influenza in politica. Bogoljub Karić è candidato alla presidenza della Serbia nel 2004; raccoglie il 18% dei voti. Il suo movimento “Forza della Serbia” (PSS), centrato sui temi economici, entra in parlamento e in vari consigli comunali, inclusa Belgrado. Nel 2012, il PSS confluisce nella coalizione del Partito Progressista Serbo (SNS) di Nikolić e Vučić, da allora al potere; Dragomir Karić è eletto deputato nel 2014, rieletto anche nel 2020.

I Karić iniziano tuttavia anche a dover fare i conti con la giustizia: nel 2006 Bogoljub Karić è accusato di frode e danni all’erario per 40 milioni di euro per le attività finanziarie del gestore Mobtel tra 1994 e 1997. La procura di Belgrado spicca un mandato di cattura internazionale, ma Bogoljub Karić ha già abbandonato il paese. Riappare nel 2010 in Russia, dove ha ottenuto asilo politico. Si sposta negli anni successivi a Minsk, in Bielorussia, dove gli vengono affidati vari progetti immobiliari (Majak Minska, Minsk-Mir) grazie all’amicizia del dittatore bielorusso Lukashenko con vari affaristi serbi nel paese. Nel 2016 l’indagine per frode cade in prescrizione: il 30 dicembre 2016 Bogoljub Karić può rimettere piede sul suolo serbo, da uomo libero, mentre gli vengono restituite case, auto e proprietà commerciali già sotto sequestro.

Nel frattempo, anche il fratello Dragomir Karić ha espanso i suoi interessi a est: nel 2009 è nominato inviato della Camera di commercio e dell’industria bielorussa in Serbia. Nel 2012, il presidente bielorusso Lukashenko gli attribuisce “un significativo contributo personale allo sviluppo dei legami commerciali ed economici e al rafforzamento delle relazioni amichevoli tra Bielorussia e Serbia”.

Negli ultimi anni, Dragomir Karić si specializza come osservatore elettorale: descrive le presidenziali kazake del 2015 come aventi “elevati standard democratici” (la sorella Milanka Karić, anche lei deputata SNS, è stata nominata console del Kazakistan a Belgrado). Lo stesso anno, in occasione delle presidenziali bielorusse, Dragomir Karić afferma che nel paese “c’è libertà, c’è democrazia e non c’è disordine, che è la cosa più importante”.

L’ultimo progetto dei Karić in Bielorussia è Minsk World, complesso residenziale e direzionale su oltre tre milioni di metri quadri, nell’area dell’ex aeroporto Minsk 1. I lavori sono stati inaugurati da Vučić e Lukashenko nel novembre 2015, e di nuovo Vučić e Dodik hanno visitato il complesso nel luglio 2019. L‘intero progetto dovrebbe essere completato entro il 2029. “Credo che Minsk diventerà presto un centro finanziario globale”, affermava Dragomir Karić all’agenzia di stato bielorussa Belta nel 2016.

La statua a Sreten Karić a Minsk

La definitiva consacrazione dei legami tra Serbia e Bielorussia attraverso i Karić è venuta lo scorso febbraio, quando in una gated community fuori Minsk, presso il bacino artificiale di Tsnianskaye, è stata innalzata una statua a grandezza naturale di Sreten Karić, il primo dei quattro fratelli, morto nel 2017. Ne ha dato notizia via Facebook lo stesso Bogoljub Karić. Sul piedistallo c’è lo stemma di famiglia, lo stesso che si può vedere sulla facciata in costruzione del centro commerciale in piazza Kastrychnitskaya a Minsk.

Foto: Europaproperty.com

Chi è Andrea Zambelli

Andrea Zambelli è uno pseudonimo collettivo usato da vari membri della redazione di East Journal.

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