SERBIA: Gli animalisti neofascisti corrono per il parlamento

Animalisti neofascisti alla ricerca di posti in parlamento. Non è un B-movie americano anni ’90, succede davvero nella Serbia del 2020 che si appresta a votare per le elezioni politiche di domenica 21 giugno. Il partito nazionalista e di estrema destra Levijatan correrà difatti per superare la soglia di sbarramento del 3% e ottenere una rappresentanza a Belgrado.

Da associazione animalista a partito xenofobo

Levijatan nasce nel 2015 per volere di Pavle Bihali e non è lontanamente un’organizzazione politica bensì un movimento per la difesa degli animali. Lo scopo dichiarato dei membri di Levijatan era infatti quello di salvare gli animali da maltrattamenti e torture e sottrarli a condizioni degradanti. Molti video di questi abusi, soprattutto nei confronti di cani e gatti, venivano postati anche in rete ed era lì che i leviatani intervenivano.

I metodi erano però quelli squadristi: rintracciare chi commetteva violenze sugli animali ed esporlo alla gogna pubblica obbligandolo a scusarsi – dietro a minacce o pestaggi – tramite un video caricato sui social network. Gli animali vittime dei sadici vengono confiscati e consegnati a membri dell’associazione o dati in adozione. Anche l’estetica dei membri – tutta muscoli, tatuaggi, teste rasate e magliette nere – così come l’iconografia di riferimento è ben riconoscibile e riconducibile all’area dell’ultra destra. Il simbolo dell’associazione è una zampa canina stilizzata con artigli appuntiti, dal profilo molto simile a un tirapugni.

Il nome di movimento leviatano deriva invece dal mostro biblico che per il filosofo Thomas Hobbes simboleggia il potere assoluto e spaventoso che lo Stato esercita sul cittadino. Potere che però sembra essere l’unica alternativa per una società ordinata.

I vigilantes contro la violenza sugli animali negli anni si sono costruiti un discreto seguito e credito in Serbia e sono stati protagonisti di un documentario di Vice nel 2018. Già nel servizio, a tratti fin troppo indulgente verso l’operato di Levijatan, emergeva comunque la natura violenta del gruppo, in nome sempre dei diritti degli animali. Bihali stesso affermava di non ripudiare la violenza come strumento educativo.

I cani meglio degli immigrati

Negli anni hanno raffinato le loro posizioni e la parte più politica del movimento è diventata importante tanto quanto la salvezza degli animali, tanto da far pensare che quest’ultima serva come causa di facciata. Per i leviatani se i cani non sono meglio delle persone sono sicuramente meglio degli immigrati. Da quando si sono costituiti in partito, gli stranieri in territorio serbo – e più in particolare i richiedenti asilo e i rom – sono diventati i bersagli preferiti della loro propaganda.

All’inizio di aprile, un gruppo di uomini, con grida e minacce contro i minori, ha sequestrato un cane di una famiglia rom, sostenendo fosse vittima di violenze. Maltrattamenti negati invece da tutti i vicini. Membri del movimento si sono radunati a fine maggio in maglietta nera e simboli neonazisti come il Sole Nero davanti al monumento di Novi Sad che avverte del più grande crimine fascista in Vojvodina: 4.000 residenti uccisi. Recentemente, inoltre, Levijatan ha organizzato una manifestazione di protesta con lo slogan «Stop agli immigrati irregolari» di fronte al centro di accoglienza per migranti di Obrenovac, non lontano da Belgrado. I presenti si sono radunati a Obrenovac per contestare l’arresto di Filip Radovanović, un membro del gruppo che il 6 maggio aveva oltrepassato, guidando ad alta velocità, il filo spinato che delimita il centro di accoglienza e aveva urlato insulti razzisti e minacce verso i migranti, prima di essere fermato dagli agenti di guardia.

Radovanović aveva filmato il suo gesto e il video, caricato nel gruppo Facebook STOP Naseljavanju migranata (Stop all’insediamento di migranti) –  aperto durante la quarantena e seguito da più di 330.000 persone – ha ottenuto oltre 290.000 visualizzazioni, centinaia di commenti ed è stato condiviso più di 2.400 volte in poche settimane. Questo la dice lunga sulla crescente insofferenza verso gli stranieri di una parte della società serba, sostenuta dall’establishment politico. In Serbia in molti sono sicuri che Levijatan goda dell’appoggio almeno indiretto del Partito Progressista Serbo (SNS), il partito del presidente Aleksandar Vucić.

Lista esclusa, anzi no

Si può definire almeno controversa anche la vicenda che ha portato il neo-partito a potersi presentare alla prossima tornata di elezioni parlamentari. La commissione elettorale aveva infatti escluso la lista dalla competizione elettorale perché non aveva raccolto le 10.000 firme necessarie a partecipare. Due giorni dopo, la stessa commissione ha accolto il ricorso del partito – che di firme ne aveva raccolte 4.000 in soli due giorni – permettendo quindi agli animalisti di correre per il voto di domenica 21 giugno in coalizione con gli antivaccinisti di Živim za Srbiju.

In queste elezioni segnate anche da un parziale boicottaggio delle opposizioni nei confronti del partito di governo è possibile che una formazione come Levijatan possa entrare in parlamento. In generale non stupisce che nel panorama politico serbo, tanto frammentato quanto poco democratico e plurale, e in cui possono candidarsi e sperare di essere eletti anche criminali di guerra conclamati, possa esserci posto anche per un’organizzazione che unisce alla causa animalista un vecchio nazionalismo di estrema destra, idee anti-immigrazione ed esaltazione della violenza fisica.

Foto: Index.hr

La redazione di East Journal commenterà le elezioni in diretta Facebook, dopo la chiusura dei seggi a partire dalle ore 21.00. Qui per partecipare all’evento.

Chi è Tommaso Meo

Giornalista freelance, si occupa soprattutto di Balcani, migranti e ambiente. Ha scritto per il manifesto, The Submarine e La Via Libera, tra gli altri. Collabora con East Journal dal 2019.

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