chiesa ortodossa georgiana

GEORGIA: Scontro di potere tra Stato e Chiesa

Osservando lo skyline di Tbilisi dalla cima della collina di Mtasminda, salta all’occhio la grandiosa residenza presidenziale, uno degli edifici voluti da Mikhail Saakashvili quando era alla guida della Georgia per annunciare la sua vena riformatrice. La struttura, però, è sovrastata da un altro complesso, ancora più imponente, che sorge a un paio di isolati di distanza. Si tratta della Cattedrale di Sameba, inaugurata nel 2004 col fine di celebrare i 1500 anni di autocefalia della Chiesa ortodossa georgiana. Questo confronto impari tra architettura civile e religiosa, come vedremo, ben esemplifica le dinamiche di potere nel paese.

Virus e spiritualità

Negli ultimi mesi anche la Georgia è stata colpita dall’epidemia di Covid-19. Fin dall’inizio dell’emergenza, il governo ha preso una serie di misure drastiche per contrastare il diffondersi del virus: chiusura di tutte le attività non essenziali, divieto di uscita salvo casi di necessità e perfino un coprifuoco giornaliero tra le nove di sera e le sei del mattino. Con l’approcciarsi della Pasqua ortodossa (19 aprile), i divieti si sono fatti più stringenti col fine di evitare i raduni famigliari. Il 17 aprile è stato bandito il traffico privato e, negli stessi giorni, veniva annunciata la chiusura dei cimiteri per scoraggiare il tradizionale pasto presso le tombe dei parenti del giorno di Pasquetta.

A fronte di alcune proteste per le difficili condizioni economiche a cui la popolazione è stata sottoposta, sembra che le misure abbiano sortito l’effetto di prevenire il propagarsi dell’epidemia. In questo quadro emergenziale, è scoppiato lo scontro tra il governo e la Chiesa ortodossa georgiana, uno degli attori più importanti nel contesto politico-sociale del paese.

Il primo segno di discrepanza è emerso il 22 marzo. In quella domenica in cui il numero di contagiati cresceva in tutto il mondo, nelle chiese georgiane i fedeli ricevevano la comunione alla maniera ortodossa, con il prelato che usa un cucchiaio comune per distribuire il pane intriso di vino, non proprio il modo ideale di rispettare le norme igienico-sanitarie. Lo scontro è proseguito nelle settimane successive, mentre il governo vietava gli assembramenti di più di tre persone (31 marzo), un modo indiretto di scoraggiare le funzioni religiose, il patriarcato annunciava che le chiese sarebbero rimaste aperte in vista della Pasqua, arrivando a dichiarare che vietare di andare a messa è peccato e il fedele non deve temere il contagio perché protetto da Dio.

Secondo quanto riportato dai media, il numero di persone che hanno presenziato le chiese nella Domenica delle Palme (12 aprile) e il giorno di Pasqua è stato molto più basso rispetto al solito. Nonostante diversi membri del clero si promurassero di mostrare di non temere la malattia con una serie di dichiarazioni – raccolte qui –  tra l’assurdo e il ridicolo, a chi entrava in chiesa veniva misurata la temperatura e veniva richiesto di mantenere una distanza di sicurezza di due metri dagli altri.

“La Georgia è prescelta dalla Madre di Dio. Questo è il volere di Dio. Non è una coincidenza se questa piaga, che si è diffusa in tutto il mondo, non ha colpito la Georgia” Ilia II, 11 febbraio 2020.

Il patriarcato è emerso come la forza dominante da questo braccio di ferro. Il governo non ha mai parlato di chiudere le chiese e la ministra della Salute, Ekaterine Tikaradze, si è messa in ridicolo dichiarando che servirebbe una prova scientifica per dimostrare che usare il cucchiaio comune durante la messa favorirebbe la diffusione del virus.

Rapporti tra Stato e Chiesa

Muoversi in aperto contrasto con il patriarcato è una mossa politicamente pericolosa per un qualsiasi governo georgiano, soprattutto in un anno di elezioni. I sondaggi annuali Caucasus Barometer rilevano che la grande maggioranza degli intervistati non è disposta a votare un partito che si opponga alle idee promosse dalla Chiesa e dal Patriarca, Ilia II, il personaggio pubblico con il più alto indice di gradimento nel paese.

L’importanza della religione ortodossa per i georgiani è legata al passato e, in particolare, al periodo sovietico. In un sistema che minacciava l’esistenza dell’identità nazionale, questa poteva essere riaffermata soprattutto attraverso la fede, unica istituzione prettamente georgiana. Dopo anni di campagne antireligiose, nel 1943 il Cremlino si spostò su posizioni più moderate col fine di usare l’arma ideologica della guerra santa per sconfiggere la Germania nazista. Per la Chiesa ortodossa georgiana, questo significò riacquistare l’indipendenza dal patriarcato di Mosca perduta durante l’epoca zarista e, quindi, ritagliarsi uno spazio di manovra nel sistema sovietico. Il risorgimento religioso del paese si accentuò negli anni del crollo dell’Unione Sovietica e dell’indipendenza ed è legato a doppio filo alla figura di Ilia II.

In carica fin dal 1977, per i georgiani il Patriarca è stato sinonimo di continuità in anni tumultuosi. Mentre gli Shevardnadze e i Saakashvili passavano dalla gloria alla pubblica infamia, Ilia II diventava una figura sempre più influente. Il capo della Chiesa si esprime sulle questioni più diverse, dalla gestione della pandemia alla trasformazione del paese in una monarchia costituzionale e le sue dichiarazioni, spesso di natura ultraconservatrice e omofoba, vengono sempre prese in considerazione dai governi in carica e dalla popolazione.

L’importanza della Chiesa ortodossa georgiana è riconosciuta, a livello costituzionale, da un Concordato siglato nel 2002. Esso, tra le altre cose, garantisce al patriarcato il possesso dei territori delle chiese, l’immunità legale per il Patriarca e l’esenzione dal servizio militare per il clero. L’articolo 8 della Costituzione, riconosce: “Il ruolo eccezionale della Chiesa nella storia della Georgia”, mettendola, di fatto in una posizione privilegiata rispetto alle altre congregazioni religiose – in un paese in cui esiste una consistente minoranza musulmana – e ponendo le basi legali per richieste di esenzioni fiscali.

L’influenza della Chiesa sullo stato e la necessità di presenziare la messa in un periodo come questo sono temi dibattuti anche in Italia, ma la Georgia si differenzia per la congiunzione tra fede e identità nazionale. Sarà interessante capire se, nel prossimo futuro, il successore dell’ormai ultranovantenne Ilia II manterrà un ruolo così rilevante nella vita del paese.

Immagine: Wikipedia Commons

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