RUSSIA: Proteste contro la quarantena in Ossezia del Nord

Lo scorso 20 aprile Vladikavkaz, capitale dell’Ossezia del Nord, è stata teatro di proteste contro la quarantena; i manifestanti hanno chiesto alle autorità di fornire maggiore supporto ai cittadini economicamente danneggiati dalla chiusura delle attività. Dietro le manifestazioni, prontamente soffocate dalla polizia locale, ci sarebbe un sentimento di insofferenza nei confronti del governatore Vjačeslav Bitarov, accusato da tempo di corruzione e incapacità di gestione della cosa pubblica.

I retroscena 

In seguito alla segnalazione dei primi due casi di coronavirus (1 aprile), le autorità della regione hanno imposto immediatamente il regime di auto-isolamento, imponendo la chiusura totale di qualsiasi attività commerciale, ad eccezione degli alimentari. Queste misure hanno avuto un immediato contraccolpo economico su una grossa fetta della popolazione, di per sé già stremata da condizioni di vita al limite della povertà, la cui causa viene dai più attribuita alla cecità e alla corruzione dell’amministrazione locale, impersonata dalla figura del governatore Bitarov.

Secondo quanto riportato da OC Media, nonostante le ovvie ricadute che la chiusura delle attività commerciali avrebbe avuto sulla popolazione, il sostegno dello Stato si è limitato ad un indennizzo di 3000 rubli (circa 40 euro) per 152 famiglie ritrovatesi improvvisamente senza reddito. Una copertura economica assolutamente insufficiente, sia a livello quantitativo che qualitativo, per far fronte all’attuale situazione di emergenza.

In un clima di crescente tensione, l’appello del cantante lirico Vadim Čel’diev, originario proprio di Vladikavkaz, ha contribuito a gettare ulteriore benzina sul fuoco. In un video pubblicato su tutti i canali social e rapidamente diventato virale, il cantante ha accusato il governo di utilizzare la pandemia come un espediente per mettere in ginocchio la popolazione, affermando inoltre che la diffusione del virus non costituisce una reale minaccia. Il video non ha lasciato indifferente il governo, che il 17 aprile ha ordinato l’arresto di Čel’diev con l’accusa di diffondere fake news sul coronavirus.

Lo scoppio delle proteste

Questa escalation di malumore ha portato agli scontri del 20 aprile nella piazza centrale di Vladikavkaz. Con numeri incerti – secondo le fonti ufficiali circa 200 protestanti, 2000 secondo alcuni media indipendenti – la popolazione si è radunata di fronte al palazzo del governo per chiedere le dimissioni di Bitarov. Cercando di placare la folla, il governatore è sceso in piazza, affermando che la malattia non era una sua invenzione e che l’unico modo per evitarne la diffusione è restare a casa. La tensione ha portato i manifestanti al lancio di pietre contro la polizia locale, che ha prontamente soffocato la protesta, arrestando 69 partecipanti.

In una dichiarazione precedente alla manifestazione, i protestanti avevano richiesto le dimissioni di Bitarov e il conferimento del titolo di governatore ad interim a Vitalij Kaloev, noto per un fatto di cronaca nera che lo aveva coinvolto diversi anni fa e recentemente ritornato in patria per dedicarsi alla politica locale. Tenuto in gran considerazione dai suoi connazionali, Kaloev ha condannato l’azione dei manifestanti, accusandoli di non aver messo a rischio la propria vita e la sicurezza nazionale. Anche Dmitrij Peskov, portavoce di Vladimir Putin, ha definito “illegale” la manifestazione di lunedì.

Tra i manifestanti arrestati dalla polizia, ben 13 di essi sono stati imprigionati. Vadim Čel’diev, nel frattempo, è stato trasferito da San Pietroburgo, dove risiedeva, a una prigione in Nord Ossezia. Il cantante è stato successivamente accusato di aver aggredito una guardia e ha ricevuto una multa del valore di 75 mila rubli per la diffusione di notizie false. In segno di protesta, Čel’diev ha iniziato uno sciopero della fame.

Il dilagare delle proteste

Con la diffusione del virus in tutto il paese (attualmente sono stati segnalati più di 93mila casi positivi) e il deterioramento della situazione economica, dovuta anche al drastico calo del prezzo del petrolio avvenuto negli ultimi mesi, un senso di discontento si sta estendendo sull’intero territorio della Federazione Russa. Se alla radice dei fatti di Vladikavkaz vi è un sentimento di comune insoddisfazione verso l’amministrazione locale che non ha fatto altro che esacerbarsi con il lockdown, in tutto il paese si comincia a respirare un’atmosfera simile. In molti hanno scelto di veicolare il proprio dissenso tramite il web, in particolare tramite Yandex Maps. In queste “proteste digitali”, gli utenti hanno utilizzato l’app per segnalare nei pressi degli edifici governativi delle varie città, con commenti che sono stati rapidamente rimossi, l’indifferenza del governo nei confronti dei problemi affrontati dalla popolazione. Un campanello d’allarme di cui il Cremlino dovrà necessariamente tenere conto, che potrebbe sfociare in un risentimento ancora più grande con il procedere dell’emergenza.

Foto: Tass.ru

Chi è Carlo Alberto Franco

Nato a Torino nel 1994, inizia a interessarsi di Russia e affini grazie a una Laurea Triennale in mediazione linguistica. In seguito frequenta il MIREES di Bologna e trascorre vari periodi in Russia e Kazakistan. Nel tempo libero si dedica alla musica e alla letteratura.

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