BIELORUSSIA: Il volto di una Resistenza determinata

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, la capitale della Repubblica Socialista Sovietica (RSS) Bielorussa era ridotta ad un cumulo di macerie. Oggi le guide turistiche dicono che solo sei edifici di quello che fu il centro storico di Minsk rimasero in piedi alla fine del conflitto. E’ difficile valutare se questo sia un dato attendibile, ma è emblematico del contesto nel quale operava la resistenza bielorussa, tra l’invasione nazista del 1941 e la successiva Operatsiya Bagration, il cotrattacco sovietico del 1944.

La nascita dei primi gruppi armati

Durante la ritirata verso Mosca e Leningrado, l’Armata Rossa aveva utilizzato uno stratagemma di napoleonica memoria: la tattica della terra bruciata, lasciando all’esercito invasore un territorio impoverito di risorse. Ciononostante, la quasi totalità della SSR Bielorussa era caduta sotto il controllo dei nazisti, che avevano catturato o ucciso circa 800.000 soldati sovietici.

I militari sovietici rimasti dietro le linee naziste, in collaborazione con i civili, iniziarono quindi a riorganizzarsi sia nelle zone rurali che in quelle urbane. All’interno delle divisioni si trovavano alcuni gruppi di ebrei che scappavano dalle persecuzioni raziali. A rivelarsi fondamentale fu la partecipazione alla resistenza delle donne, già reclutate come combattenti, e dei ragazzini più giovani. Questi ultimi, in particolare, riuscivano a muoversi destando meno sospetti agli occhi dei nazisti.

Il territorio bielorusso era stato posto sotto un controllo ferreo e Minsk era diventata il centro di comando delle forze occupanti. Il Generalkommissar Wilhelm Kube si occupò di coordinare le operazioni: vennero creati 260 campi di lavoro e sterminio e nelle città vennero istituiti dei ghetti per gli ebrei, che sarebbero stati successivamente perseguitati e deportati. Venne inoltre elaborato un piano per la progressiva sostituzione etnica della popolazione autoctona con cittadini tedeschi.

Le operazioni partigiane

La quasi totalità delle divisioni rispondeva alle indicazioni operative che arrivavano da Mosca, ma le difficoltà nelle comunicazioni e la mancanza di mezzi e armamenti rese inizialmente difficoltose le operazioni. Nonostante questo, già a partire dal 1942 si verificarono i primi sabotaggi ed attentati ai danni dell’occupazione nazista. Il più celebre fu l’uccisione di Kube nella sua abitazione di Minsk, dove una donna bielorussa, Yelena Mazanilk, aveva ottenuto un impiego come cameriera, ed era riuscita a collocare e far esplodere una bomba sotto il suo letto.

Se inizialmente la Resistenza era molto debole, con il tempo divenne sempre più organizzata: alcune zone vennero strappate al controllo dei nazisti, e al loro interno vennero istituiti dei kolkhoz dove venivano prodotti viveri per gli altri partigiani. Quando l’Armata Rossa iniziò l’Operatsiya Bagration, una parte consistente delle regioni bielorusse era sotto il controllo della Resistenza, che nel frattempo si occupò di interrompere le linee ferroviarie utilizzate dai tedeschi per portare i soldati al fronte.

I gruppi indipendentisti e polacchi

Non tutti i gruppi della Resistenza che operavano nel territorio occupato dai nazisti erano però sotto il controllo di Mosca. Da una parte se inizialmente gli indipendentisti bielorussi avevano assunto un atteggiamento collaborazionista, ben presto iniziarono a preparare azioni di sabotaggio nei confronti dei nazisti. Intanto, Mikola Abramchyk, presidente esiliato della Repubblica Bielorussa (una reminescenza del caos successivo alla Prima Guerra Mondiale) aveva raggiunto Minsk per progettare un’insurrezione popolare. A pochi giorni dal suo arrivo, i tedeschi lo trovarono e lo trasferirono a Parigi sotto il controllo della Gestapo.

Nel marasma generale, i sovietici avevano ipotizzato di recuperare quella porzione di territorio che era stata ceduta alla Polonia alla fine della Prima Guerra Mondiale, e che avevano già occupato nel 1939. L’idea però si scontrava con l’obiettivo della Resistenza polacca, che oltre a combattere contro i nazisti, operava in quell’area per evitare che le divisioni partigiane sovietiche prendessero il sopravvento. Tuttavia, nel giugno del 1943, un ordine proveniente da Mosca diede inizio al progressivo annientamento delle divisioni polacche in Bielorussia.

Come ogni storia che ci parla di Resistenza, anche la Bielorussia è un esempio di come sia complicato indicare chi fa parte di uno schieramento e chi dell’altro. Tutte le resistenze, però, avevano un obiettivo in comune: liberare l’Europa dalla morsa del nazifascismo. Che sia il 25 aprile, il 5, l’8 o il 9 maggio, ogni anno tutti dovremmo ricordare quelle persone e festeggiare la Liberazione cantando “Bella Ciao”.

Immagine: jamestown.org.

Chi è Leonardo Scanavino

Laureato in "Scienze Internazionali, dello Sviluppo e della Cooperazione" presso l'Università di Torino, attualmente frequenta una Magistrale in "Studi di Sicurezza Internazionale" presso la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. In precedenza, ha frequentato un semestre di studi (Erasmus) prasso la Latvijas Universitāte (Riga, Lettonia), durante il quale ha avuto modo di avvicinarsi alle tematiche di transizione riguardanti i paesi post-sovietici dell'Est Europa. Parla inglese, francese e studia russo.

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