REP. CECA: La ciclica necessità di rompere con il passato.

di Gabriele Merlini

Gridare al pericolo comunista e farne una ossessione è pratica capace di garantire un ventennio di ottimi risultati elettorali in Italia. Viceversa in Repubblica Ceca ci sta di passare per anacronistico imbonitore e la cosa porta minori benefici. Sarà che in zona il regime c’è stato davvero e il ricordo è ancora fresco al punto tale che contestualizzi e fai due paragoni, oppure semplicemente salta agli occhi (persino degli osservatori più distratti) l’evidenza che siano altri i problemi da fronteggiare con i tempi che corrono. Fatto sta che la proposta di richiedere la sospensione delle attività del Partito Comunista di Boemia e Moravia (Komunistická strana Čech a Moravy – KSČM) presa dal ministro della difesa Alexandr Vondra ha raccolto scarsi consensi sia tra la cittadinanza sia nella opinione pubblica, generando tuttavia un interessante dibattito sul ricordo e l’identificazione di un eventuale momento nel quale forse simile lustracja avrebbe potuto avere senso. C’è da dire che si tratta di una pensata alla quale viene ciclicamente tolta un po’ di polvere e che non è stata partorita ex novo da Vondra: è infatti da un pezzo che simile suggestione rimbalza negli ambienti politici cechi, sia sotto forma di richiesta di valutazione sulla costituzionalità del movimento sia tirando in ballo il BIS (Bezpečnostní informační služba) ossia il locale servizio di sicurezza con sede in un edificio che, lui sì, andrebbe seriamente analizzato per l’eccessiva aderenza al quarantennio di dominazione sovietica (cit.)

Tutto l’iter comunque si è sempre arenato alla Nejvyšší správní soud, la Corte Suprema Amministrativa, che «allo stato attuale» non ha mai riscontrato gli estremi per muoversi in nessuna direzione. Sono stati per altro proprio gli avvocati nominati dal Ministero dell’Interno a specificare che non sarebbe possibile limitare le attività di un partito se questo non rappresenta una reale minaccia per il sistema democratico e dei diritti dei cittadini, cose che il Komunistická strana Čech a Moravy parrebbe non avere in agenda. A niente servono dunque le indicazioni di Vondra secondo cui l’attuale movimento potrebbe voler ripetere i crimini del suo predecessore, (il Komunistická strana Československa – KSČ, dissoltosi nel 1992) se solo «avesse l’opportunità di farlo».

Il sopracitato dibattito su quando sarebbe stato eventualmente sensato procedere nella direzione di una dichiarazione di incostituzionalità del KSČM nasce invece dai banchi della opposizione e nello specifico dal ministro della giustizia-ombra Jiří Dienstiber dei socialdemocratici, che indica nei primi anni novanta il lasso di tempo adeguato.

Su questa base la definizione di «attività piuttosto ridicola» in riferimento alla attuale crociata di Vondra, senza contare la doccia di realismo offerta da gran parte della stampa ovvero la constatazione che nessuno metterà mai al bando un partito il cui posizionamento può determinare un successo o un tonfo elettorale. In alcune zone infatti il KSČM ancora raccoglie numerosi consensi e non di rado diventa l’ago della bilancia delle politiche nazionali. Scomodo, forse. Di sicuro relazionabile a ricordi intimi e dolorosi. Però imprescindibile. Il resto si sussurra sia solo vuota retorica.

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8 commenti

  1. Se in Italia é stata promulgata una legge che vieta la rinascita del partito fascista e giovani antifascisti e ovviamente democratici scendono in campo duramente opponendosi a manifestazioni e sfilate fasciste, perchè
    una stessa legge non può essere fatta nella repubblica Ceca?
    Emilio Bonaiti

    • La legge che citi non è mai stata applicata seriamente in Italia, tanto che l’MSI è sempre stato presente alle elezioni.
      Per quanto riguarda le manifestazioni neofasciste, dai un’occhio alle foto di quella svoltasi a Bergamo nel novembre 2010: non mi risulta che alcun procuratore abbia aperto fascicoli

  2. Sig. Bonaiti,
    può certamente essere fatta una legge che metta al bando il movimento, ma solo se questo -come ho scritto- si ritiene che non rispetti determinati parametri (li può trovare nel testo: minaccia per il sistema democratico, limitazione per i diritti dei cittadini, etc.) Allo stato attuale delle cose mai le autorità ceche presupposte, relazionandosi con il KSČM, hanno dimostrato che simili rischi possano sussistere.
    L’attuale esecutivo di centrodestra, in una relazione presentata al riguardo, ha sottolineato il rischio che il KSČM potrebbe “ripetere i crimini perpetrati dal partito predecessore.” Alla corte suprema non è bastato (e si tratta di organo certo non tacciabile di parzialità o cedimenti di parte, soprattutto di questa parte, essendone il presidente e il vice nominati dal Capo di Stato in carica: quello attuale è Klaus padre nobile dell’Ods, il precedente fu Vaclav Havel.)
    Come spiegazione a ciò tenga presente che -se una filiazione può essere identificata tra KSČM e partito comunista cecoslovacco- è allo stato attuale delle cose piuttosto flebile viste le numerose scissioni, ri-denominazioni, ulteriori scissioni e cambi di linea che nel post-89 il movimento ha compiuto (da cecoslovacco a ceco “E” slovacco…poi partito della sinistra democratica…poi partito del socialismo democratico etc.)
    Chiaro dunque che una qualche continuità debba essere identificata, tuttavia all’interno di un contesto totalmente mutato e tale da poter garantire (è augurabile) paletti non aggirabili di democrazia.
    Saluti, Gabriele.

    • La ringrazio per la cortese risposta ma Le chiedo: tutte le sue valutazioni possono applicardi ai movimenti di estrema destra in Italia? Come va considerato il sindaco di Napoli il quale, richiamandosi all’antifascismo e alle Quattro Giornate, si oppone decisamente a una manifestazione di CasaPound a Napoili nei prossimi giorni?
      Emilio Bonaiti

  3. Decisioni come quella che lei mi dice avere preso il sindaco di Napoli sono (nella maggior parte dei casi) di competenza dei singoli amministratori dunque relazionabili alle rispettive sensibilità e valutazioni. Per questo posso esprimermi poco al riguardo, non conoscendo le specifiche.
    Va però sottolineato che, nel caso ceco, stiamo parlando di un partito e non -com’è Casa Pound- di un centro sociale poi diventato associazione di promozione sociale o federazione.
    Ovvero il KSČM ha sì una filiazione -seppur movimentata- con il partito comunista cecoslovacco, ma resta pur sempre un partito regolarmente eletto e presente in parlamento dalla nascita della repubblica a oggi; la gestione dei movimenti extraparlamentari, in Italia come altrove, comporta altro tipo di dinamiche.
    Gabriele.

    • Chiedo scusa per non essermi ben spiegato. Io non capisco perché la promulgazione di una legge contro un risorgente partito comunista nella Repubblica Ceca sollevi perplessità, mentre nel nostro paese la legge contro la ricostituzione del partito fascista, voluta dai partiti democratici e antifascisti, non abbia provocato nessuna reazione. Che questa legge non venga applicata dalla discussa, molto discussa magistratura italiana, é un altra questione. Aggiungo che l’ex Movimento sociale era “un partito regolarmente eletto e presente in parlamento”. E’ pleonastico aggiungere che fascismo e comunismo sono state le due pestilenze del secolo scorso?
      Emilio

      • Mi permetto di entrare nella discussione, forse dicendo banalità, e me ne scuso in anticipo. La percezione del comunismo e del socialismo realizzato in Europa occidentale non è comparabile con quella che si produce nell’Europa orientale. Là, per ovvie ragioni, si associa al dominio totalitario, all’oppressione, alla persecuzione quando non alla morte. Qui è ricordo di una stagione di lotta, di crescita sociale, pur con derive pericolose ed estreme. In genere in Italia (e su questo sito talvolta l’argomento ritorna) è molto difficile far passare l’equazione comunismo=fascismo benché, a mio avviso, sia fondata. Quindi, sig. Bonaiti, non è pleonastico ricordarlo. Anzi. Credo invece che antifascismo in Europa occidentale e anticomunismo in quella orientale non siano paragonabili per evidenti ragioni di distanza storica dai rispettivi totalitarismi, di durata, e di esito. Lascio però a Gabriele, che sa farlo molto meglio di me, rispondere a così interessanti questioni. Un saluto

        Matteo Zola

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