RECENSIONI: “La vita di Isidor Katanić”, di Ivo Andrić

 

La vita di Isidor Katanić di Ivo Andrić

Bottega Errante Editore
trad. Alice Parmeggiani
Pagine 181
Euro 17
Disponibile anche in formato ebook

Nel 1948, qualche anno dopo i celebri Il ponte sulla Drina e Cronache di Travnik, il premio Nobel Ivo Andrić pubblicò una serie di racconti fortemente debitori dello spirito del realismo socialista. Il romanzo breve La vita di Isidor Katanić, uscito recentemente per i tipi di Bottega Errante Edizioni (che ha pubblicato un altro inedito dell’autore, di cui si parla qui), è stato per lungo tempo associato dalla critica a tale produzione. È, invece, lontano dallo schematismo dei romanzi socialisti, che in un’aura di ottimismo vedevano un protagonista virtuoso impegnato nella costruzione del futuro comunista o uomini che dall’errore passavano puntualmente “alla giusta causa”; irriducibile alla sola istanza comunista, il racconto di Andrić è volto al quotidiano e all’analisi psicologica, segue personaggi dai destini irrilevanti e dà voce, nella contrapposizione tra le varie ideologie, alla parte inascoltata della Storia.

Oppressione, inerzia e azione

Tra i cittadini della movimentata Belgrado interbellica, Isidor sembra essere il più anonimo, il più abbruttito e rassegnato. La scintilla della gioventù, che lo rendeva propenso verso qualsiasi forma d’arte, si è consumata nell’infelice matrimonio con la crudele Margita; da promettente artista è diventato un impiegato pubblico, un calligrafo senza più passione né individualità. Chiamato da tutti Zeko, ‘coniglietto’, è un uomo remissivo e taciturno, sovrastato dalla personalità della moglie Cobra e del figlio Tigar, soprannomi che  ben rispecchiano il loro carattere.

Asfissiato tra le mura domestiche, trova una prima forma di riscatto sulle sponde della Sava: un microcosmo separato dalla frenetica vita della capitale, un popolo stagionale formato da individui diversissimi. Il movimento, che accomuna il fiume e la sua gente, passa, lentamente, anche a Isidor: non più inerte, inizia la sua connessione all’incessante movimento del «fiume della Storia».

Saranno il trauma della guerra e dell’occupazione tedesca, i bombardamenti e la vista dei corpi impiccati lungo una delle vie principali, a ridestare definitivamente dall’apatia il protagonista e a non permettergli più di distogliere lo sguardo dalle ingiustizie perpetrate contro gli uomini che lo circondano. Nella tragedia, trova finalmente le risposte agli interrogativi che da tempo lo preoccupavano. «Di cosa abbiamo paura?», si chiede. A tutte le risposte possibili, all’incertezza dell’inazione, si può rispondere solo con l’azione, pensa, perché la paura più grande, che immobilizza l’uomo, è infatti dentro di esso.

Belgrado, “la città più infelice d’Europa”

Molto più di un semplice sfondo su cui si dipana la narrazione, la città nelle sue sfaccettature, e soprattutto nella diversità di persone che vi si trovano, è catturata con occhio cinematografico dall’autore. La Belgrado occupata dai nazisti è la stessa in cui Andrić si ritrova nel 1941, dopo esservi stato spedito direttamente dalla Germania (allo scoppio del conflitto era infatti a Berlino come parte del corpo diplomatico del Regno di Jugoslavia), la stessa in cui scrive le sue maggiori opere in un autoisolamento che nemmeno i bombardamenti riuscirono a smuovere. C’è chi, a partire da questo dato biografico individua un collegamento tra protagonista e autore, validato forse dall’anagramma che risulta da Isidor Katanić: isti kao Andrić, ovvero “identico ad Andrić”, e di conseguenza legge il testo come un’autocritica da parte dello scrittore per non aver preso parte alla lotta.

Una connessione umana

Nelle «straordinarie circostanze» della guerra, per riprendere le parole di Božidar Stanišić, che firma la postfazione del libro, Isidor si ribella contro il sé del passato e decide di aiutare i figli della cognata e amica Marija, nella cui casa già da tempo aveva trovato una seconda famiglia, l’esempio domestico a lui negato, unendosi a loro e al movimento di liberazione nella lotta clandestina contro l’occupante. Il calligrafo mette a disposizione della causa comunista la sua arte e ritrova attraverso questo gesto il senso della sua esistenza, la giovinezza e la libertà perdute.

La metamorfosi di Isidor da ‘coniglietto’ a piccolo eroe quotidiano è principalmente frutto del caso. Non c’è in lui una conversione o la nascita di un credo politico, se non quello di opporsi al male, vissuto a partire dall’inferno familiare, in qualsiasi sua forma. È il caso che lo porta al fiume, prima quasi invisibile, lungo il quale riscopre la vita, le persone e le loro passioni, riscopre infine le proprie verità e la bellezza di guardare all’essere umano con nuovo stupore. Oltre alle ideologie, è il suo stupore che arriviamo a condividere.

Foto: wikipedia.org

Chi è Andreea David

Nata in Romania nel 1995, attualmente studia Filologia moderna presso l'Università degli studi di Padova. Un po' romena un po' italiana, cerca il suo posto nel mondo scrivendo su East Journal di cultura e amenità.

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