SLOVENIA: La destra populista di nuovo al governo

Dopo la breve esperienza del governo di centro sinistra dell’ex primo ministro, Marjan Sarec, la Slovenia svolta decisamente a destra. Il paese sarà guidato, infatti, da un nuovo esecutivo e da un nuovo premier, Janez Jansa, leader del Partito Democratico Sloveno (SDS), compagine di destra schierata su posizioni populiste e decisamente conservatrici, vicine a quelle del leader ungherese, Viktor Orban,  sul fronte anti-immigrazione.

Il nuovo esecutivo

Di nuovo, ad onor del vero, c’è ben poco, dato che Jansa è uno dei protagonisti della politica slovena da quasi 30 anni. Il nuovo premier, difatti, ha ricoperto il medesimo ruolo altre due volte, la prima tra il 2004 e il 2008, la seconda nel biennio 2012-2013, prima di essere costretto alle dimissioni, nel marzo del 2013, a seguito di uno scandalo che lo vedeva coinvolto in presunte corruzioni. Scandalo a seguito del quale era anche stato condannato a due anni di reclusione con sentenza poi annullata dalla Corte Costituzionale.

La fiducia è stata votata in parlamento martedì scorso, 3 marzo, con una maggioranza di 52 voti favorevoli, 6 in più di quelli necessari, su un’assemblea composta complessivamente da 90 deputati. La nuova coalizione a guida Jansa sarà formata, oltre che dall’SDS, anche da Nuova Slovenia (Nova Slovenija, NS), gruppo di destra di forte ispirazione cattolico-conservatrice, dal Partito del Centro Moderno (Stranka Modernega Centra, SMC), più vicino a posizioni di centro sinistra, e, infine, dal Partito Democratico dei Pensionati (DeSUS), di ispirazione centrista. Una coalizione quanto mai eterogenea in cui sorprende, più di ogni altra, la presenza di SMC: alle polemiche che, inevitabilmente, si sono scatenate nei giorni scorsi ha risposto direttamente Zdravko Pocivalsek, presidente del partito (e ministro anche con Sarec) che, a chi l’accusava del voltafaccia, ha pilatescamente risposto che l’accordo con Jansa “non è un patto con il diavolo ma un impegno per la Slovenia”.

Il nuovo governo si colloca più fedelmente nell’alveo indicato dalle ultime elezioni parlamentari, quelle del giugno del 2018, stravinte dal Partito Democratico Sloveno che con il 25% di preferenze aveva doppiato il partito secondo classificato, la Lista di Marjan Sarec, fatto salvo, poi, non essere stato in grado di aggregare attorno al proprio programma il necessario consenso. Questo posizionamento è stato, peraltro, recentemente confermato da un sondaggio svolto dal quotidiano Primorki Dnevnik, secondo il quale SDS e Lista Marjan Sarec sarebbero ancora i primi due partiti del paese, sebbene la forbice risulterebbe fortemente ridimensionata, circa il 20% per SDS, il 15% per Sarec.

La scommessa persa

La fase politica attuale si era aperta alla fine di gennaio a seguito delle dimissioni di Sarec, sopraffatto dall’impossibilità di tenere insieme un governo di minoranza pentapartitico, litigioso e diviso su tutto. Con il suo gesto Sarec intendeva, da una parte, smarcarsi da un’esperienza di governo che lo stava logorando sul piano politico e, dall’altra, capitalizzare nelle urne il ruolo di primo piano (e quindi di visibilità) che aveva ricoperto nei mesi precedenti. Non è un caso che all’indomani delle proprie dimissioni, Sarec avesse chiesto a gran voce l’indizione di immediate elezioni politiche diffidando i propri ex-alleati dal coalizzarsi con il Partito Democratico, sostenendo che l’SDS avrebbe reso il paese “la Slovenia di Orban”.

Un azzardo che, alla prova dei fatti, si è dimostrato mal calcolato. Le consultazioni doverosamente aperte dal presidente della repubblica, Borut Pahor, per verificare l’esistenza di una possibile nuova maggioranza parlamentare hanno, infatti, portato dapprima al conferimento dell’incarico a Jansa, il 26 febbraio, e successivamente alla fiducia di martedì scorso.

Il programma

Nel suo discorso in parlamento Jansa ha presentato un programma di governo che prevede un maggior impegno finanziario per il sistema sanitario, tema, questo, particolarmente sentito in Slovenia e che, non a caso, era stato il casus belli responsabile della caduta del governo Sarec. Tra impegni generici sullo stato sociale (assegni familiari, aumento delle pensioni, asili gratis) e promesse più o meno vaghe di decentralizzazioni e sburocratizzazioni, a rispuntare, inevitabilmente precisa, è invece la premura ad intensificare lo sforzo per un maggiore controllo dei confini nazionali e il contrasto alla migrazione clandestina, diventato cavallo di battaglia dell’SDS negli ultimi anni.

La nomina di Jansa costituisce una vittoria significativa per il fronte sovranista europeo che potrà contare, così, sulla presenza di un alleato in più, con la malcelata speranza di accrescere la propria influenza politica sulle istituzioni continentali. Non è un caso che il primo a congratularsi con il neo primo ministro sloveno sia stato proprio Orban (“buona fortuna amico mio”), che di quel fronte è ispiratore e massimo rappresentate. Resta da vedere quanto la presenza di una componente di sinistra moderata riuscirà a stemperare le aspirazioni populiste del nuovo governo sloveno.

Chi è Pietro Aleotti

Milanese per caso, errabondo per natura, è attualmente basato in Kazakhstan. Svariati articoli su temi ambientali, pubblicati in tutto il mondo. Collabora con East Journal da Ottobre 2018 per la redazione Balcani ma di Balcani ha scritto anche per Limes, l’Espresso e Left. E’ anche autore per il teatro: il suo monologo “Bosnia e il rinoceronte di pezza” ha vinto il premio l’Edizione 2018 ed è arrivato secondo alla XVI edizione del Premio Letterario Internazionale Lago Gerundo. Nel 2019 il suo racconto "La colazione di Alima" è stato finalista e menzione speciale al "Premio Internazionale Quasimodo".

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