Kosovo UEFA

CALCIO: Kosovo, dopo l’ammissione UEFA, le domande

Sono diverse le questioni lasciate aperte dalla decisione del Congresso UEFA di ammettere il Kosovo come 55° membro dell’organizzazione. Una decisione che da una parte è un passo importante nel superare l’isolamento sportivo della repubblica, dall’altra ha diversi aspetti controversi – tanto che la Serbia ha già annunciato l’intenzione di ricorrere al Tribunale Arbitrale per lo Sport (TAS) contro la decisione.

Chi potrà giocare per la nazionale kosovara?

Con ogni probabilità chi sognava un dream-team kosovaro in grado di raccogliere la diaspora calcistica della nazione e di schierare uno a fianco all’altro Januzaj, i fratelli Xhaka, Behrami, Berisha e Cana rimarrà deluso. Come è noto, gran parte del talento sportivo del Kosovo è diviso tra Albania (Lorik Cana, Etrit Berisha, Migjen Basha, Shkëlzen Gashi, Taulant Xhaka) e Svizzera (Xherdan Shaqiri, Valon Behrami, Granit Xhaka, Shani Tarashaj), a cui vanno aggiunti i casi di Përparim Hetemaj (nato in Kosovo, si è trasferito in Finlandia a sei anni e ha optato per la nazionale scandinava) e Adnan Januzaj (ambito da diverse nazionali europee, ha deciso di vestire la maglia del Belgio). La possibilità di vedere erodere il bacino di talenti rappresentato dalla diaspora kosovara, che in Svizzera rappresenta circa il 4% dell’intera popolazione, ha spinto il delegato svizzero al Congresso a richiedere prudenza sull’ammissione del Kosovo nella UEFA. Sembra però una questione destinata a rimanere materia di fantacalcio, visto che i regolamenti FIFA non prevedono la possibilità di cambiare nazionale dopo aver giocato per una nazionale maggiore.

Gli statuti FIFA (articolo 5, paragrafo 2, sezione III. Eleggibilità per giocare in squadre rappresentative) dicono che «ogni giocatore che abbia già partecipato a una partita […] in una competizione ufficiale di qualsiasi categoria […] per un’Associazione non può giocare un incontro nazionale per una squadra rappresentativa di un’altra Associazione». L’articolo 8, paragrafo 1 concede il cambio di maglia – per una sola volta – a patto che il giocatore non abbia giocato per la nazionale maggiore della prima associazione. Questa regola, se da una parte ha permesso a Taulant Xhaka di rappresentare l’Albania dopo aver giocato a livello giovanile con la maglia della Svizzera, effettivamente cancella ogni possibilità che Shaqiri, Januzaj e gli altri possano rappresentare il Kosovo. L’unica condizione che permette a un giocatore di fare il cambio è infatti il caso in cui «perda permanentemente la nazionalità» del paese già rappresentato «senza il proprio consenso o contro la sua volontà per via di una decisione di un’autorità governativa» (articolo 8, paragrafo 2).

Non solo quindi il Kosovo non può godere del ritorno della sua diaspora di talenti (ammesso e non concesso che siano disposti a cambiare maglia), ma l’ammissione nella UEFA rischia di far perdere alla squadra il suo capitano, il portiere del Latina Samir Ujkani, che ha già rappresentato l’Albania a livello di nazionale maggiore.

Il Kosovo giocherà le qualificazioni per la Coppa del Mondo 2018?

Settimana prossima il congresso FIFA a Città del Messico voterà l’ammissione di Kosovo e Gibilterra. Per questo motivo, visto che le qualificazioni europee alla Coppa del Mondo 2018 inizieranno solo a settembre, si è speculato di una possibile ammissione del Kosovo alla competizione. In questo scenario, Kosovo e Gibilterra verrebbero aggregate ai gruppi H e I, formati da sole cinque squadre, una in meno di tutti gli altri. Per il Kosovo inoltre, ci sarebbe una motivazione in più a raggiungere la fase finale, che si terrà in Russia, paese che ha posto il veto all’ammissione della repubblica nell’ONU e che è tra i più convinti avversari del suo riconoscimento.

Anche questa ipotesi sembra irrealistica: non solo uno dei due gruppi di cinque squadre è abbinato alla Russia, per permettere alla squadra di giocare amichevoli contro la squadra che osserva il turno di riposo, e non solo il sorteggio dei gruppi è già stato svolto. Soprattutto, le qualificazioni sono una parte dell’intera competizione preliminare della Coppa del Mondo, che è cominciata nel marzo 2015. Se non è possibile trovare sul sito FIFA una circolare con una deadline specifica, sembra comunque difficile che la FIFA possa includere d’imperio una o due squadre in una competizione già iniziata.

Gli statuti UEFA non ponevano il riconoscimento ONU come requisito per l’ammissione?

Uno degli aspetti ambivalenti della votazione di ieri è legato al mancato emendamento degli statuti UEFA nella votazione precedente. Gli statuti stipulavano che «L’ammissione alla UEFA è aperta alle associazioni calcistiche nazionali situate nel continente europeo, basate in paesi che siano riconosciuti dalle Nazioni Unite come stati indipendenti e responsabili dell’organizzazione e implementazione delle questioni calcistiche nel territorio del loro paese» (articolo 5 “Membership”, paragrafo 1, sezione III. Membership).

A questo argomento si sono attaccati i delegati serbo e montenegrino, Tomislav KaradžićDejan Savićević, secondo cui la successiva votazione non ha base giuridica. L’ex giocatore dello Stella Rossa e del Milan ha chiesto: «Se accettiamo il Kosovo nell’UEFA, allora il Congresso è superiore agli statuti?». La risposta è venuta dal direttore degli affari legali della UEFA Alasdair Bell, secondo cui: «Non è l’ONU a riconoscere gli stati, sono gli stati a riconoscere gli stati». Una risposta che apre una questione interpretativa.

Tutto dipende dall’ambiguità della formulazione «riconosciuti dalle Nazioni Unite come stati indipendenti» nell’articolo 5. Se i serbi e i montenegrini sostengono che l’essere membro delle Nazioni Unite sia un requisito, Alasdair Bell ha interpretato la formulazione sostenendo che, essendo il Kosovo riconosciuto indipendente da oltre metà dei membri ONU, questo equivale a un riconoscimento ONU. Un’interpretazione che non ha però convinto la Serbia, che ha annunciato attraverso il ministro allo Sport Vanja Udovičić (ex capitano della nazionale di pallanuoto) e il capo dell’ufficio del governo serbo per il Kosovo Marko Đurić un ricorso al TAS da parte della federcalcio serba.

In assenza di precedenti, è difficile valutare quale sarà la decisione della Corte, fondata nel 1982 su impulso del presidente del Comitato Olimpico Internazionale Juan Antonio Samaranch. Come si pronuncerà il TAS sull’ambiguità dello statuto? Chiederà alla UEFA di procedere a emendarlo? Considererà la votazione come una decisione illegittima o come un fait accompli?

Foto: @dimitribushati (Twitter)

Chi è Damiano Benzoni

Damiano Benzoni
Giornalista pubblicista, è caporedattore della pagina sportiva di East Journal. Gestisce Dinamo Babel, blog su temi di sport e politica, e partecipa al progetto di informazione sportiva Collettivo Zaire74. Ha collaborato con Il Giorno, Avvenire, Kosovo 2.0, When Saturday Comes, Radio 24, Radio Flash Torino e Futbolgrad. Laureato in Scienze Politiche con una tesi sulla democratizzazione romena, ha studiato tra Milano, Roma e Bucarest. Nato nel 1985 in provincia di Como, dove risiede, parla inglese e romeno. Ex rugbista.

Leggi anche

CROAZIA: La calciopoli croata e il potere di Zdravko Mamic

Domani sera la nazionale croata potrebbe ripetere l'impresa di 20 anni fa, arrivando tra le prime 4 nazionali del mondo. Tuttavia, il calcio croato è scosso da una crisi profonda che ricorda la nostra calciopoli, il cui principale responsabile è l'ex direttore della Dinamo Zagabria Zdravko Mamic

WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com