MONTENEGRO: Attivisti in piazza per le dimissioni di Đukanović

Anche il Montenegro protesta in quello che, nei Balcani, è stato un fine settimana scandito da movimenti antigovernativi. Le persone che hanno manifestato sabato 16 febbraio a Podgorica si sono riunite intorno a intellettuali, giornalisti e attivisti sotto l’egida dello slogan (o hashtag) Odpuri se! (Resistere!), per chiedere le dimissioni del presidente della Repubblica e leader del Partito Democratico dei Socialisti (PDS) Milo Đukanović.

Lo scandalo Koverta

Đukanović non è nuovo a scandali e accuse che lo vedono al centro del mirino di attivisti, avvocati e giornalisti. Gli ultimi sviluppi del suo cursus honorum criminale lo collegano allo scandalo denominato “Koverta”. Il presidente e leader del PDS sarebbe infatti accusato di corruzione a seguito di un video apparso a metà gennaio nel quale il presidente del potente gruppo finanziario Atlas, Duško Knežević, consegnava una busta contenente 100.000 dollari all’ex sindaco di Podgorica ed ex esponente del PDS, Slavoljub Stijepović.

Dopo queste rivelazioni Knežević, al sicuro nel Regno Unito, rivelava di aver usato denaro illecito per finanziare le attività del PDS per venticinque anni, coinvolgendo in questo modo molti alti funzionari di partito.

Collusioni con la criminalità organizzata

Il nome di Milo Đukanović tuttavia non compare solo nelle cronache montenegrine. Nel 2003 il leader del partito venne infatti iscritto dalla procura di Napoli nel registro degli indagati per le indagini su una holding con basi operative in Svizzera e ramificazioni in molti paesi europei, con l’accusa di proteggere un racket di sigarette di contrabbando tra il clan Marano e il Montenegro. L’indagine portò all’arresto di cinque camorristi e all’ordinanza di custodia nei confronti di Đukanović, che venne però protetto dall’immunità internazionale.

Il quotidiano britannico Indipendent lo colloca inoltre tra i “ricchi e potenti”, con un patrimonio stimato di 10 milioni di dollari. L’inspiegabile ricchezza del presidente del piccolo stato ha da sempre incuriosito le cronache che lo collegano direttamente o indirettamente a traffici di armi, sigarette e petrolio sin dagli anni ’90.

Le richieste dei manifestanti

Le proteste dunque, come affermano gli organizzatori, hanno l’obiettivo di combattere “l’amnesia collettiva” montenegrina schiava di una stagione troppo lunga di crimini mai processati. Il movimento infatti non chiede solo le dimissioni del leader del paese ma accusa anche il Procuratore supremo Ivica Stanković e il Procuratore Capo responsabile per il crimine organizzato Milivoje Katnić. Entrambi sono accusati non solo di ignorare le prove contro il presidente, ma anche di coprire i traffici connessi al suo partito e ai suoi fedelissimi.

Đukanović ha tuttavia ribadito con forza la sua intenzione di rimanere al proprio posto nonostante la richiesta di dimissioni. “Non intendo dimettermi – ha detto – anche se questo è ovviamente l’aspettativa di una parte del pubblico dominata dai miei avversari politici“. Ha infine ribadito di non avere legami con gli spostamenti di soldi in favore del suo partito.

Il Montenegro, che ha come obiettivo l’adesione all’Unione europea, dovrà quanto prima fare i conti con la fitta rete di crimine organizzato che si dipana nel suo territorio. La voglia di cambiamento, dormiente da quasi vent’anni, ha ricevuto nuova spinta grazie alle rivelazioni degli ultimi mesi, uscendo da un bozzolo di incertezza alla vista delle prove fornite da un ex fedelissimo del leader. Solo il futuro, tuttavia, svelerà se il grido “Resistere” udito alla manifestazione di sabato si trasformerà in un più propulsivo “Cambiare”.

Photo credits © European Union 2018 – European Parliament

Chi è Gabriele Gatti

Nato a Reggio Emilia nel 1996, lavora come reporter free-lance in Serbia, Bosnia Erzegovina, Croazia, Grecia e Ucraina.

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