SERBIA: A un anno dall’omicidio di Oliver Ivanovic, ancora nessuna giustizia

E’ passato un anno esatto dall’omicidio di Oliver Ivanović, uno dei leader dei serbi del Kosovo, e i suoi responsabili non sono stati ancora individuati. In ricordo di Ivanović, parenti, amici e compagni di partito si sono riuniti a Nord Mitrovica davanti alla sede del suo partito, “Srbija, pravda, demokratija”, luogo in cui Ivanović si stava recando al momento dell’omicidio. Anche i cittadini di Belgrado hanno reso omaggio al politico serbo-kosovaro, nell’ambito delle proteste antigovernative organizzate nelle ultime settimane. E alle 18 di oggi, nella capitale serba, si terrà una marcia in ricordo di Ivanović.

Un anno di indagini

Le indagini sull’omicidio di Ivanović hanno finora indicato numerosi sospetti provenienti da settori diversi della comunità serba del Kosovo. Al momento risultano in stato di arresto tre indiziati a seguito di una retata delle unità speciali della polizia kosovara avvenuta a Nord Mitrovica lo scorso 23 novembre. Il fermo ha coinvolto due poliziotti, Dragiša Marković e Nedjelko Spasojević, e Marko Rosić, un tifoso appartenente al locale fan club del Partizan Belgrado.

Agli inizi di gennaio 2019 la corte d’appello di Pristina ha poi esteso la durata della custodia cautelare fino al 23 febbraio per i tre serbo-kosovari. Nell’elenco dei sospettati, però, c’è soprattutto Milan Radoičić, uomo d’affari serbo-kosovaro e vicepresidente di Srpska lista, il principale partito politico serbo del Kosovo, da sempre strettamente collegato al governo di Belgrado.

Le impressioni di Ivanović

A differenza degli altri tre accusati, Radoičić è riuscito a evitare l’arresto rifugiandosi in Serbia, paese verso cui Pristina ha già emesso un mandato d’arresto. In un’intervista rilasciata al portale Balkan Insight pochi mesi prima del suo omicidio, Oliver Ivanović menzionava proprio Radoičić come una figura centrale nel sistema informale di potere che detiene il reale controllo sulle municipalità kosovare a maggioranza serba.

Ivanović nell’intervista si era inoltre detto preoccupato che Radoičić fosse riconosciuto da Belgrado come un esempio di chi si batte per la sopravvivenza dei serbi in Kosovo. Va ricordato che Ivanović era entrato da tempo in rotta di collisione con il governo di Belgrado denunciando il clima di tensioni e minacce che si era creato già durante le elezioni locali kosovare del 2017.

Nel frattempo, il presidente Aleksandar Vučić ha negato ogni accusa, sostenendo che Radoičić non avrebbe preso parte all’omicidio di Ivanović. A provarlo sarebbero infatti un interrogatorio e un esame poligrafico effettuati dalla polizia serba al momento dell’arrivo a Belgrado del vicepresidente di Srpska lista. Secondo Vučić il governo di Pristina avrebbe tentato di incastrare Radoičić in quanto principale difensore dei serbi del Kosovo, cercando persino la sua uccisione.

Le autorità kosovare non hanno tardato a esprimere il proprio giudizio in merito alla vicenda. Per il presidente del Kosovo Hashim Thaçi i “maggiori sospettati dell’assassinio di Ivanović si troverebbero a Belgrado e le autorità serbe dovrebbero consegnare queste figure alla giustizia”. Mentre il premier kosovaro Ramush Haradinaj ha precisato che il caso dell’omicidio di Ivanović non si potrà risolvere velocemente senza la cooperazione della Serbia. Secondo alcune speculazioni, Haradinaj avrebbe in realtà un rapporto ambiguo con Radoičić, come dimostrato da un incontro ufficiale tra i due, lo scorso luglio a Nord Mitrovica. Per il premier Haradinaj sarebbe infatti essenziale preservare il supporto ricevuto dai rappresentati di Srpska lista alla coalizione di governo.

Le manifestazioni di Belgrado

Mentre le indagini vanno avanti, sono diverse le voci critiche nella società civile serba e kosovara a chiedere l’individuazione dei responsabili dell’omicidio di Ivanović. Il clima è particolarmente teso a Belgrado, dove a seguito del pestaggio del politico di opposizione Borko Stefanović si sono tenute diverse manifestazioni di protesta nel corso delle ultime settimane, sotto lo slogan “Stop alle camicie insanguinate”, nonché “1 di 5 milioni” – in riferimento a quando Vučić disse che non avrebbe ascoltato le richieste dei manifestanti nemmeno se fossero cinque milioni. Il corteo di oggi prenderà simbolicamente il nome di “il primo di 5 milioni”, alludendo a come Ivanović si schierasse in opposizione all’attuale governo serbo.

I manifestanti, che danno voce ad un crescente malcontento per la gestione autocratica del potere da parte del Partito Progressista Serbo guidato dal presidente serbo Aleksandar Vučić e per la scarsa copertura dei media del paese rispetto alle manifestazioni, hanno più volte sottolineato la necessità di fare luce sull’assassinio di Ivanović e sui rapporti tra Vučić e Radoičić.

Un quadro confuso

Dalle indagini sull’omicidio di Oliver Ivanović emerge al momento un quadro estremamente confuso. Nonostante siano state avanzate diverse ipotesi sui responsabili dell’assassinio non sono stati ancora trovati i mandanti. A complicare lo scenario è poi il gioco di accuse tra Kosovo e Serbia che rappresenta un ostacolo ulteriore per le analisi giudiziarie.

Quello che invece sembra essere fortemente sostenuto dalla società civile è il desiderio di giungere al più presto alla verità sul caso Ivanović. A tal riguardo, le iniziative in memoria del politico serbo-kosovaro rappresentano un monito affinché episodi del genere non diventino una prassi consolidata nella politica balcanica.

 

Foto: European Pressphoto Agency

Chi è Angelo Massaro

Nato a Napoli, ha conseguito la Laurea Magistrale in Studi Interdisciplinari sull'Europa orientale (MIREES) presso l'Università Di Bologna. Per East Journal si occupa prevalentemente dell'area balcanica.

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