Note dall’esilio: Georgia, Siria e musica sinfonica

Sconvolgimenti politici segnano la vita di nazioni, popoli e singoli individui, e possono spingere all’emigrazione, se non alla fuga dal proprio paese per cercare salvezza altrove. Milioni di persone sono accomunate da quest’esperienza traumatica, e fortunatamente a volte talenti particolari permettono di rifarsi un’esistenza. Come nel caso dei musicisti sinfonici. In Germania, due orchestre nate in epoche diverse ma segnate entrambe da guerre civili, hanno fatto della loro provenienza un biglietto da visita per reinventarsi nella nuova patria.

Un biglietto di sola andata da Tbilisi a Ingolstadt

Nata a Tbilisi nel 1964 sotto l’egida statale, l’attuale Orchestra da Camera Georgiana di Ingolstadt (GKO) vide il suo destino cambiare radicalmente con il crollo dell’Unione Sovietica. Dopo la partecipazione nel 1990 ad un festival in Germania, l’intera orchestra, allora diretta dalla famosa violinista Liana Isakadze, fece richiesta d’asilo nel paese ospite. Motivo della decisione furono i prodromi della guerra civile in Georgia.

Con la sua politica di “georgizzazione” del paese, Gamsakurdia veniva eletto nello stesso anno mentre le tensioni con le minoranze secessioniste di Abkhazia e Ossezia del sud sfociavano in veri e propri conflitti armati. Un anno dopo la dipartita dell’orchestra, la Georgia veniva dichiarata indipendente, gli scontri a Tbilisi si intensificavano con la conseguente fuga a dicembre del presidente in Armenia. La guerra civile terminava nel giugno del 1992 con il fallito colpo di stato di Gamsakurdia e con la presa del potere di Shervarnadze, segretario del partito comunista georgiano vicino a Mosca, rovesciato poi nel 2003 con la cosiddetta Rivoluzione delle Rose.

Con l’aiuto di musicisti tedeschi e dell’Audi, l’orchestra georgiana fece di Ingolstadt, in Baviera, la sua nuova patria. Il loro contributo alla vita culturale locale è divenuto fondamentale e tra i più apprezzati, e la doppia appartenenza geografico-culturale del nome si riflette anche nel repertorio. Il suo giovane direttore Ruben Gazarian, armeno di nascita, sottolinea come ancora oggi tutti i membri condividono la stessa formazione musicale e provengono da Paesi dell’ex area URSS. Quest’ultimo aspetto influenza il loro inconfondibile stile romantico, dando vita ad un suono profondo caratteristico delle orchestre di era sovietica.

Nel 2016 il collettivo teatrale indipendente Werkgruppe 2 ha portato in scena la storia particolare di quest’orchestra con lo spettacolo “I Georgiani”. Il progetto, una sorta di musical-documentario a cui hanno partecipato anche alcuni membri dell’orchestra, indaga le esperienze dei singoli musicisti e il ruolo della musica nel processo d’integrazione in un nuovo paese.

Cambiare l’immagine della Siria

Nel 2013 il contrabbassista Raed Jazbeh ottiene lo status di rifugiato in Germania. Due anni dopo, rintracciando tramite Facebook vecchi compagni di studio presso l’Istituto Superiore di Musica di Damasco, dà vita all’Orchestra Filarmonica di Espatriati Siriani (SEPO), i cui membri vivono stanziati in vari Paesi dell’Unione Europea.

Dopo il loro primo concerto a Brema a settembre del 2015, con i musicisti ospitati da famiglie locali per il periodo delle prove, la SEPO anche nella sua formazione ristretta come quintetto d’archi si è esibita in varie sedi, Commissione Europea compresa. Il repertorio proposto è classico, prevalentemente di compositori siriani, inclusi pezzi del patrimonio culturale orientale e di musica contemporanea reinterpretati in chiave sinfonica. Tra le loro recenti performance la collaborazione con l’orchestra statale di Atene l’8 aprile 2017, nell’ambito del progetto dell’artista Ross Birrell per documenta 14. Per l’occasione è stata eseguita “Sinfonia delle canzoni tristi” del compositore polacco Henryk Mikołaj Górecki, un’opera che parla di sentimenti quali impotenza, separazione e perdita vissuti da genitori e bambini come conseguenza della guerra.

L’orchestra, come sottolineato dal fagottista Ahmed Qafour, intende promuove un’immagine diversa della Siria: non solo paese dilaniato dal conflitto, ma anche culla di cultura. La musica diviene inoltre all’interno della SEPO un luogo simbolico di unione e cooperazione tra gli stessi musicisti, facendo convivere diverse visioni politiche sulla Siria, con voci pro e contro Assad.

Musica come dialogo interculturale

Le esperienze della SEPO e dalla GKO sono particolari, ma con intenti simili di celebrare sincretismi culturali, la convivenza e il dialogo pacifico tra popoli ce ne sono molte. A partire dalla nostrana Orchestra di Piazza Vittorio fino al Refugee Orchestra Project di New York creato da Lidiya Yankovskaya, figlia di rifugiati russi negli Stati Uniti. Passando per la famosa Divan Orchestra voluta da Said e Barenboim, o la storica Palestine Orchestra fondata nel 1936 dal polacco Bronislaw Huberman con musicisti ebrei da tutta Europa strappati agli orrori del nazismo, e diretta anche da Toscanini. E allora, musica maestro!

Foto: GOK, © Petra Schweiger

Chi è Francesca La Vigna

Dopo la laurea in Cooperazione e Sviluppo presso La Sapienza di Roma emigra a Berlino nel 2009. Si occupa per anni di progettazione in ambito culturale e di formazione, e scopre il fascino dell'Europa centro-orientale. Da sempre appassionata di arte, si rimette sui libri e nel 2017 ottiene un master in Management della Cultura dall'Università Viadrina di Francoforte (Oder). Per East Journal scrive di argomenti culturali a tutto tondo.

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