SLOVENIA: Equiparate le unioni civili al matrimonio tradizionale

Da venerdì 24 febbraio in Slovenia le unioni civili hanno lo stesso valore e diritti del matrimonio tradizionale. Un traguardo salutato dalle autorità come “un passo importante verso la formazione di una società inclusiva dove le persone godano degli stessi diritti.” Il ruolo di apripista è toccato a Maribor: una coppia lesbica è convolata a nozze già il giorno seguente.

A meno di due settimane di distanza dall’attentato ad un locale LGBT nella vicina Croazia, l’ex repubblica jugoslava diventa così il primo stato post-comunista a equiparare il matrimonio gay a quello tradizionale. Il faticoso percorso di approvazione di questa normativa, tuttavia, ha ridimensionato la proposta iniziale.

Unioni civili sì

Nonostante la Slovenia si sia sempre distinta per un approccio liberale alle tematiche LGBT, il cammino di questa legge è stato un calvario. Se sulla spinta dell’accesso all’UE nel 2004, il diritto alle unioni civili era stato approvato già nel 2005, l’afflato progressista si era presto esaurito. In un primo referendum consultivo nel 2012 il 55% della popolazione si era espressa contro l’introduzione del matrimonio gay. 

Quando, tre anni dopo, il parlamento sloveno aveva approvato con un ampia maggioranza (51 a favore, 28 contrari e 5 astenuti) l’estensione dei diritti derivati dalle unioni civili erano esplose le polemiche. Il testo conteneva anche l’introduzione del matrimonio gay, un emendamento proposto del partito di opposizione Sinistra Unita e sostenuto anche dalla maggioranza socialista di Miro Cerar.

Matrimonio no 

Il centro-destra, paventando l’imminente legalizzazione del “matrimonio poligamo e di quello tra uomo e bestie,” aveva allora invocato un referendum per impedire la ratificazione della normativa da parte del presidente della Repubblica, Borut Pahor. Sebbene, come ricorda l’associazione Legebitra, la costituzione slovena proibisca referendum su questioni di diritti umani, la Corta Costituzionale aveva accordato il proprio nulla osta. Un alto tasso di astensione (36%) aveva permesso al fronte abrogazionista di vincere un sonoro 63.3% al referendum indetto a fine 2015, un risultato bollato come “vergognoso” da Tanja Fajon, vice-presidente della commissione LGBTQI al Parlamento Europeo. Le autorità slovene si erano quindi impegnate a proporre una normativa meno ambiziosa.

Rispetto al testo rifiutato dal voto popolare, dalla legge approvata Il 20 aprile scorso dal Parlamento sono stati allora esclusi i diritti all’adozione ed alla riproduzione assistita  per le coppie omosessuali. La parificazione giuridica tra unioni civili e matrimonio tradizionale è stata invece mantenuta.

L’Unione è civile? 

La sensibilità popolare al tema ha finora scongiurato un’azione incisiva da parte delle autorità UE, che hanno optato per dare indicazioni in maniera indiretta, come mostrano alcuni esempi. Nella direttiva sul diritto dei cittadini UE e dei loro familiari a muoversi e abitare liberamente entro i confini dell’Unione Europea, si specifica che “familiare” può anche significare “partner in un’unione civile.” E nel 2013 la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha ribadito che le aziende non possono discriminare tra matrimonio ed unione civile nell’assegnare privilegi ai propri dipendenti.

Nonostante l’uguaglianza tra generi sia riconosciuta come diritto fondamentale e l’articolo 10 del Trattato fondativo impegni l’Unione a combattere le discriminazioni dovute all’orientamento sessuale, il quadro in materia rimane ancora eterogeneo. Dei 13 nuovi stati membri entrati nell’Unione tra il 2004 ed il 2013, la metà non riconosce ancora alcuna forma di legittimità alle coppie dello stesso sesso.

Foto: Parada Ponosa 2015 © Ljubljana Pride

Chi è Simone Benazzo

Triennale in Comunicazione, magistrale in Scienze Internazionali, ora studia al Collegio d'Europa, a Varsavia.

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