UCRAINA: Vietate le pubblicazioni russe “anti-ucraine”

Mentre nel Donbass la tensione tra Russia e Ucraina segue un percorso altalenante, riaccendendosi periodicamente, la “guerra fredda” tra i due paesi non si ferma mai. Ora anche sul piano culturale. L’ultimo atto di questa guerra di nervi risale all’8 settembre scorso, quando il Consiglio dei ministri ucraino ha proposto un disegno di legge che vieta la diffusione nel Paese di qualsiasi pubblicazione russa dai contenuti “anti-ucraini”. Il Vice-Primo Ministro ucraino, Vyacheslav Kyrylenko, si è dichiarato fiducioso nell’approvazione del disegno di legge entro la fine dell’anno. Il Kharkiv Human Rights Protection Group, associazione ucraina per la difesa dei diritti umani, che ha per prima riportato la notizia, ha giudicato la proposta “alquanto radicale nel suo scopo e pericolosamente troppo vaga”.

Il testo della legge

Gli attivisti contestano in particolare la formulazione – secondo loro poco chiara e ambigua – di alcuni articoli della legge proposta dal governo. Si prevede, innanzitutto, che un consiglio di esperti bandirà i testi accusati di “propaganda di organi di uno Stato aggressore o la divulgazione delle azioni specifiche di questi organi che creino un’immagine positiva dei lavoratori dipendenti dello Stato aggressore e degli impiegati degli organismi di sicurezza dello Stato sovietico”. Inoltre saranno proibiti i libri che “giustificano o dichiarano come legittima l’occupazione del territorio ucraino”. Per “stato aggressore” si sottintende la Federazione Russa.

Salvaguardia dei cittadini o censura?

Questa proposta di legge risulta essere in linea con il divieto di diffusione nel Paese di 38 libri russi, approvato nel 2015. Già allora ci si era appellati alla necessità di “salvaguardare i cittadini ucraini contro l’uso di metodi di guerra dell’informazione e disinformazione e contro la diffusione delle ideologie di odio, fascismo, xenofobia e separatismo”.

Se, in effetti, esiste una propaganda russa mistificatrice della verità su quanto accaduto e se è importante smentire le bugie di Vladimir Putin e dei suoi sostenitori, d’altra parte, una formulazione così vaga della legge potrebbe far accusare – e a ragione – il governo ucraino di censura, dichiarano gli attivisti del Kharkiv Human Rights Group.

I dubbi sollevati sono tanti. Per esempio: sarebbe vietata l’importazione di libri russi, riviste e giornali che considerano la Crimea “occupata” come russa? Oppure, sarebbero bandite le pubblicazioni che dipingono la Russia positivamente quando le sue azioni non hanno nulla a che fare con l’Ucraina? Perché vietare i libri “anti-ucraini” russi e permettere la lettura di altri libri “anti-ucraini” magari pubblicati in altri Stati? E soprattutto chi andrebbe a giudicare i contenuti “anti-ucraini”? E ancora, quale contenuto può essere giudicato “anti-ucraino”?

Inoltre, la censura – considerando che qualsiasi contenuto è ormai accessibile online – potrebbe non funzionare e, anzi, spesso, vietare un libro è il modo migliore per suscitare curiosità nei suoi confronti. Allora, forse, sarebbe meglio lasciare ai cittadini la libertà di giudicare da soli quanto è vero e quanto è mistificatore un testo.

Foto: @poroshenko 

Chi è Sophie Tavernese

Giornalista professionista, si occupa per East Journal delle aree geopolitiche di Russia e Medio Oriente. Curatrice del travel blog sophienvoyage.it. Ha collaborato con Euronews, La Stampa, Coscienza & Libertà, Gazzetta Matin. Si è specializzata in giornalismo radio-televisivo alla Scuola di Perugia. Nata ad Aosta, vive a Courmayeur. Si è laureata in Archeologia e Storia dell'Arte all'Università Cattolica di Milano.

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