REP. CECA: Il principe Schwarzenberg tra gli affaristi a stelle e strisce

di Gabriele Merlini

Alcuni recenti siparietti in contesti piuttosto prestigiosi (cit. il G8 a Deauville, ma la lista serebbe lunga) inducono alla riflessione su quanto possa essere utile una decorosa rappresentanza estera, vale a dire tizi in grado di non farti scomparire quanto li spedisci in giro a fare le tue veci. La nobile tradizione diplomatica centro-europea pone le proprie radici nel contesto storico dell’area, per millenni punto di contatto tra diversissime suggestioni: popoli, culture, interessi, ricchezze, odi e velleità di conquista più o meno spietate. Un nome su tutti, sia mai possa interessare, l’esportabilissimo Tomáš Masaryk. Elementi imprescindibili per apparire degni di fiducia o interlocutori potenzialmente validi con controparti redditizie o basilari sul piano strategico: Stati Uniti, ovvio. Ma non solo.
Ecco come mai, al netto dei risultati che otterrà -conseguenti elementi per certa misura non rapportabili al suo operato- il principe Karl Johannes Nepomuk Josef Norbert Friedrich Antonius Wratislaw Mena Fürst zu Schwarzenberg si rivela ogni volta una buona carta da giocare per la Repubblica Ceca. Non a caso inamovibile Ministro degli Esteri nei governi Topolánek e Nečas. Da qui il motivo per cui gli è stato organizzato un bel weekend negli USA con al seguito nutrito gruppetto di affaristi cechi in rappresentanza di faccende tra loro diversissime: industria cinematografica, industria del nucleare, finanza e altro. Principali tappe del tour San Francisco, Los Angeles, Washington, New York ma soprattutto il Texas, stato cardine per l’economia statunitense e assieme l’ultimo posto sulla faccia della terra nel quale sogneresti di trovare uno come Schwarzenberg.
Mansione indicata dalla coppia Nečas-Klaus, presentare le molteplici opportunità di investimento per gli USA in suolo boemo e moravo, più altre opzioni di cooperazione. Dall’agenzia di stampa ceca České noviny i dettagli dell’agenda di Schwarzenberg: ad un occhio poco attento qualcosa di simile al resoconto di un viaggio di quindici anni.
Bilaterale con il corrispettivo Hillay Clinton, serata di polka (danza per alcuni ceca, per altri polacca, per altri ungherese) a Ennis, quindi l’incontro con i compatrioti di stanza a Forth Worth Texas, detta anche Cowtown. Meeting a tema nucleare nel quale si tirerà probabilmente in ballo l’argomento della centrale di Temelin (ne abbiamo parlato qui) e firma su un trattato di cooperazione USA-CZ. Seminario riguardante le nuove tecnologie a San Francisco e forse rendez-vous con l’ex segretario di stato risalente all’era Bush Junior, Condoleeza Rice. Due chiacchiere con il sindaco di Los Angeles, Antonio Villaraigosa, e consequenziali squali hollywoodiani con i quali dibattere di show-business e investimenti. Visita ad alcuni membri del congresso statunitense e Zbigniev Brzeziński, super-esperto di politica internazionale in riferimento ai rapporti con l’Unione Sovietica. Conferenza per i sessant’anni della emittente americana con sede a Praga su Vinohradská Radio Free Europe, poi incontro con il boss della camera di commercio Thomas Donohue e ritorno a casa.
Qualche riga di bio essenziale per una corretta contestualizzazione delle dinamiche: Karel Schwarzenberg ha circa settantacinque anni, un eccellente pedigree diplomatico e, come inquadra un esponente politico americano, capita raramente che gli descriva le oscure dinamiche dei giudici comunisti della Repubblica Ceca (sport dal quale si è astenuto anche il più colorito presidente della Repubblica Ceca Václav Klaus, che proprio Obama ha incontrato a Varsavia per il meeting dei capi di stato dei paesi centro-europei* traendone l’impressione che nessuno a Washington stia dimenticandosi della vecchia Mitteleuropa, non solo trattandola come luogo da riempire di caccia F16 e C130, o batterie d’intercettatori.)

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