GEORGIA ELEZIONI: Si vota per il rinnovo del parlamento, all’ombra di Russia e UE

È in pieno svolgimento la campagna elettorale per le elezioni parlamentari georgiane di domani (8 ottobre). La tornata elettorale definirà i 150 membri del parlamento e in conseguenza la composizione del nuovo governo per i prossimi quattro anni. Si vota con un sistema elettorale misto. Settantasette seggi sono assegnati su base proporzionale, 73 su base maggioritaria.

Ben 25 partiti e 6 coalizioni sono in lizza, mentre la Commissione elettorale centrale ha respinto la candidatura di altre 28 entità politiche.

Secondo i sondaggi, i principali contendenti sono l’attuale coalizione di governo del Sogno Georgiano (“kartuli otsneba”), che nelle ultime elezioni ha ottenuto 85 seggi con il 55% delle preferenze, il quale sarebbe lievemente in vantaggio sul Movimento Nazionale Unito (“ertiani natsionaluri modzraoba”) dell’ex presidente (fino al 2013) Michail Saakashvili, che nel 2012 ha ottenuto 65 seggi con il 40% dei voti. Inoltre, diversamente da quanto avvenuto dopo le elezioni del 2012, i sondaggi fanno pensare che il partito che prevarrà ai seggi avrà comunque necessità di allearsi con la terza forza in campo per formare il governo. I principali outsider sono il Partito dei Democratici Liberi dell’ex ministro degli esteri Irakli Alasania, la coalizione Stato alle Persone, guidata dal noto cantante lirico Paata Burchuladze, il Partito Laburista, la coalizione Alleanza dei Patrioti e il Movimento Democratico dell’ esponente politica di lungo corso, Nino Burjanadze. Per ogni partito la soglia di sbarramento da superare per poter entrare in parlamento è del 5%.

QUI LA LISTA COMPLETA DEI PARTITI  

Al clima relativamente calmo che ha caratterizzato i primi mesi della campagna elettorale si è contrapposta la tensione crescente registrata nelle ultime settimane, come di solito accade nel paese caucasico prima di ogni elezione. Se le due risse televisive tra candidati avversari nel giro di pochi giorni, possono rientrare nell’ordine naturale delle cose, ben più grave è quanto avvenuto nel corso dell’ultima settimana. In primis, l’esposizione, in diretta televisiva, ad una settimana dal voto, di un’intercettazione telefonica (di dubbia autenticità) in cui Saakashvili e un membro del suo partito parlavano dell’organizzazione di una rivoluzione nel caso di una sconfitta elettorale. Ma ad esacerbare definitivamente la situazione, creando un clima di sospetto e accuse reciproche tra i partiti, è stata, soprattutto, l’esplosione (ad opera di ignoti), in pieno centro a Tbilisi, della macchina di uno dei membri del Movimento Nazionale Unito, lo scorso 4 ottobre.

Per quanto riguarda la proposta politica, gli affari esteri, come spesso accade in Georgia, hanno giocato un ruolo rilevante nella campagna elettorale. L’europeismo e l’atlantismo sono all’ordine del giorno dei due principali partiti e di quello di Alasania; in questo campo, il Sogno Georgiano, può giovare dall’avere ottenuto, a tre giorni dal voto, un parziale via libera dall’Unione Europea per la tanto agognata liberalizzazione dal regime di visti per l’area Shengen per i cittadini georgiani. Al contempo, altre entità politiche, in particolare la Burjanadze, sostengono la necessità di un riavvicinamento alla Russia, puntando in particolare a sfruttare la nostalgia dei tempi sovietici delle vecchie generazioni e gli interessi di alcuni gruppi economici (ad esempio, gli agricoltori).

L’importanza di questa tornata elettorale trascende il suo risultato. Infatti, se la vittoria del Sogno Georgiano nel 2012 ha sancito la prima transizione di potere nel paese tramite elezioni, sarà interessante capire se le elezioni competitive sono effettivamente diventate la norma nel definire l’alternanza di potere nel paese; inoltre, nel caso in cui sarà necessario costituire una coalizione per formare un nuovo governo, si avrebbe un importante banco di prova per i diversi partiti minori, che potranno imparare a cooperare nel corso della legislatura invece di combattersi tra loro.

Immagine: Aleksej Tilman

Chi è Aleksej Tilman

È nato nel 1991 a Milano dove ha studiato relazioni internazionali all'Università statale. Ha vissuto due anni a Tbilisi, lavorando e specializzandosi sulle dinamiche politiche e sociali dell'area caucasica all'Università Ivane Javakhishvili. Al momento risiede a Vienna. Parla inglese, russo e conosce basi di georgiano e francese.

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