BASKET: Il ritiro di Kaukėnas, piccolo grande lituano

Ha ufficialmente appeso le scarpe al chiodo Rimantas Kaukėnas, cestista lituano in forza alla Pallacanestro Reggiana durante l’ultima stagione. Non un atleta come gli altri, non un semplice campione. Un vero e proprio esempio per tenacia e passione, dentro e fuori dai parquet.

Una vita dedicata alla pallacanestro, fin da quando aveva sette anni. «In inverno dovevo camminare due ore in mezzo alla neve per andare ad allenarmi nel centro di Vilnius», ha raccontato circa un anno fa il cestista in un’intervista alla Gazzetta di Reggio. «Allora i militari russi avevano bloccato la capitale e non c’erano autobus e le scuole erano spesso chiuse», ha proseguito Kaukėnas, aggiungendo che «il basket era l’unico modo per sentirsi vivi». Uno sport capace di unire un paese intero come per esempio nel 1992, quando la Lituania partecipò per la prima volta ai Giochi Olimpici come stato indipendente. «Avevo 15 anni e la guardai in TV», ha raccontato, «sopra tutti Sabonis, Marciulionis e Chomicius mostrarono al mondo che il basket era la nostra lingua e la nostra religione». Un’evento che è impossibile dimenticare anche a distanza di più di 20 anni: «Quando ci penso mi vengono ancora i brividi».

Kaukėnas è sposato con la svedese di origine serba Tanja Kostić, ex giocatrice di pallacanestro femminile, vincitrice dell’Eurolega nel 1998 con le francesi del Bourges Basket nonché comparsa in WNBA nel 1998 con le Cleveland Rockers e nel 2000 con le Utah Starzz. Poliglotta grazie ai suoi inglese, italiano e russo molto fluenti, Kaukėnas ha fondato la società benefica Rimantas Kaukėnas Charity Group con l’obiettivo di aiutare i bambini malati in Lituania. «In patria noi cestisti siamo molto popolari», ha dichiarato sempre nella suddetta intervista, «allora sfruttiamo la nostra immagine» per questa tipologia di iniziative.

Un atletismo fuori dal comune, che ha perfino portato i media nostrani a definirlo come “uomo bionico“. «Ogni anno che passa devo cercare di ascoltare di più il mio corpo e capire cosa sia meglio fare», ha dichiarato a marzo in occasione di un’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport, aggiungendo però un segreto. «È da quando ho 18 anni che fra luglio e agosto mi alleno con la nazionale lituana di decathlon», ha rivelato, «lavoriamo davvero come pazzi e ci sono giorni che ho talmente tanto dolore da non riuscire nemmeno a stare seduto». Pietro Aradori, suo compagno durante questa stagione e ai tempi di Siena, nel suo personale saluto su Facebook al lituano ha raccontato anche un aneddoto risalente al 2009, quando a Cremona i medici dissero a Kaukėnas che la sua stagione era finita a causa di un brutto infortunio. «Ti dicevano stagione finita», ha raccontato il cestista bresciano, «ma a febbraio facevi già 50 km in bicicletta per i colli senesi».

Una carriera cominciata negli States. Prima un’esperienza nella palla a spicchi collegiale, poi quattro stagioni con la “canotta” dei Seton Hall Pirates, squadra della Seton Hall University, situata in New Jersey. In seguito, a 23 anni Kaukėnas fu messo sotto contratto dagli israeliani dell’Hapoel Galil Elyon e poi dai lituani del Lietuvos Rytas, nella sua Vilnius. Continuò a girovagare per l’Europa per altre due stagioni, tra i belgi dell’Oostende e i tedeschi della Telekom Bonn, prima di raggiungere quella che diventerà la sua seconda patria, ovvero il Bel Paese.

Dopo essersi messo in luce a Cantù, fu Siena ad accoglierlo a braccia aperte. Un rapporto, quello con la città toscana, che ha portato il lituano alla piena maturità e la società a poter contare su un professionista esemplare, protagonista di una serie di successi difficilmente replicabile. Tre Coppe Italia, quattro Supercoppe Italiane e cinque scudetti in soli sette anni tra il 2005 ed il 2012, interrotti solo da un fugace trasferimento stagionale al Real Madrid. Un legame indissolubile concretizzato anche dal ritiro della “canotta” numero 13, ritirata dalla società nel 2009 prima del suo passaggio con i Blancos, quando non si poteva ancora prevedere un così rapido ritorno.

Forse sazio di successi, nel 2012 decise di tornare in patria laureandosi per la seconda volta come campione di Lituania, questa volta con lo Žalgiris Kaunas. Neanche il tempo di festeggiare e Kaukėnas era già su un aereo diretto nei Paesi Baschi, ma solo temporaneamente. Troppo forte la nostalgia per il Bel Paese durante la sua esperienza con il Saski Baskonia, una situazione che lo porterà alla scelta che probabilmente gli ha allungato la carriera: abbracciare un progetto ambizioso come quello della Pallacanestro Reggiana.

Un’avventura durata tre stagioni sotto la guida di coach Massimiliano Menetti. Eliminazione al primo turno dei playoff proprio contro Siena al primo anno a Reggio Emilia, mentre due finali raggiunte senza riuscire a conquistare lo scudetto nelle successive due annate. Pazzesca la serie finale del 2014 contro la Dinamo Sassari, nella quale i reggiani erano passati per due volte in vantaggio venendo però sconfitti in casa al PalaBigi al termine di gara-7. Più prevedibile, invece, la sconfitta al termine di questa stagione, contro un’Olimpia Milano che era oggettivamente destinata a vincere. Due occasioni sfumate, in cui Reggio avrebbe potuto conquistare il primo scudetto della sua storia. Indelebile la sua immagine in lacrime a 39 anni dopo la vittoria decisiva delle Scarpette Rosse.

Troppo forte probabilmente la seconda delusione consecutiva. Così, dopo l’addio dell’amico, compagno di squadra e connazionale Darjuš Lavrinovič, il lituano Rimantas Kaukėnas ha deciso di dire addio al parquet, affidando l’annuncio ad una lettera pubblicata sulla sua pagina Facebook ufficiale. «Il Basket ha dato a me, alla mia famiglia ed ai miei amici un’educazione straordinaria e ci ha fatto comprendere ed apprendere i veri valori della famiglia», si legge, «donandomi straordinarie lezioni di vita e regalandomi la gioia delle vittorie e la tristezza delle sconfitte». «Ho preso questa complicata decisione per la combinazione di diversi fattori», aggiunge, «ma principalmente per motivi di salute». Troppo alto a 39 anni il rischio di infortuni, un rischio che avrebbe potuto anche danneggiare la sua squadra.

Probabilmente la decisione più difficile della sua vita. Una decisione razionale, figlia del professionismo che lo ha contraddistinto per più di 15 anni di carriera. Stagioni passate ad insegnare pallacanestro sui parquet italiani e non. Umiltà e professionalità: un cocktail lituano vincente.

Foto: balticbet.lt

Chi è Matteo Calautti

Studente genovese di Scienze Internazionali e Diplomatiche, nonché "minor" di pallacanestro. Appassionato di sport in ogni sua forma e colore. Esterofilo e curioso osservatore di politica e attualità. Tra le altre, collabora anche con Londra Italia, con la rivista di Ingegneria di Genova, con la trasmissione televisiva Dilettantissimo e con Io Gioco Pulito, l'inserto sportivo de Il Fatto Quotidiano. Infine, ha fondato anche Liguria a Spicchi ed Il Calcio Portoghese, portali web dedicati rispettivamente alla pallacanestro ligure ed al calcio in Portogallo.

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