GEORGIA: Niente relazioni con Mosca, la Russia rimane ancora un nemico

Le relazioni diplomatiche tra la Georgia e la Russia non verranno ripristinate né ora né in un prossimo futuro, almeno finché le cose non cambieranno. Questo è quanto affermato recentemente da Zurab Abashidze, inviato speciale per gli “affari russi” del primo ministro georgiano, secondo cui “il rinnovo dei rapporti diplomatici non è all’ordine del giorno e allo stato attuale non lo sarà”. Fino a quando lo scenario non cambierà, il governo di Tbilisi non sarà quindi disposto a provare a ricucire il conflittuale rapporto con Mosca, e secondo Abashidze “i colleghi russi sanno molto bene perché”.

La Georgia ruppe ogni legame con Mosca nel 2008, in seguito alla Seconda guerra in Ossezia del Sud, nel corso della quale i russi dopo aver liberato la regione dalle milizie georgiane arrivarono a spingersi fino alle porte di Tbilisi. Al termine del conflitto l’esercito di Mosca si ritirò solo parzialmente dalle zone occupate, attestandosi invece in Abkhazia e Ossezia del Sud, le due regioni secessioniste che il Cremlino riconobbe come repubbliche indipendenti, approfittandone per rafforzare la propria presenza in loco. La “Guerra dei cinque giorni”, come venne ribattezzata, costò alla Georgia la totale perdita dei due territori, il cui status è diventato da allora il principale motivo di scontro tra i due governi.

Nel 2012 la vittoria alle elezioni parlamentari del Sogno Georgiano, partito politico guidato dal miliardario Bidzina Ivanishvili, considerato amico di Putin, fece credere a molti che la Georgia avrebbe intrapreso un deciso cambio di rotta in politica estera, congelando il discorso dell’integrazione euro-atlantica per riavvicinarsi alla Russia. Le posizioni inconciliabili dei due paesi, soprattutto riguardo alle questioni di Abkhazia e Ossezia del Sud, hanno però reso finora impossibile qualsiasi forma di dialogo, e nonostante parte delle tensioni accumulatesi dal 2008 siano state stemperate, non è mai stato possibile stabilire un contatto costruttivo.

Al contrario, negli ultimi anni il Sogno Georgiano ha continuato a portare avanti il processo d’integrazione euro-atlantica tanto voluto da Saakashvili, arrivando a firmare nel novembre 2013 l’Accordo di Associazione con l’UE, entrato in vigore l’anno seguente, e ottenendo lo scorso dicembre il via libera da parte della Commissione europea per la liberalizzazione dei visti, che verrà attuata a partire dal 2016. Il progressivo avvicinamento di Tbilisi a Bruxelles ha quindi fugato ogni dubbio riguardo a quale strategia abbia deciso di seguire il paese caucasico in politica estera, allontanato ogni possibilità di riconciliazione con la Russia almeno nel breve periodo.

L’ennesimo avvicendamento al governo non ha modificato la linea politica portata avanti negli ultimi anni da Ivanishvili prima e da Garibashvili poi. Quello che il governo georgiano vorrebbe è che la Russia facesse un passo indietro riguardo alla questione delle due repubbliche separatiste. Gli ultimi accordi firmati con Abkhazia e Ossezia del Sud fanno però capire come Mosca non sia assolutamente intenzionata a ritrattare il riconoscimento delle due repubbliche o a diminuire la propria presenza militare nelle due regioni.

Quello che il Cremlino ha intenzione di fare è invece provare a integrare in maniera sempre maggiore i due territori a Mosca, favorendo gli scambi economici, aumentando i finanziamenti e creando forze armate comuni. Recentemente, il presidente de facto dell’Ossezia del Sud è addirittura arrivato a dichiarare che il suo paese sarebbe pronto a indire un referendum per l’annessione alla Russia. Continuando di questo passo, le relazioni tra Tbilisi e Mosca verranno quindi difficilmente ripristinate.

Chi è Emanuele Cassano

Ha studiato Scienze Internazionali, con specializzazione in Studi Europei. Per East Journal si occupa di Caucaso, regione a cui si dedica da anni e dove ha trascorso numerosi soggiorni di studio e ricerca. Dal 2016 collabora con la rivista Osservatorio Balcani e Caucaso.

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